Questa parola, non più nei dizionari moderni, fu coniata da Dante, come esempio di una parola che da sola forma un endecasillabo. È stata la parola italiana più lunga (anche, di una sola lettera, più di precipitevolissimevolmente) finché Anacleto Bendazzi non fece uso di anticostituzionalissimamente.
Ad ogni modo, sia la prima che l’ultima non appaiono più nei moderni dizionari, lasciando il primato di più lunga parola italiana alla più famosa precipitevolissimevolmente.
Quello bianco. Quello nero è morto anni fa.
Vedere tentativi di correzioni di italiano da parte di chi non mette la stessa attenzione quando scrive i propri articoli ha un non so che di ilare.
Oggi sono in vena delle mie adorate critiche a chi scrive con i piedi. Dopo l’articolo precedente, ecco seguire a stretto giro un altro breve articolo per evidenziare l’uso improprio della nostra cara lingua da parte, ancora una volta, di giornalisti professionisti di Repubblica.it.
La frase incriminata è in quest’articolo, ed è in realtà parte della frase che ho citato in questo mio articolo. L’altro giorno non ero in vena, quindi ho semplicemente corretto l’errore mentre riportavo la frase.
Ma vediamo dov’è questo errore. La frase originale è
Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta se stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere.
Quella giusta è
Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta sé stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere.
Usare il “se” ipotetico invece del “sé” pronome personale riflessivo: due piccole parole, ma dal significato enormemente differente. Ciucci.
Quest’articolo mi riporta alla mente l’eterno problema dell’italianizzazione di parole inglesi di cui abbiamo già, in realtà, il corrispettivo italiano. Ammetto che, causa l’abuso linguistico fatto da riviste specializzate e letteratura tecnica di vario tipo, io stesso sono incappato e ancora incappo in questi tranelli che mi portano a farmi le cazziate da solo. Più in passato che adesso: parlando tutti i giorni in inglese, tendo a rivalorizzare l’italiano molto più di quanto facessi prima.
Ce ne sono tanti di questi termini, ma parliamo di quello in oggetto: la renderizzazione, che sarebbe la versione italiana dell’inglese rendering, dal verbo to render. Cosa significherà mai questo verbo? Sarà davvero talmente complesso da doverlo italianizzare?
Eppure ricordavo che in italiano il verbo rendere esistesse eccome.
Sicché
motore di rendering
diventa facilmente
motore di resa
con significato piuttosto chiaro. Dopotutto un motore di resa non è altro che un artefatto che interpreta un linguaggio atto a descrivere un oggetto e rende la sua versione “visiva” all’utente finale.
Anche la frase nell’articolo citato sopra
il nuovo iPhone 3GS è molto più veloce del proprio predecessore nella renderizzazione del JavaScript
diventa molto più decente se scriviamo
il nuovo iPhone 3GS è molto più veloce del proprio predecessore nella resa di JavaScript
Così facendo, la frase risulta non solo corretta e comunque chiara, ma anche decisamente più comprensibile a una persona che non sa cosa diavolo sia un “rendering”.
PS: noterete che mi sono anche preso la libertà di cambiare “del” in “di”, dal momento che usare una preposizione articolata (così come articoli determinativi) davanti a un nome proprio (in questo caso di un linguaggio di programmazione), è scorretto. Ma questo è un altro paio di maniche.
PPS: alcuni di voi lì fuori si renderanno anche conto che la frase, anche dopo le varie correzioni, non ha il minimo senso, poiché Javascript non viene reso, ma eseguito, essendo un linguaggio di programmazione e non di “descrizione” (come lo è HTML)
Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta sé stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere. E quando non ci sono le telecamere, recita davanti ad un pubblico pieno di veline.
Lucía Méndez (traduzione di Repubblica.it)
Quella era un’Italia che io amavo appassionatamente, nella cui lingua ho scritto i miei primi libri. Fino a quando non è arrivato Berlusconi.
Juan Arias (tradotto da Italia dall’Estero)
Quest’uomo ha più spirito patriottico italiano della maggioranza degli italiani stessi.
Chi pensava, anzi sperava, che i talloni d’Achille di Al Tappone fossero la mafia, le tangenti, i fondi neri, i conflitti d’interessi, aveva sopravvalutato l’Italia e gli italiani. Ora che l’”utilizzatore ultimo” sprofonda per gli eccessivi “quantitativi di donne” (secondo le poetiche definizioni ghediniane), chiediamo umilmente scusa a un paese ridotto a un film minore di Alvaro Vitali per esserci troppo occupati delle quisquilie di cui sopra.
Beh, devo dire che per quanto apprezzi la stampa estera rispetto a quella italiana, qui si vede il limite della loro comprensione di certe situazioni. Lungi da me giustificare un tale atteggiamento, voglio solo rendere chiaro il perché di tale comportamento.
In quell’articolo si parla di Petru, il rumeno ucciso a Montesanto, per sbaglio, da un commando di Camorra.
Innanzitutto, visto che qualcuno altrove ha avanzato l’ipotesi, vorrei chiarire che il razzismo non c’entra proprio niente in questo caso. Detto questo, passiamo oltre.
Quando qualcuno viene ucciso in quel modo, quasi tutti a Napoli sanno che è successo per mano della Camorra. Ed ovviamente è difficile pensare a un errore, finché non saranno le stesse forze dell’ordine a determinarlo.
Or dunque, è bene sapere che nel 99% di questi casi, gli stessi soccorsi (il 118, intendo) stentano o non fanno del tutto il proprio lavoro. Il motivo è semplice. Se quella era la vittima designata (come non è questo il caso, ma in genere è così), quella persona, per la Camorra, deve morire. Nessuno deve osare interferire.
Chiunque interferisce verrà punito. È il codice. Se un ambulanza si azzarda a salvare una vittima di Camorra, succede il putiferio. Tutti lo sanno, soprattutto dopo che Roberto Saviano l’ha spiegato chiaramente in Gomorra.
Ora, vi chiedo, come vi comportereste, sapendo questo? Sapendo che se solo osate prestare aiuto a quella che potrebbe al 99% essere una vittima di Camorra, non passano nemmeno 24 ore prima che vi trovino e, nel migliore dei casi, vi gonfiano di botte?
Di certo, non è assolutamente normale che le cose vadano così, ma purtroppo, con tutte le istituzioni riunite nel fare esattamente un bel niente per questa situazione (piuttosto vi contribuiscono e vi lucrano), non vi sembra normale che, alla fine dei conti, una persona metta la propria sicurezza dinanzi a tutto ed eviti di mettere in pericolo la sua vita e quella di chi gli sta vicino?
Lascia stare, Silvio, sporca capra della politica europea, il mondo ne ha già avuto abbastanza?
Barbara Ellen su TheObserver
La grande coalizione del governo tedesco sembra compatta nell’usare metodi di censura digitale per oscurare siti di pedopornografia e simili. Detta così sembra una cosa buona, se non fosse che il metodo utilizzato, ovvero la censura, non solo non è necessario ma è pericoloso. Il sistema di censura sarebbe nelle mani del governo e a quel punto l’entità Internet non sarebbe più “libera” come lo è per sua natura, ma difatti controllata da un organo potente che potrebbe facilmente abusare del potere, privando la rete della sua idendità.
Ovviamente è attiva una forte protesta e gli stessi manifestanti hanno dimostrato che in 12 ore hanno potuto spazzare via 60 siti del genere dalla rete semplicemente segnalando ai provider l’esistenza di tale contenuto sui loro server, che è stato quindi prontamente rimosso dalla rete. Semplice, no?