Ok, let’s be fair
Repubblica.it pubblica un articolo a proposito del vademecum del “The Guardian” che ironicamente fornisce suggerimenti agli inglesi che vanno in Italia.
Riprendiamo la cosa punto per punto.
- Taxi. La storia del tassista che fa il giro più lungo è vecchia e diffusa. Vogliamo invece parlare del costo di un black-cab, che sono accessibili solo per spostarsi da un pub all’altro? O vogliamo parlare di casi come questi? O degli autisti di mini-cab che il 90% delle volte non sanno nemmeno dove si trovano?
- Autobus. Qua hanno raggiunto il ridicolo. Si lamentano di eventuali telefonate in luoghi pubblici quali gli autobus. La cosa in sé è già ridicola: tutti parlano ovunque al cellulare quando sei per strada. Comunque, vogliamo parlare dei loro autobus? Ok. La gente negli autobus qui ci fa i rave party. Mangia e beve di tutto (in alcuni casi anche alcolici, pur se è vietato dalla legge). E poi lascia tutti i rifiuti lì. E negli autobus a due piani ti puoi ritrovare con lattine e bottiglie che ti piovono dal piano superiore. Per non parlare che i ragazzini qui camminano 24/7 con i cellulari che riproducono musica ad alto volume, nonostante sia vietato dalla legge (ok, no comment su questo…). Se poi torniamo all’argomento principale, ovvero le telefonate, se salite su un autobus a Londra vi trovate spesso tra un mare di telefonate ognuna delle quali spesso si svolge in lingue extra-terrestri.
- Scandali e indifferenza. Punto loro.
- Nepotismo. Beh, diciamo punto loro? Qui c’è uguale, insomma, l’ho visto e l’ho sentito. La differenza è che se arrivi troppo in alto troppo in fretta e senza esperienza, non duri tanto. Questo è perché qui la meritocrazia co-esiste e alla fine, per forza di cose, vince (in media).
- Vittimismo. Questa mica l’ho capita bene. Comunque sulla questione aziende hanno quasi tutte le ragioni. Ma sinceramente, su questo punto, sono abbastanza ignorante in materia inglese.
- Burocrazia. Vero, noi e la Francia (che l’ha inventata, la burocrazia) siamo i paesi più burocratizzati del mondo (beh, diciamo dell’Europa, che è meglio, non ne so niente al di fuori). Vero anche che qui è più difficile farsi la tessera della biblioteca che registrarsi dal medico. Bah.
- Giornali e politica. Immagino che il messaggio qui sia “giornali politicizzati”. Come dar loro torto?
- Digestivi. Loro non mangeranno più la “cassoeula”. Vogliamo parlare del cibo britannico? Oh, dimenticavo, non esiste.
A tutto questo, comunque, andrebbe aggiunto che sti inglesi se la tirano un po’ troppo e diciamo che non sono esattamente nella posizione di fare queste ironie, e in più non mi pare assolutamente un atteggiamento maturo, piuttosto alquanto assimilabile alle bambinate berlusconiane. Mi va bene che vogliano spiegare determinate cose agli inglesi che viaggiono, come la nostra rinomata gestualità: del resto noi siamo riusciti a sviluppare diversi modi di comunicare (una bella lingua, altrettanto bei dialetti, una comunicativissima gestualità), loro, purtroppo, sono stati capaci solo di sviluppare una lingua completamente difettosa
Ma farlo a mo’ di sfottò sinceramente è proprio fuori luogo.
Ciò detto, poi, se volessimo parlare della finta migliore metro di europa (a mio avviso facilmente battuta da quella Barcellonese), della loro mancanza del concetto di igiene personale e casalingo, etc. pure noi avremmo di che sfottere. Ma non lo facciamo. A farci fare figure di merda ci pensa già Berlusconi.

