Come si può notare, sto aggiornando il sito, cambiando il tema di Wordpress.
Devo ringraziare Armand Ghyslain per la base: ha fatto davvero un ottimo lavoro, curato come pocchissimi temi per Wordpress. Oserei dire che questo è il più curato in assoluto. Per ora ho cambiato soltanto l’header image e pochissimi dettagli minori. Devo mettere mano ancora al CSS e alla disposizione di alcuni elementi. Poco lavoro, ma che non farò oggi. Per ora lo lascio così, che mi piace.
La Val di Mello è descritta nel Decreto Ministeriale del 16 novembre 1973 come
zona di notevole interesse pubblico: un quadro panoramico alpino di rara bellezza e incontaminato con magnifica vegetazione di faggi, abeti e betulle formato in primo piano da verdi pascoli e acclivi e ricchi di acque, tesi verso i monti che seguono la valle, punteggiato da massi erratici e da casolari sparsi e malghe che costituiscono un suggestivo e caratteristico aspetto, fuso con la natura, avente valore estetico e tradizionale
E’ diventata area SIC (Sito di Interesse Comunitario), fa parte del nascente Parco del Bernina Badile Disgrazia ed è stata promossa a Monumento Naturale.
Ora il progetto della Geogreen S.p.a di captare tutti i torrenti che alimentano la Val di Mello rischia di compromettere seriamente questo patrimonio ambientale. Per questo è nata una petizione per tentare di bloccare questo progetto.
I loro creatori (tedeschi) lo chiamano legno liquido. Il nome commerciale è Arboform ed è fatto di lignina. Arboform, se opportunamente trattato, può sostituire una plastica. Lo si può colare in stampi come un normale materiale termoplastico, ma resta “legno”, per cui lo si può gettar via e si decomporrà naturalmente. Ci si possono fare i gusci dei cellulari e tutte le altre cose che siamo abituati a vedere di plastica, ma con evidenti vantaggi ecologici.
Lo diceva la voce fuori campo di uno spot andato in onda in 14 città statunitensi in maggio contro gli allarmismi degli ambientalisti preoccupati per i cambiamenti climatici. Lo spot, a quanto pare, fa parte della campagna “We call it life” del Competitive Enterprise Institute e dovrebbe indurre il telespettatore americano a sentire il suo benessere minacciato dai “politici spaccaschiene” piuttosto che dall’inquinamento. Infatti lo spot continua dicendo:
I carburanti che producono anidride carbonica ci hanno liberato da un mondo in cui lavorare significava spaccarsi la schiena. Ora alcuni politici vogliono etichettare l’anidride carbonica come inquinante. Senza i carburanti le nostre vite non sarebbero più le stesse
Assurdo. Se da un lato è vero che i carburanti ci hanno cambiato la vita e che senza la nostra vita potrebbe cambiare ancora una volta, questo non vuol dire né che ora siano tutte rose e fiori né che dopo l’abbandono dei carburanti ci troveremo necessariamente in uno scenario apocalittico. Le idee e i mezzi alternativi per affrontare il nostro fabbisogno energetico ci sono, eccome. Non sono certo un ambientalista sfegatato né tantomeno un esperto di scienze ambientali, ma mi sento di affermare che se la ricerca si spostasse su “strade non convenzionali” piuttosto che lavorare a motori classici che con artifizi e miracoli riescono a consumare (anche molto) di meno, ci sarebbe una rapida evoluzione in direzione dell’energia alternativa.
Su Ebay.desono state identificate delle aste che mettono in vendita sabbia italiana a sacchetti! Sabbia di ogni genere e di ogni località. La cosa è stata denunciata dal capogruppo dei Riformatori Sardi in Consiglio Regionale a due giorni dalla cerimonia di restituzione di cinque chili di sabbia rosa sottratti negli anni Sessanta e appena restituiti da un’anonima turista nell’isolotto di Budelli, nell’Arcipelago della Maddalena. Un souvenir in un certo senso “costoso“.
Appena l’ho vista su Autoblog ho iniziato a ripetere una sola frase: la voglio. Si tratta soltanto di un concept per ora, denominato Iroc, e dovrebbe diventare poi la nuova VolkswagenScirocco, un’auto che la nota casa automobilistica produceva tra il 1974 e il 1997. Ad ogni modo: è uno sballo, specialmente di quel colore, ma per ora mi accontento di una sua sorellina minore: la mia cara Polo X, per gli amici Cessolina, o semplicemente Lina
Eccola:
E’ quasi da sempre che professo il credo di “pensare differente”, inteso come il non dare mai niente per scontato di ciò che ci circonda, chiedersi sempre il perché delle cose, interrogarsi sulla giustizia degli eventi, del sistema, della società, delle regole. Da sempre credo che sia sbagliato vivere accettando il mondo così come se lo si è trovati davanti nascendo, senza tentare nel proprio piccolo di andare contro le cose che si ritengono sbagliate. In fondo la società così com’è ora è frutto dell’operato dell’uomo, quello che io considero l’animale al tempo stesso più affascinante e più subdolo che la natura potesse partorire; perché quindi io dovrei sottostare passivamente e senza ribelllarmi minimamente a regole che qualcuno prima di me ha sancito? E’ assolutamente illogico. Sono del parere che tutto vada messo in dubbio, per poi ammonirlo o elogiarlo. Ho sempre saputo che tale comportamento anticonformista fosse il tipico comportamento di persone che sono rimaste nella storia come geni o rivoluzionari. Nonostante ciò, vedere lo spot capostipite della campagna Think different di Apple, doppiato in italiano con la voce (sembrerebbe) del premio nobelDario Fo, è stato comunque emozionante. I personaggi che scorrono sul video, associati alle parole recitate, esprimono un messaggio in linea con quanto ho detto prima. Per me, che sono sempre andato orgoglioso del mio modo di essere, vedere determinati volti associati al mio modo di pensare è stata una bella emozione. Guardatelo anche voi e ascoltatelo: c’è del saggio nelle parole che vengono pronunciate. Pensare differente si può, anzi si dovrebbe, perché
soltanto chi è abbastanza folle da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambia davvero
Oggi mi son detto: sfogliamo OSNews, che è parecchio che non lo leggo…e cosa vi trovo? Questo articolo su Ars Technica a proposito di Time Machine. Finora di Time Machine sapevo solo ciò che ho appreso il giorno del WWDC e molti, come me, alla presentazione del prodotto avevano pensato che sotto Time Machine si nascondesse una nuova feature per HFS+ (o addirittura un nuovo e più moderno filesystem che la includesse, come fa notare Jhon Siracusa su Ars Technica): il controllo di revisione dei file (o versioning o snapshots). Beh, per chi ancora non lo sapesse: ci sbagliavamo! Non starò qui a farvi una traduzione del lungo articolo su Ars Technica; sarò invece sintetico, sottolineando i punti cruciali.
Abbiamo detto che sotto Time Machine c’è ancora un semplice HFS+; allora come fa Time Machine ad avera la visione temporale del filesystem, potendo recuperare il suo stato nel passato? “Semplice”. HFS+ è stato corredato di una caratteristica che credo (io come l’autore dell’articolo su Ars Technica) nessun filesystem per sistemi Unix possieda: la possibiltà di creare hard link a directory. Leopard usa questa caratteristica per creare un albero sparso di directory, su un disco esterno o su un server, che contenga hard link a tutte le directory non modificate più una copia completa dei file creati e/o modificati dall’ultimo backup. Certo Time Machine ha un’ottima interfaccia, intuitiva, bella e semplice da usare, in perfetto stile Apple e di sicuro rende facile e trasparente il backup come mai prima; ma a che prezzo? Innanzitutto, la soluzione adottata (intelligente se si considerano i limiti di HFS+) obbliga a un backup con granularità a livello di file, il che non è il massimo: se si modifica un solo byte di un file di 500MB (o peggio 1GB o 2, ormai file molto comuni), l’intero file viene copiato nel volume (o server) di backup. Uno spreco di spazio immane che non sarebbe mai avvenuto con un sistema di controllo di revisione. Immaginate un poveraccio che fa editing video e modifica un file almeno 5-6 volte (e sono stato parsimonioso): 6GB di backup in 1 oretta li accumula facilmente. Ma ora viene il peggio: se non si è collegati al volume di backup o non è possibile raggiungere il server che offre il backup storage, non è possibile “viaggiare nel tempo”, poiché il tutto risiede sul backup storage. Immaginate come sono contento io che ho un portatile. E’ chiaro, il backup deve risiedere su un volume che non sia quello che si sta “backuppando”, ma la storia dei file dovrebbe essere sul volume stesso. Ovviamente ciò è fattibile solo con un filesystem che supporta il versioning. Con un tale filesystem applicato sia sul volume principale sia quello di backup, si eliminano tutti i problemi: il viaggio nel tempo è possibile anche senza dover raggiungere l’unità di backup (quale che sia) e l’unità di backup stessa non soffrirebbe della crescita esponenziale di spazio occupato, poiché, grazie al versioning, il backup non avrebbe più granularità a livello di file.
Quello che mi chiedo è: perché mai tale scelta assolutamente discutibile (per quanto mi riguarda)? Anche Mac OS X possiede (come tutti i moderni sistemi operativi), un Virtual File System. Quindi, a voi di Apple, dico: prendete esempio dai ragazzi del progetto VVFS per Linux. Oppure scrivete un nuovo filesystem, o ancora usate ZFS come desidera mezzo mondo, fate qualcosa insomma, ma non questa cagata. Come stanno le cose, non userò mai Time Machine: a me più dei backup in se, interessava il versioning.
Per chi è di Napoli, come me, è difficile godersi pienamente la bellezza della città, a causa del caos che cresce di anno in anno. Oddio, è sempre possibile andare a visitare il Museo Archeologico, il Bosco di Capodimonte e il relativo museo, Napoli sotterranea, passeggiare qua e là a piedi, ma…se volessi andare in giro per la città in bici? A me piace molto andare in bici, ma è una cosa che faccio raramente, non solo perché non ho tempo, ma anche perché a Napoli (e provincia) non ci sono piste ciclabili. Queste mancano per due motivi: in molti posti di Napoli sarebbe impossibile metterle, per la conformazione stessa della città; negli altri, tipo il lungomare della città o nei paesi di provincia, “semplicemente” non le hanno messe . Quindi, per il troppo caos e traffico, è difficile godersi un bel giro in bici per Napoli. Il giorno più indicato, ad ogni modo, è la domenica, anche se per chi abita in provincia come me, poter arrivare al centro o sul lungomare resta ancora un po’ caotico e incasinato e una volta lì di gente se ne incontra e come. Resta quindi il giorno perfetto: Ferragosto. La mia metà ed io abbiamo percorso quasi 18 km l’altro ieri, praticamente quasi soli per le strade della città. Questo status anormale per la nostra Napoli ci ha consentito di godere a pieno della natura, dei paesaggi e delle strade della nostra città. Partiti da casa della mia lei, attraverso strade permeate dal sole e dal buon odore (una volta tanto non ho sentito il cattivo odore dello smog) di alberi, piante e fiori, siamo arrivati al Parco Virgiliano, in cima Capo Posillipo. Il Parco Virgiliano è in assoluto il posto da cui si gode della più bella vista panoramica della città (nella foto sopra una delle tante vedute). E qui ci siamo fermati per la pausa pranzo, dopo i primi 7.5 km circa. Subito dopo qualche foto e il rifornimento d’acqua alle fontanelle pubbliche, siamo andati via dal parco per proseguire verso Mergellina, passando per via Posillipo e via Caracciolo che ci hanno regalato un grande panorama storico-naturalistico. Arrivati alla Villa Comunale, abbiamo fatto la seconda sosta seduti su una panchina al fresco degli alberi, mangiando un bel gelato e facendoci carezzare dal vento (che a me è costato un bel raffreddore, dato che ero parecchio sudato ). Dopo quest’utlima pausa, proseguendo per Piazza Vittoria (e qui abbiamo raggiunto quota 14.8 km circa) e per Via Chiaia, siamo spuntati su Piazza Trieste e Trento, dominata dal Teatro San Carlo e dalla Biblioteca Nazionale. Questa, a sua volta, risiede all’interno del Palazzo Reale che affaccia su Piazza del Plebiscito. Di lì abbiamo preso per Via Roma (anche conosciuta come Via Toledo) e via diretti fino a Montesanto percorrendo gli ultimi 3 km circa, per andare a prendere il treno della Cumana, per tornare a casa.
Nella guerra al miglior sistema operativo, si sa, ci si scopiazza a vicenda le migliori idee, cercando poi di migliorarle. Dati di fatto mettono al primo posto tra i copioni la grande Microsoft, che da tempo copia idee per “innovare” Windows, il sistema operativo di casa. Ma la pratica di copiare le caratteristiche altrui e cercare di migliorarle non è necessariamente deprecabile, a patto di non dedicarsi unicamente alla riproduzione, ma di contribuire nell’innovazione. Da questa guerra della copia, infatti, a trarne beneficio sono gli utenti, che si trovano ad usare prodotti migliorati proprio grazie alla sfida tra i vari concorrenti. Anche Apple ha spesso copiato concetti altrui, apportando comunque grossi miglioramenti nell’usabilità, della quale è indiscussa campionessa. Tra le tante copie, citiamo una delle ultime, che fa parte del parco di innovazioni della prossima release di Mac OS X: Spaces. Spaces non è altro che l’ennesima implementanzione del concetto di Virtual Desktop, da decenni presente in svariati Window/Desktop Manager sviluppati per X11 e quindi per tutti (o quasi) i sistemi Unix like, Linux (soprattutto) compreso. Anche nel mondo Open Source ci sono molti rifacimenti, migliorie e scopiazzature di idee già presenti altrove, come anche ci sono molte innovazioni. Insomma la cosa si ripete ovunque, quindi vince chi fa la migliore implementazione delle idee comuni e chi ha più idee innovative dalla sua, il tutto unito a stabilità, velocità e usabilità.
Oggetto di recenti discussioni è Time Machine, un’altra nuova feature del prossimo venturo Mac OS X Leopard. Time Machine è insieme un sistema di backup automatizzato e un gestore del versioning dei file introdotto in Leopard a livello di filesystem. Anche questi due concetti non sono affatto la scoperta del secolo. Sistemi che effettuano backup automatici esistono da una vita e il versioning dei file a livello di filesystem non è certo un’invenzione di Apple. Già il filesystem Files-11 del sistema operativo OpenVMS aveva il supporto per il versioning dei file. Addirittura Windows XP possiede tale potenzialità, anche se di default il versioning è applicato soltanto ai file critici per il funzionamento del sistema. Il sistema è stato poi ampliato e migliorato in Windows Server 2003; in Windows Vista il sistema sarà integrato sotto il nome di Previous Version ed effettuerà il versioning anche di tutti i file utente, permettendo di ripristinare una “previous version” dal pannello delle proprietà del file. Per Linux, oltre a qualche filesystem specifico il cui sviluppo è praticamente occasionale, abbiamo un interessante progetto: VVFS. Esso introduce il supporto per il controllo di versione a livello di Virtual File System, del resto l’unica cosa intelligente da fare, vista la varietà di filesystem che è possibile usare (e che viene usata) con il sistema operativo libero. Come ben vedete anche qui la storia è vecchia, ma come già detto, in questi casi ciò che conta è l’implementazione e Apple anche stavolta ha saputo prendere un vecchio concetto e conformarlo al proprio stile. Con Time Machine non solo abbiamo backup automatizzati e la possiblità, dal Finder, di ripristinare vecchie versioni di file (cosa che, come detto sopra, avverà anche in Vista), ma viene introdotta un’intuitiva interfaccia 3D che permette all’utente di trasportare l’applicazione con il focus (ovvero quella con la quale al momento l’utente sta interagendo direttamente) indietro nel tempo, portandola allo stato che avrebbe avuto aprendola in un qualsiasi giorno nel passato. Questo viene fatto senza che l’applicazione debba essere stata sviluppata con il supporto a Time Machine e infatti il sistema funziona con tutte le applicazioni attualmente in circolazione. Molto probabilmente quando si “viaggia nel tempo” viene ripristinato (temporaneamente e non definitivamente, insomma, una sorta di “vista temporale”) lo snapshot del filesystem corrispondente al giorno scelto e poi viene inviato un messaggio di sistema all’applicazione in modo da forzarla a un reload dei file da filesystem. Ad ogni modo, quale che sia l’implementazione effettiva, il risultato a livello di usabilità è molto positivo, come potete osservare dal video in questa pagina.
Come si può osservare, spesso questi grandi colossi (Apple, Microsoft e tutti quelli che ormai finanziano lo sviluppo di Linux come sistema Desktop) più che copiarsi a vicenda, usano concetti vecchi, li rielaborano e li rimettono in giro e spesso le guerre di religione su chi ha inventato prima un dato tool o feature non hanno alcun senso. L’unica cosa che ha senso fare è capire chi ha fatto meglio il lavoro.
Da parte mia mi sento di ammonire, per certi versi, questo comportamento di “rielabora e riarrangia” che già da troppo tempo non fa altro che forzare un’evoluzione spesso finta e a volte flebile o soltanto apparente di un’interfaccia uomo-macchina che ormai ha fatto il suo tempo.
Ieri è stato il compleanno della mia dolce metà. Sono stato talmente impegnato (con e per lei) che ieri non ho avuto il tempo di mettere un post dedicato. Volevo farle ancora una volta tanti auguri di Buon Compleanno, i più sinceri e calorosi di questo mondo, con tutto l’amore che provo per lei!
Amore mio, sei una persona speciale e unica, capace di unire in una sola persona semplicità e complessità nella maniera più opportuna (o quasi ). Non ti crucciare se da oggi non ti faranno più gli sconti ai musei: guarda il lato positivo, da 25 a 65 anni non ti considerano vecchia, ma semplicemente adulta …Scherzi a parte, è vero, si cresce, ma in fondo siamo ancora dei ragazzi e ne abbiamo di tempo per fare e disfare! Perciò amore mio, guardiamo avanti e costruiamo il nostro futuro come meglio possiamo, partendo dai piccoli propositi (tatuaggi, chitarra, etc.. ), fino ad arrivare…chissà dove!