Archives for ottobre, 2007

28
ott

Uno dei motivi per cui non seguo Blogo.it

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Poco tempo fa ho scritto un post dove mi lamentavo del dilagare di “pò”. In quell’occasione citai la pessima ortografia che dilaga tra i blogger di Blogo.it, o comunque nei blog che seguo (o meglio seguivo, ormai resta solo Ecoblog, sporadicamente) di quel network.

Uno di loro, Matteo Razzanelli, accettò simpaticamente la critica e partecipò attivamente ai commenti del post. La cosa mi fece piacere: le critiche servono soprattutto a fini costruttivi.

Oggi voglio riparlarne, perché proprio non mi vanno giù certe cose, non ci posso far nulla.

Tra le centinaia di articoli di Ecoblog che giacciono nello stato di “non letto” nel mio aggregatore di feed, becco questo. Ed ecco che inizia la fiera degli orrori.

Il primo (puo’ invece di può) lo ignoro, poiché probabilmente dettato da un vezzo nel dattiloscrivere del blogger in questione.

Passiamo alla frase alla tetris per intenderci. Praticamente, non vuol dire un piffero. Quella parola che suona come “alla” e che vuol dire “a mo’ di” è un’espressione derivata dal francese, e si scrive “à la”.

Poi abbiamo pro’, scritto con l’apostrofo. Considerando il vezzo di cui sopra, probabilmente voleva scrivere prò. Si tratterebbe in tal caso di una variante (indicata nei dizionari come non comune – se ne può avere un’idea con questa ricerca Google -) della forma estremamente più diffusa “pro”, ma comunque esistente. Data la scarsissima diffusione della forma con accento, dubito che sia stata usata consapevolmente.

Poco dopo noto un ciò scritto bene, che mi fa pensare che gli apostrofi sulle “o” incontrati prima siano effettivamente tali. Il che implicherebbe che puo’ non esiste e che pro’ sia una forma antiquata e sicuramente in disuso di prode, che tra l’altro non c’entrerebbe più una mazza.

Poi abbiamo un efficente con tanto di grassetto, ribadito più avanti da efficenza. Tipico errore di chi pronuncia efficienza in modo errato.

Chi mi legge magari pensa che bado a piccolezze. Beh, è un’opinione. Che non condividerò mai. Queste persone scrivono per lavoro, l’ortografia è un obbligo. E perché no, anche una cultura generale da 50 eurocent non guasterebbe.

E questo non è niente, l’articolo è praticamente perfetto se paragonato a certi mostri che in passato ho visto su OSSBlog, Melablog o TVBlog CineBlog.

Perché oggi nessuno si cura più di certe cose? E le cose vanno solo peggiorando. Fra poco i giornalisti, oltre che a riempire soltanto di fumo i propri giornali, lo faranno con un grammatica inventata.

26
ott

La raggiungibilità non esiste

Intesa come vocabolo della lingua italiana. Sembra così ovvio (almeno al sottoscritto), ma non esiste. Così come non esiste “reachability” nella lingua inglese. Insomma, non si dice.

Eppure, in diversi e numerosi libri (sia inglesi che italiani) che ho avuto il piacere (e a volta il dispiacere) di aprire in questi anni di università, quel termine c’è. E ora che rifletto, non è il solo termine ad essere presente nei miei libri (di carattere tecnico-scientifico) che però non esiste nel dizionario.

E così, la raggiungibilità è un esempio di come la necessità di nuovi termini porti alla creazione e alla diffusione degli stessi in maniera così vasta da farti dimenticare che quel termine, nel dizionario della tua lingua, non c’è.

Ora il dilemma è: che faccio, lo uso? :D

26
ott

Grattacieli nel centro delle (nostre) città? Da pazzi

Quell’obbrobrio del centro direzionale di Napoli

Ho appena letto su Repubblica che a Torino si intende costruire un nuovo grattacielo nel bel mezzo della città.

Duecento metri di altezza, di cemento armato, di acciaio e di vetro che spuntano fuori dal centro di una città ottocentesca.

Io proprio non ci arrivo a giustificare un atto simile. Non l’ho compreso quando hanno piazzato lo schifoso Centro Direzionale nel bel mezzo di Napoli e non lo comprenderò mai per nessuna delle città Italiane.

Perché? Ma a voi pare normale ficcare un mostro del genere a deturpare la bellezza di una città? Le nostre città sono antiche, nel senso buono del termine. Sono piene di bellezze che le città dove sono nati sti mostri nemmeno si sognano. A prescindere da tutti quelli che possano essere i “contro” del costruire un grattacielo, nelle nostre città un atto del genere significa deturpare deliberatamente l’aspetto storico dei nostri paessaggi cittadini, nonché dare il via a una pericolosa ma soprattutto non necessaria mutazione.

E questo mostro chi l’ha progettato? Renzo Piano. Ah, bene. L’ha progettato lui, quindi si può stare tranquilli. Di sicuro sarò un capovaloro architettonico. Peccato che sarà un capolavoro che stonerà al 100% nel bel mezzo di quella che fu la prima capitale d’Italia. Ma lui non parla. Ha detto solo qualche parola qualche settimana fa: “[...] Ciò che conta, in realtà, è fare edifici che non siano egoistici, arroganti, ma piuttosto pubblici e aperti. [...]”

Mah. Secondo me l’arroganza non la risolvi rendendoli pubblici e aperti. Un edificio del genere è arrogante a prescindere piazzato in mezzo a una città storica come Torino. E tutto per cosa? Per ficcarci i nuovi uffici degli strozzini della banca Intesa-San Paolo.

Che poi questa cosa che, ancora nel 2007, si tende ad accentrare il lavoro nel centro di una città, quando, appunto, non ci sta più spazio, mi pare una stronzata. E che si fa? Si costruiscono grattacieli, invece di spostare il lavoro in periferia, facendo due cose buone: liberare il centro dal caos e dare nuova vita ai centri periferici, magari incentivando anche il rafforzamento dei collegamenti tra città e paesi periferici. E magari ce lo ficcate lì il grattacielo, nel bel mezzo del nulla. Ma non in un centro storico!

25
ott

La capitale del trasporto in bici? In Olanda.

Assolutamente dovete guardare questo video. Siamo a Groningen, Olanda.

Praticamente fantascienza per noi in Italia. E il confronto finale viene fatta con una cittadina come Pisa, non certo con un colosso disorganizzato come la mia città.

Il video è un servizio di Report e si trova anche sul sito ufficiale RAI.

[via EcoBlog]

23
ott

Il potere delle parole – Un esempio

Tempo fa parlavo del potere delle parole. Oggi riflettevo su uno dei tanti casi di “abuso di potere”.

Da quando questo governo è in carica, si dice che è in ostaggio della sinistra radicale o estrema. Già qui abbiamo un primo abuso. Quella che quotidianamente è chiamata sinistra radicale, è in realtà la sinistra. Quella che viene chiamata sinistra, è invece un ammasso di nostalgici della democrazia cristiana, con una politica estremamente conservatrice ed egoista.

La reale sinistra estrema sarebbe una sinistra terrorista e dittatoriale, tipo quella Cinese.

Veniamo al secondo “abuso”. La frase “è in ostaggio della sinistra radicale”. Di solito chi prende in ostaggio qualcun altro è il “cattivo”, mentre l’ostaggio è “il buono”. Questo contribuisce innanzitutto a dare una ulteriore connotazione negativa della sinistra. In secondo luogo sposta il fuoco dell’attenzione sulle persone sbagliate.

Questo governo infatti, se di qualcuno o qualcosa è ostaggio, lo è degli interessi e della brama di potere di personaggi come D’Alema, o della disonestà e dell’illegalità di personaggi come Mastella. Di tutti quei personaggi che, per un motivo o per un altro, in un modo o nell’altro, fanno in modo che tutta una serie di ingiustizie si realizzi come se fossero la cosa più nobile e normale di questo mondo.

Ecco. Sono quelli i veri sequestratori. Ma il potere delle parole, ogni giorno, mostra una visione del tutto sfalsata della realtà.

Non sottovalutare mai le parole. Mai.

22
ott

La Rabbia

Artista: Keny Arkana
Brano: La Rage (it: La rabbia)
Album: Entre Ciment Et Belle Etoile

Questo pezzo l’avrò ascoltato e visto più di 100 volte (non esagero) da quando me l’hanno suggerito qui.

Con un po’ di flessibilità e conoscenza di inglese, son riuscito anche a capire il testo dalla traduzione automatica di Google (consiglio di leggerla fianco a fianco con il testo francese, le somiglianze con la lingua italiana vi aiuteranno a capire le traduzioni ad capocchiam di Google).

A parte la buona qualità musicale e del flow rap, le immagini e il montaggio del video sono abbinate in maniera perfetta al pezzo, tanto da farmi venire i brividi ogni volta.

Devo dire che alla fine il pezzo ti lascia un po’ incazzato.

22
ott

Il vero imprenditore esiste ancora – Parte 2

Il presente post è solo per integrare questo di ieri con un articolo di Repubblica.it, più approfondito, che ho recuperato dal blog di GP.

21
ott

A proposito di Luttazzi…

 

…ma che fine ha fatto? SKA mi ha riportato alla mente che in questo periodo sarebbe dovuto apparire in TV. Se ricordate, infatti, a Luglio feci un post dove annunciavo l’evento.

Si parlava di ottobre. E infatti, sul sito di La7, troviamo la scheda di Luttazzi, che alla fine recita

In autunno torna in tv, cinque anni dopo il cosiddetto ‘editto di Sofia’ che lo aveva allontanato dalla Rai con un programma satirico su La7. Dieci puntate in seconda serata a partire da Ottobre.

A partire da Ottobre? Ottobre tra poco è pure finito. Che fine ha fatto Luttazzi?
Non starà mica andando in onda e io non ne so niente? Mhm, dubito.

21
ott

Il vero imprenditore esiste ancora

Pensavo fossero morti con Camillo Olivetti ed Edoardo Agnelli, e invece pare che gli imprenditori corredati di coscienza esistano ancora.

Enzo Rossi, imprenditore nel settore agroalimentare, ha provato a vivere un mese con il solo stipendio che dava ai suoi dipendenti. Risultato? Non è arrivato oltre il 20-mo giorno del mese.

E così ha pensato bene di aumentare di 200 euro lo stipendio dei suoi dipendenti.

È giusto che retribuisca più i miei dipendenti perchè lavorano bene e meglio degli altri – ha spiegato – E poi non sono assolutamente inferiori ai loro colleghi tedeschi, francesi, inglesi che percepiscono stipendi superiori a quelli degli italiani

Che dire. Ben vengano persone del genere, soprattutto in Italia dove imprenditoria e capitalismo sono sinonimi di cannibalismo.

19
ott

Controllare Internet? Non siamo ancora Cinesi

Oggi da quando mi sono svegliato non faccio altro che leggere della notizia del DDL Levi “Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.

La notizia è apparsa per prima (almeno così sembrerebbe a leggere tutti gli altri) su Punto Informatico. Poi è rimbalzata un po’ ovunque, per finire, come ci si aspettava, sui blog di Grillo e del ministro Di Pietro.

A farla breve, questo DDL imporrebbe a qualsiasi sito a carattere informativo (quindi non solo testate giornalistiche, ma anche blog e compagnia bella) di registrarsi presso il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). La registrazione presso il ROC servirebbe “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Tradotto dal politchese, vorrebbe dire “anche a chiudere i siti che rompono troppo le balle dicendo la verità”.

In sé per sé è un DDL scandaloso per il solo fatto che si pensa di poter regolamentare e avere diritto di veto su quelle che sono pubblicazioni amatoriali e private come i Blog.

Ai fini pratici mi trovo in gran parte (ma non del tutto) d’accordo con SKA: si trattarebbe (qualora il DDL fosse convertito definitivamente in legge) dell’ennesima legge buttata lì. Mettere in pratica una legge di questo tipo è abbastanza difficile, soprattutto se la si vuole usare per il classico bavaglio all’informazione all’italiana. Anche se siamo messi male, non credo che siamo ancora ai livelli della censura Cinese.

Resta un punto importante – quello che mi fa discordare in parte da SKA – che è stato già ribadito dal primo commento al post di SKA: nonostante questo DDL sarà l’ennessimo ammasso di carte buttate nel dimenticatoio, per quale motivo deve passare in sordina un atteggiamento e un pensiero che invece meriterebbe una forte critica da parte di giornalisti e opinione pubblica? Perché, come sempre, chi è al potere deve sentirsi in dovere di poter scrivere quello che cavolo vuole nelle leggi? E soprattutto, perché sempre più frequentemente e sempre più indipendentemente dal colore politico, si sta sviluppando questa tendenza a voler controllare e reprimere l’informazione?

Per chi fosse interessato, dal post di GP, ho recuperato un paio di petizioni.

15
ott

Noam Chomsky parla del V-Day

Lo sfaff di Grillo è andato a “scomodare” un personaggio non proprio “comune”, per un parere sul V-Day e le conseguenti reazioni dei politici.

Parliamo di Noam Chomsky, penso uno dei pochi uomini (l’unico che conosca, confesso) che è riuscito, da vivo, a finire nei libri universitari di facoltà umanistiche e scientifiche allo stesso tempo.

Diciamo che non è l’ultimo arrivato, ecco.

14
ott

Era ‘na vota…

Artista: 99 Posse
Album: Corto Circuito
Brano: Era ‘na vota (testo in Napoletano)

Era una volta. Ora questa è la realtà. Già.
Segue la traduzione del testo.
[Read more →]

14
ott

E siamo a quota trenta!

Di cosa parlo? Dei blogger che hanno aderito a quest’appello, iniziativa molto diffusa tra i blogger! È in effetti simpatico avere una lista di tutti coloro che ti leggono e hanno anche un blog :) Anche perché così vengono fuori almeno una volta i cosiddetti lurker, ovvero i lettori silenti ;)

Finora 30 blogger hanno “firmato” in quella pagina. Auguri :)

11
ott

Conoscere bene un Sistema Operativo…

Quando si dice “la notte porta consiglio”. Beh, di solito lo fa mentre si dorme. Io sono sveglio, ma è uguale.

Commentavo questo post, quando mi vien fuori in maniera più che naturale la seguente “chicca”

Conoscere un sistema [operativo] vuol dire saper smanettare a fondo con un sistema Linux, BSD, etc.

Conoscere Windows significa sapere fare in modo che non si autodistrugga.

Quanto è tristemente vero. Tristemente per Windows, ovviamente.

9
ott

Software libero e Open Source in Italia

Anche se è sbagliato e non mi piace quando associano in maniera biunivoca la parola gratis al software libero e aperto, devo dare atto a questo servizio di Report per le utili informazioni che fornisce riguardo l’utilizzo di software libero/aperto nelle scuole italiane e nella PA.

In particolare il video parla della provincia di Bolzano, quindi si tratta di quella parte d’Italia dove le cose sono sostanzialmente diverse. La mentalità lì, si sa, è molto più simile a quella austriaca che a quella italiana.

[Via Il Blog di Alessio]

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