Napul’è

Salve a tutti i pochi lettori che saranno rimasti di questo blog :) Da oggi ho deciso di rimuovere l’importazione automatica dei “sunti” degli articoli che scrivo sull’altro mio blog, al momento gestito più attivamente: Napul’è. Inizialmente avevo pensato fosse una buona idea per far conoscere il nuovo sito, e probabilmente lo è stata. Al momento, però, questa necessità non sussiste più e siccome il presente blog sembra essere stato penalizzato da Google (per motivi che ignoro), ogni collegamento al nuovo sito proveniente da qui ha un’alta probabilità di danneggiare la visibilità di Napul’è su Google. Pertanto, ho deciso di rimuovere anche tutti gli articoli che erano stati importati finora, in modo che non ci siano collegamenti entrati da qui al nuovo blog.

Be’, è tutto per ora. Vi saluto, sperando che alcuni di voi abbiano iniziato anche a seguire l’altro blog. Ogni tanto, qualcosa, sono sicuro, la scriverò anche qui!

Un saluto.

Berlusconi radice dei mali? Macché.

È da tempo che non parlo della politica “italiana”. Non mi interessa più nelle specifico. Il mio percorso di rieducazione storico-politica mi ha aperto gli occhi sulla verità di questo infimo paese chiamato Italia. Pur tuttavia, esso esiste e qualcosa va detto. E lo farò adattando un commento che ho usato, altrove, in una discussione.

Va detto che tutta l’informazione italiana è concentrata su Berlusconi, dimenticandosi praticamente di tutto il resto. Tutto il paese è concentrato a far passare Berlusconi come la radice di ogni male dell’Italia, così che quando questo non ci sarà più, si possa dire che il problema dell’Italia è risolto e ora bisogna solo ricostruire.

Ridicolo.

Pensare che Berlusconi è il problema è ridicolo. Berlusconi è solo una variabile impazzita di un sistema che è sempre stato lì. E il motivo per cui sta uscendo tutta ‘sta merda su di lui e perché Berlusconi va sostituito con qualcun altro che riesca a stare nelle fila e non usi il sistema per affari personali. Ma con «sistema» non indico niente di buono.

È bene ricordare che un errore molto comune, talvolta commesso di proposito, come nel caso di Grillo, poiché parte della sua propaganda politica, è prendersela con la classe politica, quando è la classe dirigente il vero problema (ovvero, le famiglie che detengono i poteri forti, principalmente banche, multinazionali, aziende di informazione). E c’è una bella differenza: la seconda muove i fili della prima e la fa variare secondo schemi sistematici affinché ne derivi un illusorio cambio della guardia. Uno studio più attento delle politiche portate avanti sin dai tempi della destra e della sinistra storiche vi rivelerà un pattern regolare che prescinde dal colore del partito al governo.

Sia chiaro, questo è un meccanismo tipico delle macro-nazioni dell’era capitalistica, non è dunque appannaggio dello stato italiano. Il poblema è che la classe dirigente italiana è una delle peggiori del pianeta, incapace di limitarsi a fare schifo “normalmente” come tutte le altre classe dirigenti capitalistiche: fa contemporaneamente schifo e ridere, essendo formata da una banda storica di incapaci.

Un’altra caratteristica tipica di quelle stesse macro-nazioni è l’utilizzo dell’informazione per la manipolazione delle masse. Quindi anche qui attenti a credere che il problema sia unicamente Berlusconi. Questi ha commesso l’errore di esporre troppo la sua persona a causa di problemi personali che poi sono quelli che l’hanno portato allo sbaraglio. Se così non fosse stato, il teatrino della falsa informazione sarebbe andato avanti indisturbato, come tornerà a essere prima o poi, dando l’illusione di informazione corretta e indipendente. Il problema, mi ripeto, è che Berlusconi ha dovuto usare queste armi per sé stesso in modo eccessivo, piuttosto che prevalentemente per il sistema. Esponendo quindi il meccanismo fin troppo chiaramente. In un’altra situazione, Berlusconi non sarebbe diverso da un Murdock qualunque.

L’informazione va sempre analizzata attentamente e a fondo, altrimenti si finisce coll’abboccare al sistema della mitizzazione della persona o del marchio, come accade oggi in Italia con Travaglio, o nel mondo, da tempo, con l’Economist. Entrambi colpevoli di cattiva informazione in diversi casi e per motivi a volte simile, a volte diversi. Travaglio, ad esempio, fa informazione povera e dubbia riguardo le emergenze rifiuti, o addirittura dice eresie assurde sulla questione palestinese, essendo filo-sionista. L’Economist propina pseudo-teorie sull’Euro come scelta giusta, quando è praticamente un’altra trovata delle banche per succhiare il sangue alle economie dei vari stati e togliere a questi un’altra porzione di sovranità laddove è più importante averla: sulla politica monetaria. O ancora, l’Economist analizza l’Italia come un’appendice di Berlusconi, cosa del tutto senza senso.

Ciò detto, faccio un salto indietro ai poteri forti italiani, per dire che anche Grillo e Di Pietro vi sono legati, attraverso la Casaleggio. E guarda caso la “politica” di Grillo si intreccia ripetutamente con la mission della Casaleggio o di suoi partner.

Una nota sull’editore di Grillo. La Casaleggio Associati è una società di Milano, il cui pioniere è un certo Gianroberto Casaleggio, che è riuscito nell’intento di convertire Grillo ad internet. La Casaleggio Associati, gestisce non solo l’immagine del Grillo, ma anche il sito di Antonio Di Pietro. L’azienda è nata con lo scopo di «sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale». Analizzando bene gli associati della Casaleggio, scopriamo che tutti hanno fatto parte di una azienda chiamata Webegg spa, controllata al 59% da IT Telecom spa, che, a sua volta, è controllata al 100% da Telecom Italia spa. Value partner Spa, società molto importante a livello nazionale, rileva circa il 70% della Webegg. Il restante 30% è della Finsiel che, a sua volta, è per l’80% controllata da Telecom Italia. Quindi i fondatori della Casaleggio lavoravano in una società della Telecom, più volte attaccata dal comico genovese. Se andiamo su http://www.beppegrillo.it/shareaction, ci rendiamo conto che egli vuole impossessarsi della Telecom a nome di tutti gli azionisti. Visti i precedenti dei suoi editori allora chi realmente vuole la società?

Come sempre le cose son ben più complesse di come le si vuole o riesce a vedere.

La metafora delle due merde

Stamattina mi son svegliato così. Con questa immagine per spiegare una cosa che ho in testa. Insomma, per chi ancora non l’avesse capito, io con la destra in sé non ho problemi. Non posso dire “sono di destra”, sarebbe falso. Ma alcuni dei principi che storicamente si collocano a destra, in verità, mi appartengono. Ma non divaghiamo. Dicevo, non ce l’ho con la destra, fintantoché non sia una destra di regime, come fu quella fascista in Italia. Valga lo stesso per la sinistra, come mai fu di regime in Italia, ma di sicuro fu tale altrove.

Il mio problema con la destra Italiana, tuttavia, esiste. Il motivo è semplice. Non è destra. È merda. Specialmente e soprattutto da quando c’è Berlusconi dentro. Poi aggiungi quei trogloditi della Lega, e quei servi dell’ex AN, ex MSI, ex, ex. Un mix che ha portato allo sfacelo culturale di un paese, al sovvertimento dei buoni principi, allo sradicamento dell’educazione e della legalità prima dalla vita pubblica (basta vedere come si scannano in TV) e, come conseguenza, dalla vita quotidiana dei singoli, con un processo di “legittimizzazione” a valanga che ha portato anche i più cretini a sentirsi colti, i più malfattori a sentirsi i padroni della società, e i più maleducati a prevalere sulle persone per bene.

Per carità, anche l’attuale sinistra Italiana è merda. Il PD, che raggruppa grossa parte della sinistra storica, è morto. Un partito senza criterio né identità. I piccoli partiti, fuoriuscite delle fuoriuscite delle fuoriuscite del PCI, parlano di realtà che non esistono. Sono lì fermi negli anni 60. A sinistra ne salvo pochi e nemmeno in tutto. IDV, per esempio, per l’onestà di dipingere il paese per quello che è: in crisi profonda e pieno di famiglie che muoiono di fame. E per la sua battaglia per la legalità [i "berlusconiani" lo attaccano, senza sapere che loro, stando a destra, dovrebbero essere i primi a professare la legalità. Ma appunto, dicevo, quella non è destra].

Tornando alle merde, il punto è che parliamo di due merde diverse. La merda di sinistra è una merda di quelle che trovi per strada e le calpesti per distrazione. Al massimo pulisci la scarpa. La merda di destra è paragonabile alla merda di uno stormo di pterodattili che continua, seguendoci, a volteggiare sulle nostre teste: cagano e non c’è verso di scansarsi.

Principio della proiezione

In senso psicanalitico, la proiezione è quell’operazione con la quale il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro (persona o cosa), sentimenti, desideri o qualità che sono suoi ma che egli non riconosce o rifiuta in sé.

Beh, in poche parole, è quello che fa Berlusconi tutti i giorni. Non avendo argomenti coi quali difendere le proprie azioni e i propri pensieri (e come mai potrebbe averli?), accusa incessantemente gli altri di qualcosa che in realtà ha fatto o sta facendo lui.

Esempio: «la sinistra mi odia!» (è lui in realtà a odiare tutti perché non lo lasciano delinquere in pace), o ancora «le TV e i giornali sono tutti comunisti!» (questa è facile «le TV e i giornali sono tutti miei!»).

Certo deve essere disarmante vedersi attaccare le proprie azioni e i propri pensieri in maniera decisa e inequivocabile. Tant’è che la gente che non regge la pressione inizia a sbroccare, a insultare, ad attaccare gli interlocutori, e poi — meccanismo della proiezione — ad accusarti di sbroccare, di insultare e di attaccare.

A quanto pare, leggendo qua e là, questo accade perché le persone ripongono tutto nei loro pensieri, tanto da tramutarli in convinzioni e credi, e facendole diventare l’unico sostegno della fiducia in sé stessi. Di conseguenza, attacchi e critiche violente ai propri pensieri mandano l’equilibrio psicologico a puttane, per usare termini poco scientifici.

Interessante, tanto quanto eccessivamente diffuso.

Ecco perché mai a Milano

O al Nord in generale. Intendo, andarci a lavorare. Ma andiamo per gradi, perché mi sa che questo articolo non sarà facile da buttar giù.

Due anni fa, più o meno, iniziavo a puntare verso l’estero, per andare via dall’Italia. Ma dentro di me, più che andare via dall’Italia, era andare via dalla mia città. Questo fu ancora più chiaro quando mi venne chiesto un paio di volte, all’estero: «Perché fuori dall’Italia? Perché non restare nel tuo paese, magari dove c’è più possibilità?»

E lo sappiamo, nel nostro paese “possibilità” fa rima con Nord. Ma il motivo non era perché «tanto l’Italia fa cagare tutta» (a causa del “momentaneo” fenomeno Berlusconi), quanto più «Because if I have to leave my city, then I’d rather prefer to go abroad, where I’d be less of stranger than if I went up north», pronunciato in quello che allora era un inglese molto stentato.

Queste mie reazioni hanno molto probabilmente radici lontane, in una adolescenza in cui mi son sempre sentito prima Napoletano, poi Italiano. In una realtà dove ho sempre silenziosamente sopportato il fardello di essere additato dall’intero paese come appartenente a una realtà geo-politica inferiore (perfino da una parte degli stessi Napoletani). Un’inferiorità che, per inciso, non ho mai fatto mia, né riconosciuto come regola generale di cui io potessi essere l’eccezione. Cresciuto imparando a conoscere e apprezzare la cultura propria di dove sono nato, e con l’orgoglio di appartenere alla terra a cui appartengo. Un orgoglio che, però, fino a pochissimo tempo fa, non sapevo esattamente come e da dove venisse fuori.

Oggi lo so. Oggi so che il mio essere convinto che il Sud venga mantenuto volutamente in stato di minorità non è soltanto una mia teoria, ma è la verità. Oggi conosco gli eventi che giustificano il mio orgoglio. Oggi so che se l’Italia è vista come “grande” nel mondo è, per molti versi, grazie al fatto che il Sud era così “grande”, 150 anni fa. Oggi so che il sistema messo in piedi 150 anni fa per sottomettere il Sud in una condizione eterna di minorità è tutt’oggi in funzione. Oggi so che la stragrande maggioranza dei soldi del paese vengono investiti al Nord. Oggi so che viene in pratica tolto (o mai dato) al Sud per dare al Nord. Oggi so che se bisogna tagliare qualcosa, viene tagliata prima e di più al Sud. Oggi so che persino i soldi delle mafie vengono tutti investiti al Nord, e a noi restano «camorra, pizza, e furmaggio salato» (cit. Pagherete Caro – 99 Posse). Oggi so perché lo stato non fa nulla per combattere le mafie, anzi. Tutt’altro. Oggi so che la secessione auspicata dalla Lega non è altro che la parte finale di un piano che dura da 150 anni. Oggi so che il Nord dall’emigrazione dei meridionali verso di esso e verso l’estero ci ha solo guadagnato. E ci continua a guadagnare.

Ecco perché, non andrò mai a lavorare al Nord Italia. Non mi presterò anche io ad esser pedina di un sistema votato a tenere in scacco la terra da cui provengo. Il mio lavoro non arricchirà mai il Nord Italia. Se mai potrò, accadrà esattamente il contrario.

E badate bene, qui non si tratta di razzismo, di un sentimento separatista uguale ed opposto a quello Leghista, o di odio verso gli Italiani del Nord. Si tratta di giustizia. Quella che il Sud Italia non conosce da 150 anni a questa parte.

Cucù

Lo so, non trovo pace. Ma ho guardato il blog con tutti quei post provenienti da Facebook. Non mi piaceva. Troppo incasinato. Così ho rimosso tutti i link FB importati nel blog.

Per gli interessati, ricordo sempre che il mio Lifestream giace qui.

Ah, e Buone Feste a tutti!

Come non detto

Sperando che nessuno abbia ancora cancellato il feed di questo blog dal mio proprio feedreader, vi scrivo per annunciarvi che ho deciso di cambiare lo status di questo blog da chiuso ad aperto via Facebook. Vediamo cosa vuol dire.

Facebook WordPress

In pratica, io sono attivamente su Facebook, dove condivido link, scrivo brevi note (a volte), e cose così. Un po’ quella che era l’attività di questo blog prima che decidersi di chiuderlo.

Dato che non tutti si sono sottomessi a Facebook e chi è su Facebook non necessariamente ha voglia di aggiungermi pure lì perché magari non vuole che mi faccia i cavoli suoi :D , ho deciso di fare la cosa più semplice di questo mondo: usare il plugin FeedWordpress e replicare anche qui i post e i link che pubblico sul mio profilo.

A mio avviso, è la soluzione migliore per questo blog! Evita a me di dover duplicare le cose e soprattutto mi fornisce un modo veloce per scrivere post qui, visto che l’interfaccia di Facebook è molto più semplice, veloce e usabile di quella di WordPress.

Vediamo un po’!

Ragazzi, si chiude

Aggiornamento del 1 Novembre 2009: riaperto in forma differente.

Postilla del 4 Ottobre 2009: se qualcuno che non conosco di persona decide di seguirmi su Facebook, gentilmente, quando richiede l’amicizia, aggiunga anche un messaggio per farmi capire di chi si tratta, così viene aggiunto prima. Altrimenti dovrete aspettare che io vi invii un messaggio per capire chi siete.

Statistiche Blog

Ragazzi miei, almeno fino a nuovo ordine, ho deciso di chiudere questo blog. Il che, a dire il vero, non cambierà molto lo stato delle cose, visto che non sto scrivendo nulla (per la cronaca, ho anche disattivato quei noiosi post di riassunto del Lifestream).

Questo Blog nasce ufficialmente nel dicembre del 2005, anche se vi potete trovare qualche articolo datato aprile o febbraio 2005, importati da un primo esperimento di Blog su blogspot.com.

All’inizio la natura di questo Blog era alquanto confusa. Abituato a scrivere online (nei forum, per lo più) solo di cose tecniche, all’inizio molti dei miei articoli erano a sfondo IT. Ciononostante, non sono mai stati veramente approfonditi e spesso si mescolavano ad articoli di varia natura, tra cui attualità, e altre tematiche.

Poi, in un periodo in cui ero veramente incazzato nero per il rapido degrado della situazione socio-politica italiana, questo Blog si focalizzò praticamente quasi esclusivamente su tematiche del genere, e in una percentuale comunque rilevante, anche su tematiche di ambiente, energia, in qualche modo pur sempre collegate alle precedenti.

Quello è stato il periodo in cui questo Blog è stato più attivo e ha raggiunto più persone. Fino a quando non mi sono stancato.

Da quel giorno questo blog non è mai stato veramente attivo, veramente interessante, veramente un bel niente, a parte i miei “simpatici” ma sporadici articoli giusto per attaccare gli analfabeti in giro per il web (e non) che si ostinano a scrivere da professionisti pur senza degnarsi di conoscere la grammatica italiana a dovere.

Il motivo di tutto ciò è dovuto sia a una stanchezza nel parlare di certe cose, sia alla mancanza di tempo per mettersi lì e scrivere un articolo che abbia più di una frase. Infatti, molti degli ultimi articoli, spesso, erano giusto una segnalazione di un video, una frase, una citazione o simile. E purtroppo, per cose simili, si prestano più i social network tanto in voga di recente (Facebook e Twitter in primis) piuttosto che un blog.

Perciò, tolti gli articoli propriamente detti, tolte le segnalazioni brevi, non è che rimanga chissà quanto da scrivere su queste pagine.

Ad ogni modo per quei pochi che ancora seguono questo blog, non è che mi tolgo dalle scatole, sia chiaro. Innanzitutto, vi segnalo il nato di recente Napul’è, l’unico Blog dove riesco a scrivere più di mezza pagina (per ora).

Poi c’è il mio blog/sito “professionale”, Domus Neminis.

Infine, per seguire tutto il resto, ho creato appositamente un Lifestream, dove è possibile seguire le cavolate che faccio in giro per la rete. Il Lifestream è dotato anche di feed, tramite il quale arriverà (spero) un riassunto ogni sera (o mattina) sulle mie attività in giro per i “social”.

Che dire, è stato bello. E chissà che non torni a rispolverare le pagine di questo blog, un giorno, con nuove, concrete ispirazioni o bisogni di scrivere.

Grazie a tutti per il supporto in questi quasi 4 anni (mamma quanto tempo!) e spero che mi seguiate comunque attraverso le altre vie citate.

Ciao a tutti!

Italia, ancora come la lasciai

L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti
come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.

Goethe, 1786-1788 circa

A tratti turbante, soprattutto il verso sui capi di stato, considerata che è stata scritta più di 200 anni fa.