Il titolo di questo post è ciò che il “capo” di Apple, Steve Jobs, suggerisce un po’ a tutti.
Un credo che deriva direttamente dalle sue esperienze di vita.
Un credo che si legge tra le parole che Jobs ha pronunciato in un intervento fatto l’anno scorso alla Standford University e che l’Espresso ha tradotto e pubblicato l’altro giorno.
Parole tutt’altro che banali quelle pronunciate da Jobs e soprattutto per una volta poco inerenti al mondo IT.
Parole che suonano bene anche come augurio di buon anno nuovo, ma più in generale come augurio di una buona vita.
Parole che oltre che sull’Espresso, potete leggere anche dalla fonte grazie alla quale ne sono venuto a conoscenza.
La gente superficiale di Di Pietro dice le cose più banali: è un terrone, è un campagnolo, è un ignorante, non sa parlare, è un’idiota. Insomma, un sacco di bla bla bla. I fatti parlano diversamente. Di Pietro da magistrato ha svolto un lavoro ammirabile. Poi è stato costretto a tirarsi fuori dal gioco, grazie anche al Grande Prepotente, come lo chiama Luttazzi. Da politico è stato un po’ “diesel”. C’ha messo un po’, ma poi ha preso i giusti giri. Ora è praticamente l’ultimo dei politici, quelli che davvero vorrebbero risolvere i problemi e che quindi ovviamente e puntualmente si trovano i bastoni fra le ruote. E come tutti i politici seri dovrebbero fare, Di Pietro vuole parlare al popolo, discutere delle cose, portare i risultati, avere un contatto diretto. Un contatto che è sparito da tempo, un contatto impossibile attraverso la TV, che filtra, manipola e decide di ogni informazione che debba passarvi attraverso. E così Di Pietro ha capito che per fare ciò, doveva passare attraverso un mezzo più libero. E ha trovato tale mezzo nella grande rete e in tutti i servizi che essa oggiggiorno offre. Ha da tempo un Blog grazie al quale parla liberamente al popolo della rete. Ora ha scoperto l’utilità di videocommunity come YouTUBE, grazie al quale può parlare con la propria voce e farsi vedere in volto proprio come in TV, senza i limiti sulla libertà che la TV stessa impone.
Di Pietro? Il più moderno, ai fatti.
Da Beppe Grillo un’idea originale. Un calendario. Ma diverso da tutti gli altri calendari che siamo abituati a vedere. Né santi, né donne nude, né sportivi senza cervello. Il calendario riporta gli “eroi e i martiri d’Italia” come li chiama Grillo. Sono i personaggi che negli ultimi 50 anni di storia italiana hanno fatto o hanno tentato di fare qualcosa di veramente positivo per il paese. Quelle persone che volevano davvero cambiare le cose e non vedere più l’Italia marcire tra mafie, corruzione, falsi politici, etc. Quelle persone che per il loro desiderio di cambiamento hanno messo a repentaglio la propria vita. Persone come Giovanni Falcone, una citazione del quale apre il calendario
“perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi seren nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”
Il calendario è scaricabile in formato PDF, liberamente stampabile. Lo potete diffondere ovunque, ma gratuitamente. La licenza sotto la quale è rilasciato vieta ogni tentativo di lucro dalla diffusione dello stesso.
…la situazione non cambia. La sinistra sentiva la mancanza delle leggi ad personam di Berlusconi e quindi ha deciso “all’ultimo minuto” di inserire una vaccata nella legge Finanziaria. La vaccata in questione prevede la prescrizione di fatto per i reati contabili.
Un provvedimento disastroso per la credibilità dell’Unione.
Un emendamento che, di fatto, allinea il comportamento dell’Unione a quello di Berlusconi.
Parola di Antonio Di Pietro.
Ma non c’è bisogno dello sdegno dell’ultimo dei politici per rendersi conto di ciò.
La norma in questione impedisce allo Stato di recuperare le somme di cui si sono appropriati indebitamente funzionari e dipendenti corrotti dello Stato.
Non c’è più alcunché da fare per questo paese. Berlusconi voleva il partito unico? Già ci sta! E’ una cosa sola! Dall’estrema sinistra all’estrema destra, un solo coro. In Italia non c’è più nulla. Governo, aziende, tutto morto. L’Italia ormai è terra bruciata.
Lapalissiano. Si dice di cosa ovvia e scontata, che non varrebbe la pena dire.
Questo vocabolo mi ha sempre incuriosito e così ho cercato la sua origine, direi tra le più curiose che abbia mai trovato. Il tutto deriva da Jacquez de La Palice, maresciallo di Francesco I che, contrariamente a ciò che si potrebbe credere, non è stato l’autore di nessuna frase lapalissiana.
La Palice era talmente amato dai suoi soldati che questi decisero di comporre per lui una canzone, quando il loro maresciallo morì a Pavia. In questa canzone vi era una frase
Hélas, s’il n’était pas mort, il ferait encore envie
che vuol dire
“Ah, se non fosse morto, farebbe ancora invidia“
Purtroppo nell’antico francese c’era un’ambiguità nella grafia della lettera “s”, che veniva scritta anche come ƒ e quindi facilmente confondobile con la lettera “f”. In più una probabile incerta spaziatura nella parola envie porto all’equivoco
Hélas, s’il n’était pas mort, il serait encore en vie
che si traduce in
“Ah, se non fosse morto, sarebbe ancora in vita“
che è chiaramente una frase banale e ovvia. Col tempo addirittura la frase venne parafrasata in Un quarto d’ora prima della sua morte, era ancora in vita. La dose fu rincarata da Bernard de la Monnoye che parodiando l’ovvietà compose una canzoncina dove aggiunse altre frasi ovvie. La canzoncina fu “riscoperta” nel secolo diciannovesimo da Edmond de Goncourt, fondatore con il fratello della nota casa editrice francese ed editore di giornali, che coniò il termine francese lapalissade, per indicare un’affermazione ovvia in sè e quindi inutile. In Italia il termine fu ripreso come aggettivo, lapalissiano. L’ortografia segue dal moderno nome della città di Lapalisse, che ospita il castello storico di Jacques de La Palice.
Altre notizie per la questione dei costi di ricarica che in Italia vengono pretesi ingiustificatamente dagli operatori mobili. Oggi ero a visitare il neonato blog dell’ormai iperattivo Andrea D’Ambra, il ragazzo ischitano promotore del movimento contro i costi di ricarica, e la cui petizione ha abbattuto il muro delle 800.000 firme. Nell’ultimo post si parla di Calabrò, Presidente dell’Agcom (Authority Garante per le Comunicazioni). Lo stesso che non fece nulla, nonostante le richieste di Andrea, fino a quando non fu obbligato, ricevendo comunicazione dalla Commissione europea; lo stesso che il 28 Novembre scorso disse Via i costi di ricarica o interverrò.
Ieri Calabrò ha rilasciato nuove dichiarazioni intervenendo a Repubblica TV:
Presto interverremo, lo scalino non potrà essere annullato, ma, di certo lo taglieremo
A quanto pare a Calabrò non è ancora chiaro che i costi di ricarica VANNO ABOLITI COMPLETAMENTE. O forse è semplicemente sul libro paga delle mafio-aziende di telefonia mobile.
Un recente post di Grillo parla di buone notizie. Quattro dice lui. Io ne salvo solo due…e mezza.
La prima è il riconteggio delle schede bianche. Grillo parla di buona notizia, io parlo di fumo negli occhi. Ormai le cose stanno come stanno, De Aglio potrà anche avere ragione, non si sa, ma questo mi sa del solito gesto per far fessa l’opinione pubblica.
La seconda notizia: il Tar del Lazio ha dato ragione a Antonio Di Pietro contro Autostrade. Su questa concordo, è una buona notizia.
La terza: Geronzi (Capitalia), Colaninno, Sacchetti (ex Unipol) e Gronchi (Banca Popolare italiana) sono stati condannati per bancarotta preferenziale. Questa è quella che salvo a metà. La metà cattiva sta nel fatto che i tizi beneficeranno dell’indulto bipartisan. La condanna resta sulla fedina penale, ma sappiamo che qui in Italia questo funge da lasciapassare per entrare al governo.
La quarta: abbiamo lasciato l’IRAQ. Questo è successo ormai da qualche giorno, ma è bene ricordarlo.
Sempre l’altroieri, in Anno Zero, viene mostrata un’intervista a due ragazze partecipanti alla manifestazione della CDL contro la finanziaria. Riporto stringatamente.
Domanda: “sei di Roma?”
Risposta: “sì”
Domanda: “cosa pensi di Veltroni, il tuo sindaco?”
Risposta: “ah, Veltroni è grande, è un buon sindaco”
Domanda: “se alle politiche al posto di Prodi ci fosse stato Veltroni, avresti votato Veltroni o Berlusconi?”
Risposta: “Veltroni”
Il berlusconiano medio. Ma anche l’Italiano medio. Ovvero, ideali zero. Purtroppo.
Ieri sera, Rai 2, Anno Zero. Trasmissione di comunisti, si sa. Tra i vari ospiti, il sempre fisso e grande Marco Travaglio, (ormai anche lui comunista, non per suo volere, ma per quello di Forza Italia) e Sandro Bondi.
Sandro Bondi ha affermato ieri che gli estremisti di destra (che sarebbero poi i neofascisti naziskin ignoranti che nemmeno sanno cos’è il fascismo, e per questo sono ancora più pericolosi) sono la minoranza della destra ed erano sempre la minoranza durante la manifestazione a Roma. Caro Bondi, voi avete millantato 2.000.000 di partecipanti, contando anche quelli che erano in giro per Roma per andare a fare la spesa. Già, perché a 50 posti per autobus, ci sarebbero voluti 40.000 autobus o 20.000 autobus e 5.000 treni o qualsiasi altra cifra impossibile. La stima obiettiva è stata invece di 700.000 persone. Guarda un po’ l’esatto numero di persone che più o meno Piazza San Giovanni può ospitare. Diciamo che dei 700.000 ce n’erano 500.000 in piazza e il resto per le strade; io ricordo che tutti quelli in piazza hanno cantato l’inno italiano esibendo il saluto romano. Saluto, che ricordo, è illegale in Italia e chiunque lo esibisce andrebbe arrestato. Ad ogni modo, tutto questo per dire che 500.000 persone non mi sembra la minoranza di 700.000.
Successivamente, sempre Bondi, ha affermato invece che i Comunisti sono la stragrande maggioranza dell’alleanza di centro sinistra (poiché è risaputo che Prodi, Rutelli, Fassino e quel berlusconiano di D’Alema sono comunisti), sottolineando il fatto che i Comunisti sono quelli con le molotov, i coltelli e che rompono e distruggono ogni bene pubblico. In pratica Bondi ha affibbiato alla parola comunista un concetto diametralmente opposto all’ideale comunista, dove il bene pubblico è di primaria importanza. Benissimo. Beh, non solo Bondi non sa (o meglio, fa finta di non sapere) il vero significato di “comunista” e strumentalizza la parola per incutere terrore (terrore, terrore, terrore e ancora terrore) in tutta la massa ignorante che vota il suo partito, ma si espone a delle assurde figure di merda quando dice che i comunisti sono la maggioranza del centro sinistra. Sono quattro gatti, vecchi e di certo senza la forza di fare nemmeno una delle azioni di “pubblico disordine” che Bondi (dietro istruzioni del caro Silvio) attribuisce al comunista medio.
Non ci sta nulla da fare: Forza Italia (& co.) esiste per lo stesso motivo per cui esistono personaggi come Costantino & co. La gente è IGNORANTE e VUOTA!
Ah Bondi, Silvio & co: dovevate dire ai vostri seguaci che la frase “Guerriglieri della Pace” la potevano suggerire a Samuele Bersani per la sua canzone “Lo scrutatore non votante“.