È un po’ di tempo che girando per la rete trovo persone che si lamentano del nome che Beppe Grillo ha dato all’iniziativa dell’8 Settembre: V-Day, il Vaffanculo Day.
I motivi sono molteplici. Di seguito riporto i due di “maggiore diffusione” (abbiate pazienza se non riporto link: non è usuale per me, però non li ritrovo tutti al momento, ma soltanto uno e per correttezza evito di segnalare un solo blog come se fosse un attacco personale).
Populismo
Tra le tante cose, si accusa Grillo di esser caduto nel “populismo” e avere usato la parola Vaffanculo soltanto per “aizzare” le folle più facilmente. Che era fuori luogo usare questa parola, che mandare tutti a fare in culo è un po’ come fare tutta un’erba un fascio. E altri bla bla simili.
Io ci vedo troppo rumore. Vaffanculo non è altro che un vocabolo usato quotidianamente da tutti quando si hanno le scatole piene di qualcosa. In questo caso, il qualcosa è la situazione politica italiana attuale. Tutto qua. Le cose andrebbero cambiate radicalmente, mandate a fare in culo, insomma. Ci sta tutto.
Il problema non è che questa iniziativa “ben più importante” non lo sia davvero, anzi. Però conoscendo questo tipo di reazioni a catena, affermo con discreta sicurezza che la minima parte di loro, fino a poco fa, conosceva l’altro VDay, movimento mondiale contro la violenza sulle donne. Ma quasi il 99% di loro invece si mostra esterrefatto di fronte all’usurpazione del nome da parte di Grillo.
Punto 2, il V-Day di Grillo è innanzitutto un’iniziativa locale, italiana; in secondo luogo è di stampo del tutto diverso, ma comunque con delle intenzioni più che apprezzabili: concretizzare in legge l’iniziativa Parlamento Pulito (e non solo). La vostra bigotta ipocrita indignazione avrebbe un briciolo di senso se Grillo avesse lanciato un’iniziativa (omonima) mondiale contro i soprusi sui nani da giardino o sulle zanzare.
Voi tutti che vi mostrate all’improvviso così vicini ai temi di violenza sulle donne, vedetela in questo modo: se Grillo usava un altro nome voi ora sareste ancora nella vostra beata ignoranza invece che nell’attuale ipocrito sapere.
Alla fin fine, la nascita del nome è stata spiegata più volte da Grillo ed è plausibile che lui, come tutti noi, ignorasse l’esistenza del VDay.
Fa talmente caldo che non riescono neanche a pensare una frase di senso compiuto per l’inizio del capitolo di tesi che avevo intenzione di scrivere oggi.
Trentacinque gradi Celsius e settantacinque percento di umidità .
Come dico spesso in questi casi: ci vogliono le branchie per respirare.
E meno male che la stagione1 dovrebbe star volgendo al termine. A me pare l’esatto opposto.
L’Unione Sarda riporta che le scorte dei politici sono più importanti delle ambulanze. Hanno il diritto di precedenza. Non è importante che il fatto descritto sia vero, è preoccupante che sia verosimile. Può succedere, succede. Le auto blu con la sirena che riportano i nostri dipendenti a casa dalle vacanze in corsia di emergenza esistono davvero. Fermatele, voi lì in coda siete di più. Chiedete al parlamentare patente e libretto. Le ragioni per la violazione del codice della strada. Vi risponderà : “Lei non sa chi sono ioâ€?. Mantenete la calma. Rispondetegli: “Un nostro dipendenteâ€?. Se insiste, prendete il numero di targa e denunciatelo per abuso di potere. Leggetegli prima i suoi diritti: “Il popolo non dovrebbe avere paura di chi governa, ma è chi governa che dovrebbe avere paura del popolo.â€?
I nostri dipendenti non hanno più bisogno di istruire i loro servi, è ormai un fatto naturale. L’Italia dei servizi negati e dei servi privati. Sempre con i nostri soldi.
I politici dovrebbero prendere i mezzi pubblici, come avviene negli altri Paesi, se hanno fretta il taxi. Se non lo fanno è per paura dei cittadini. Per contenere la scorta dello psiconano o della Moratti non sarebbe sufficiente un vagone della metropolitana.
Avente presente Don Gelmini, il prete recentemente accusato di abusi sessuali? Immagino abbiate presente anche le tante dichiarazioni del centrodestra che, chiuso a cerchio intorno al prete, lo difende a spada tratta, da Gasparri, all’Azione Giovani Mondragone, passando per tutti i membri della CDL: Don Gelmini ha le carte in regola, santo subito, protettore della Casa delle Libertà .
Arriva oggi mia madre dicendomi che la nostra vicina si era procurata un giornale con dei dettagli sulla vita di Don Gelmini. Ovviamente nemmeno finisce di parlare che sono già a digitare la query di ricerca su Google.
Ed ecco che scopro che le verità nascoste di Don Gelmini sono state pubblicate dal quotidiano La Stampa (in versione cartacea). L’articolo de La Stampa, come apprendo da Suzukimaruti, è stato “ricopiato” da Quotidiano.net.
Vediamo un po’: carcerato, promiscuo coi “colleghi” di prigione (in maniera così spregiudicata da finire in isolamento), appropriazione indebita di titolo ecclesiastico (monsignore) e conseguente diffida dalla Curia, bancarotta fraudolenta, poi di nuovo in carcere insieme al fratello, padre Eligio, per un giro di bustarelle.
Questo post è per risolvere un piccolo problemino sul quale non ho tempo di applicarmi al momento, quindi cerco di sfruttare l’esperienza altrui, una volta tanto.
Questo mi provoca problemi nell’assegnazione del pagerank a blog.neminis.org che, come mi segnala BackLinks.com, risulta forged, ovvero contraffatto, come se fosse rubato a www.neminis.org.
Fino a non molto tempo fa (poco più di due settimane or sono) www.neminis.org puntava a una pagina HTML con un redirect javascript a blog.neminis.org sull’evento ONLOAD del BODY. Ho prontamente eliminato questo comportamento e ho creato anche una sitemap dedicata a www.neminis.org (prima avevo solo quelle per blog.neminis.org e secretum.neminis.org).
Finora nessuna novità . La info di Google ancora mi riporta i dati sbagliati per blog.neminis.org e per la verità al momento ignoro se si tratti solo di una questione di tempo o se debba fare altro per “riabilitare il nome” di blog.neminis.org.
Qualcuno sa darmi qualche dritta e/o spiegazione in più?
Tophost, al contrario del nome, non è certo il “Top”. Anche io svariate volte ho avuto dei piccoli problemi che reputo trascurabili nella mia piccola realtà , tranne quando sono stato irraggiungibile per qualche giorno consecutivo, cosa che su due anni sarà capitata una settimana complessivamente? Forse anche un po’ in più. Ma diciamocela tutta, non faccio migliaia di visite al giorno, quindi per me non è stato questo grande danno.
Ieri Tophost invia una mail velatamente polemica a tutti i suoi clienti, il cui sunto potete leggere su Napolux (mentre l’originale la trovate qui).
Ed ecco partire ulteriori polemiche sulla questione Tophost.
Come già detto sopra, Tophost non è certo il Top, ma per il prezzo che si paga offre un servizio in linea. Anzi, per quello che si paga, mi meraviglio anche rispondano a tutti i ticket che invio. Che io abbia la possibilità di gestire i miei DNS. Che abbia anche la possibilità di partizionarmi lo spazio acquistato a mio piacimento tra web, DB e posta. Insomma, come dico anche nel commento al post su Napolux, per poco più di 10 euro all’anno, che diavolo si pretende dalla gente? Se il servizio sta stretto, semplicemente si passa a qualcosa di “superiore”, pagando di più.
Non c’è nulla da fare, è vero: la gente non è contenta mai di nulla. Ci si lamenta dell’azienda “distante”, ci si lamenta dell’eccesso di “vicinanza”. Ci si lamenta sempre. Quello che io penso è che semplicemente la gente potrebbe trovarsi di meglio da fare che stare lì a scrivere post su post per criticare un servizio web che costa all’anno meno di una mangiata in pizzeria. È ridicolo.
Se non vogliamo considerare la lettera di Tophost un semplice “sfogo” di un’azienda che non si mette sul piedistallo, può essere, in alternativa, soltanto la solita manovra del “se ne parli bene o male, basta che se ne parli”. In tal caso, la mossa può considerarsi riuscita perfettamente. E con questo post ho anche contribuito.
Riporto di seguito il comunicato stampa di Italia dei Valori inviatomi dall’avvocato Giovanni D’Agata responsabile di molte iniziative per la giustizia cittadina e collaboratore di Carlo Madaro.
Calura ed eccesso di consumo di bibite a base di infusi o di sali minerali e integratori: il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore� di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, invita il Ministero della Sanità ad effettuare più approfonditi controlli sui pericoli alla salute derivanti dall’consumo eccessivo di tali prodotti.
Il gran caldo di questa estate ha rilanciato un problema riguardante la commercializzazione dilagante delle bibite composte da infusi o di sali minerali e integratori: da una lato l’eccessivo consumo da parte di tutte le fasce dei consumatori e non solo degli sportivi, mentre diversi studi di laboratorio evidenzierebbero la possibilità che alcune di queste bevande assimilate in quantità eccessive potessero essere cancerogene.
In passato diverse ricerche hanno rilanciato più volte l’allarme, a cui è seguito pedissequamente un quasi assoluto silenzio mediatico.
Secondo la Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, il problema sarebbe legato alla presenza, in alcune bibite, di conservanti fra i quali il benzoato di sodio, il potassio, il calcio e la vitamina C addizionata, che per una reazione chimica favorita dal calore, dalla luce e dalla presenza di acido citrico, generano il benzene, noto cancerogeno. È noto che l’inalazione dei suoi vapori provoca avvelenamento con emorragia delle mucose, della pelle e degli organi interni.
Per il momento, i risultati degli studi invitano a porre attenzione alla conservazione del prodotto ed alla scadenza dello stesso, oltre che, ovviamente, a preferire bibite che non contengano additivi a rischio.
Per questi motivi il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore� di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, ed al fine di evitare inutili allarmismi, invita il Ministero della Sanità ad effettuare più approfonditi controlli e nuove ricerche su eventuali pericoli alla salute derivanti dall’consumo eccessivo di tali prodotti.
Lecce, 21 agosto 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore�
Giovanni D’AGATA
Beh, da sempre perseguo una battaglia personale contro la scrittura del famoso “po con l’accento”, ovvero pò. La forma corretta, che tutti si ostinano a ignorare, denigrare, dimenticare, è po’, con l’apostrofo e non con quel dannato accento.
Il troncamento (o apocope) di poco, infatti, è tra i pochi troncamenti italiani che vuole l’apostrofo finale. Ciò però non giustifica in alcun modo l’uso dell’accento in luogo dell’apostrofo; al massimo si potrebbe chiudere mezzo occhio per la dimenticanza dell’apostrofo a chi applica troppo rigidamente la regola del troncamento, dimenticando le eccezioni (sono pronto a scommettere che non esistono personaggi simili…).
L’uso della forma scorretta pò in luogo di quella corretta po’ è di una frequenza disarmante. Praticamente ovunque. Manca solo che la usino nei libri e nelle testate giornalistiche (su qualcuna – scadente – online è capitato già -_-).
Si raggiunge poi il culmine quando vedo persone scrivere il nome del fiume Po con l’accento finale. Lì mi cadono le braccia con tutte le spalle annesse. In linguistica (fonetica e fonologia), l’accento è la proprietà che contraddistingue quelle sillabe che, all’interno di parole o di gruppi di parole, hanno una pronuncia più rilevata e più evidente in confronto con le altre sillabe. Se una parola, come Po, è monosillaba, mi spiegate a che diavolo servirebbe1 mai mettere l’accento?
Comunque sappiate, voi deturpatori dell’apocope di poco, che vi odio un pò.
1 Tranne ovviamente le solite eccezioni (come lì e là , che portano l’accento per distinguerli, rispettivamente, dal pronome personale li e dall’articolo determinativo la).
Il 15 Ottobre tutti i blogger che decideranno di partecipare all’iniziativa parleranno d’ambiente sul proprio blog, scrivendo un post su una qualche problematica ambientale al fine di sensibilizzare i propri lettori a riguardo.
I blog “tematici” possono scrivere comunque un post legato all’ambiente. Per esempio, citando il sito ufficiale, un blog che parla di affari potrebbe spiegare come risparmiare denaro mettendo in pratica idee ecocompatibili.
Per quanto mi riguarda, cercherò di scrivere un post, ma siccome molto probabilmente quel giorno sarò un tantinello impegnato, ne scriverò uno post-datato.
Ho recentemente appreso dal blog di Alessio che Mastella ha aperto un blog¹. Alla notizia una grandissima risata è tuonata per la mia casa. Poi, però, ho continuato a leggere e la risata si è tramutata in uno sguardo accigliato. TerrorPilots ha notato un elevato tasso di censura nel blog del Ministro e ha successivamente spiegato sarcasticamente come “ci si dovrebbe comportare” per avere un commento approvato nel blog di Mastella.
Premesso che il blog è in attività (in questo momento l’ultimo posto è di due giorni fa), posso affermare che anche io sono vittima della censura mastelliana. Come dice TerrorPilots, la censura segue le stesse linee guida della mastelliana legge sulle intercettazioni.
L’umiltà è una grande qualità . Purtroppo nessun politico la possiede.
Sarebbe più facile ammettere di aver commesso un errore madornale e costernarsi pubblicamente, come tutti i personaggi pubblici di spicco fanno in un paese democratico serio (vedi Zapatero che ammette di aver sottovaluatato la questione ETA in spagna).
E invece no, sempre a far giri di parole per cercare di abbindolare i cittadini.
L’errore è talmente palese che una dimostrazione matematica della sua ragione mi farebbe rinnegare il mio mondo (quello scientifico).
Ora, giusto per, scrivo una mail a Di Pietro e a Grillo per notificare la questione, sperando che almeno Grillo dia visibilità alla cosa.
¹ È appurato che il blog è quello ufficiale dell’attuale ministro della Giustizia. Alessio, infatti, fa notare che nella home page del sito dell’UDEUR c’è un rimando più che evidente al blog del Guardasigilli.
Oggi il tema ricorre. Poco fa il mio iTunes mi sputa fuori anche questo pezzo, uno dei primi di Caparezza, che ha come tema di fondo il pezzo di Branduardi che ho postato prima.
Questo pezzo è uno dei suoi migliori per contenuto e metrica. La musica è praticamente la stessa dell’originale di Branduardi, tranne per le ovvie modifiche dovute al genere di Caparezza. Lo stesso Branduardi ha collaborato alla registrazione del pezzo, cantando il ritornello ripreso pari pari dal suo pezzo originale.
Anche se, visto questo pezzo, si potrebbe pensare che Caparezza è il solito scanzonato che viene a far soldi con una cover di un pezzo celeberrimo, le cose non stanno così. Questo può considerarsi un omaggio, ma la discografia di Caparezza è piena di pezzi fatti molto bene, dai testi (per contenuti e metrica) alla musica.
Ascoltavo questa canzone poco fa e ho deciso di scrivere questo post per omaggiare uno dei più grandi artisti, musicisti e geni dell’epoca moderna. Questo pezzo è tra le colonne portanti della discografia di Branduardi. Uno spettacolo. Questa versione live, poi, delinea particolarmente il personaggio.