È da tempo che non parlo della politica “italiana”. Non mi interessa più nelle specifico. Il mio percorso di rieducazione storico-politica mi ha aperto gli occhi sulla verità di questo infimo paese chiamato Italia. Pur tuttavia, esso esiste e qualcosa va detto. E lo farò adattando un commento che ho usato, altrove, in una discussione.
Va detto che tutta l’informazione italiana è concentrata su Berlusconi, dimenticandosi praticamente di tutto il resto. Tutto il paese è concentrato a far passare Berlusconi come la radice di ogni male dell’Italia, così che quando questo non ci sarà più, si possa dire che il problema dell’Italia è risolto e ora bisogna solo ricostruire.
Ridicolo.
Pensare che Berlusconi è il problema è ridicolo. Berlusconi è solo una variabile impazzita di un sistema che è sempre stato lì. E il motivo per cui sta uscendo tutta ‘sta merda su di lui e perché Berlusconi va sostituito con qualcun altro che riesca a stare nelle fila e non usi il sistema per affari personali. Ma con «sistema» non indico niente di buono.
È bene ricordare che un errore molto comune, talvolta commesso di proposito, come nel caso di Grillo, poiché parte della sua propaganda politica, è prendersela con la classe politica, quando è la classe dirigente il vero problema (ovvero, le famiglie che detengono i poteri forti, principalmente banche, multinazionali, aziende di informazione). E c’è una bella differenza: la seconda muove i fili della prima e la fa variare secondo schemi sistematici affinché ne derivi un illusorio cambio della guardia. Uno studio più attento delle politiche portate avanti sin dai tempi della destra e della sinistra storiche vi rivelerà un pattern regolare che prescinde dal colore del partito al governo.
Sia chiaro, questo è un meccanismo tipico delle macro-nazioni dell’era capitalistica, non è dunque appannaggio dello stato italiano. Il poblema è che la classe dirigente italiana è una delle peggiori del pianeta, incapace di limitarsi a fare schifo “normalmente” come tutte le altre classe dirigenti capitalistiche: fa contemporaneamente schifo e ridere, essendo formata da una banda storica di incapaci.
Un’altra caratteristica tipica di quelle stesse macro-nazioni è l’utilizzo dell’informazione per la manipolazione delle masse. Quindi anche qui attenti a credere che il problema sia unicamente Berlusconi. Questi ha commesso l’errore di esporre troppo la sua persona a causa di problemi personali che poi sono quelli che l’hanno portato allo sbaraglio. Se così non fosse stato, il teatrino della falsa informazione sarebbe andato avanti indisturbato, come tornerà a essere prima o poi, dando l’illusione di informazione corretta e indipendente. Il problema, mi ripeto, è che Berlusconi ha dovuto usare queste armi per sé stesso in modo eccessivo, piuttosto che prevalentemente per il sistema. Esponendo quindi il meccanismo fin troppo chiaramente. In un’altra situazione, Berlusconi non sarebbe diverso da un Murdock qualunque.
L’informazione va sempre analizzata attentamente e a fondo, altrimenti si finisce coll’abboccare al sistema della mitizzazione della persona o del marchio, come accade oggi in Italia con Travaglio, o nel mondo, da tempo, con l’Economist. Entrambi colpevoli di cattiva informazione in diversi casi e per motivi a volte simile, a volte diversi. Travaglio, ad esempio, fa informazione povera e dubbia riguardo le emergenze rifiuti, o addirittura dice eresie assurde sulla questione palestinese, essendo filo-sionista. L’Economist propina pseudo-teorie sull’Euro come scelta giusta, quando è praticamente un’altra trovata delle banche per succhiare il sangue alle economie dei vari stati e togliere a questi un’altra porzione di sovranità laddove è più importante averla: sulla politica monetaria. O ancora, l’Economist analizza l’Italia come un’appendice di Berlusconi, cosa del tutto senza senso.
Ciò detto, faccio un salto indietro ai poteri forti italiani, per dire che anche Grillo e Di Pietro vi sono legati, attraverso la Casaleggio. E guarda caso la “politica” di Grillo si intreccia ripetutamente con la mission della Casaleggio o di suoi partner.
Una nota sull’editore di Grillo. La Casaleggio Associati è una società di Milano, il cui pioniere è un certo Gianroberto Casaleggio, che è riuscito nell’intento di convertire Grillo ad internet. La Casaleggio Associati, gestisce non solo l’immagine del Grillo, ma anche il sito di Antonio Di Pietro. L’azienda è nata con lo scopo di «sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale». Analizzando bene gli associati della Casaleggio, scopriamo che tutti hanno fatto parte di una azienda chiamata Webegg spa, controllata al 59% da IT Telecom spa, che, a sua volta, è controllata al 100% da Telecom Italia spa. Value partner Spa, società molto importante a livello nazionale, rileva circa il 70% della Webegg. Il restante 30% è della Finsiel che, a sua volta, è per l’80% controllata da Telecom Italia. Quindi i fondatori della Casaleggio lavoravano in una società della Telecom, più volte attaccata dal comico genovese. Se andiamo su http://www.beppegrillo.it/shareaction, ci rendiamo conto che egli vuole impossessarsi della Telecom a nome di tutti gli azionisti. Visti i precedenti dei suoi editori allora chi realmente vuole la società?
Come sempre le cose son ben più complesse di come le si vuole o riesce a vedere.