Ragazzi, si chiude

Aggiornamento del 1 Novembre 2009: riaperto in forma differente.Postilla del 4 Ottobre 2009: se qualcuno che non conosco di persona decide di seguirmi su Facebook, gentilmente, quando richiede l'amicizia, aggiunga anche un messaggio per farmi capire di chi si tratta, così viene aggiunto prima. Altrimenti dovrete aspettare che io vi invii un messaggio per capire ...
Il Pino di Napoli
Alzi la mano chi non ha mai visto un dipinto o foto del golfo di Napoli come questa che segue, con quel pino che si affaccia sul mare.
Tutti i napoletani lo hanno visto almeno una volta, ma probabilmente, anche se sicuramente ce lo si è chiesti, nessuno sa quel pino dove sia.
La verità è che il Pino di Napoli, sebbene ancora circolino in giro immagini del Golfo che lo includono, non esiste più. Fino agli anni Ottanta quell’albero ha adornato gran parte delle cartoline della città che ritraevano il golfo, così come oleografie e dipinti del passato.
Il Pino si trovava in Via Minucio Felice (traversa di via Orazio), in prossimità della Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, ed è stato lì per centinaia d’anni.
Purtroppo, pur avendo un grande valore storico, nel 1984 necessitò di essere abbattuto poiché malato.1
Per chi vuole saperne di più, può partire da questo articolo.
- 1 Tuttavia, nel 1995 Legambiente ha piantato un “nuovo Pino di Napoli”.
Le vite di Napoli
Napoli ha tre vite, tutti i napoletani lo sanno. E credetemi se ve lo racconto, perchè io lo sono, sono nata qua. E chi meglio di un napoletano può parlarvi di Napoli?
C’è una Napoli bene. Quella Napoli che puoi incontrare a Via Chiaia, tra i negozi di Valentino e Prada, dove i più rimangono fuori col naso incollato alle vetrine e solo pochi entrano; la puoi trovare a Posillipo, via Orazio, via Nevio, dove lo splendido panorama unito alle splendide ville, sembra davvero “spazzar via ogni dolore”.1 Questa Napoli c’è anche a via Toledo, dove le generazioni si tramandano lo struscio, la passeggiata domenicale fatta vestiti di tutto punto, alla “Io, mammeta e tu”. Questa è la Napoli dalla “r” moscia alla Totò, dal dialetto pulito e di stampo antico, quella snob che guarda dall’alto verso il basso e solo in rare occasioni. La Napoli da evasione fiscale. C’è tanto di questa Napoli anche a Milano, Roma, Firenze…e non dite che non è vero.
Rovescio della medaglia, la Napoli oscura. Il suo buco nero è grande almeno quanto la sua bellezza. È un buco enorme. È la Napoli di Secondigliano, Scampia, Forcella e Sanità. Questi quartieri si conoscono molto bene, hanno fama, quelli di prima certo, non facevano notizia. La realtà è molto dura tra i vicoli di Forcella, il sole passa solo per pochi minuti al giorno, poi i suoi palazzi stretti la richiudono su sè stessa, la abbandonano, la isolano, la lasciano preda di sè. Per quelle strade ascolti musica neomelodica e motorini a tutte le ore, le mura sono decadenti, i volti sempre gli stessi. Prostitute, drogati e scugnizzi ogni mattina si danno il buon giorno, si sentono sicuri dicono, dove c’è la malavita la gente vive tranquilla. Solo qualche angelo ogni tanto cade giù, ma si tratta di fatalità, si raccontano. Secondigliano, Scampia…non c’è nulla da raccontare. Lì i vicoli di Forcella si fanno strade ben più larghe dove la gente sa che autobus prendere e a che ora farlo. Sono i centri da cui si irradia tutto il male della città, ma non sono certo gli unici. Questa Napoli è la meta preferita dai giornalisti; se si deve fare un’intervista è giusto farla dove si può speculare meglio: tra ignoranza, cattiveria e dolore. L’ignoranza la tramandano di padre in figlio, la cattiveria si acquisisce, il dolore è parte attiva della prima e della seconda. Di questa Napoli conoscete già.
Poi c’è la mia Napoli, e credetemi forse è la più dolorosa. È la Napoli degli studenti, delle famiglie oneste, che non evadono le tasse e non fanno gli scippi. È la Napoli di migliaia di giovani che si affollano la mattina nelle metropolitane, che parlano del futuro proprio e della città tra le mura delle università. Parlano ma solo tra loro, perchè a questi nessuno da mai ascolto, eppure urlano. È la Napoli della gente che crede ancora che si possa cambiare, che compra ancora la macchina nuova e si arrabbia quando vede che di Napoli si parla male, in modo sbagliato. I giovani vorrebbero studiare in università più attrezzate e moderne, vorrebbero avere opportunità di lavorare nella propria città e arricchire le sue casse ma inevitabilmente la devono abbandonare e contribuire alla crescita economia di qualche altra città, di qualche altro paese. È la Napoli che ha la furbizia, la creatività e la spensieratezza tipiche della città ma non le usa contro se stessa. E i suoi giovani non si drogano, non si ubriacano o si schiantano contro qualche muro, non uccidono nonne, padri, madri o fratelli, non abbandonano figli. Sognano.
È la Napoli che vive tra il bene e il male ogni giorno e non ha paura e non si sente sfortunata. Ed è molto, molto numerosa.
Ora basta speculare su Napoli. Vorrei che fossero i napoletani a parlare di Napoli, gli altri non sanno, non la capiscono.2
- 1 Da Pausilypon, il nome greco di Posillipo
- 2 Questo articolo non è mio. L’originale lo trovate qua, e mi è stato gentilmente concesso il permesso di usarlo.
Storici primati di Napoli
Fin troppo spesso si parla di Napoli nei modi più denigratori possibili. E anche quando si ricorda il contributo artistico-culturale che questa città ha avuto nella storia italiana e nel mondo, si finisce col far passare l’immagine di una città che, agli atti pratici, non ha mai concluso un bel niente.
Sebbene Napoli non passi momenti facili nelle ultime decadi, ci sono stati momenti decisamente migliori e anche tutt’oggi, tra l’enorme quantità di problemi che purtroppo è impossibile negare, c’è ancora molto di cui parlar bene, nonostante “qualcuno” tenda sempre a porre l’accento su quanto di negativo si possa trovare in questa città.
Ad ogni modo, dei tempi moderni parlerò in un altro articolo. Vorrei invece dare un’impronta “storica” a questo articolo e rammentare per un attimo alcuni dei primati di cui questa città può fregiarsi:
- Nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato il Premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (I in Italia);
- Primo ponte sospeso in ferro in Italia (Ponte “Real Ferdinando” sul Garigliano);
- Prima ferrovia e prima stazione in Italia (tratto Napoli-Portici);
- Prima illuminazione a gas di città;
- Primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale;
- Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte;
- Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri;
- Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa;
- Prima Nave da crociera in Europa (“Francesco I”);
- Prima Borsa Merci e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale;
- Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare;
- Prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio);
- Primo “Orto Botanico” in Italia a Napoli;
- Osservatorio sismologico vesuviano (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica;
- Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo;
- Prima Città d’Italia per numero di Teatri;
- Prima Città d’Italia per numero di Conservatori Musicali;
- Prima Città d’Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste;
- Teatro S. Carlo (il primo nel mondo), ricostruito dopo un incendio in soli 270 giorni;
- Successo mondiale (e tutt’oggi valido) della canzone napoletana;
- etc.
La lista è ancora lunga, ma mi limito a riportare i miei preferiti. Come è chiaro, è stato fatto tanto e gli abitanti di questa città, spesso etichettati come fannulloni nullafacenti (non che manchino, eh, per carità), si sono dimostrati e tutt’oggi si dimostrano in grado di fare grandi cose.
E mentre in questa pagina ho voluto dare un taglio storico, in un altro articolo, che spero di pubblicare presto, cercherò di fare una panoramica dei tempi più recenti.
E se lì fuori c’è chi ha contributi, che ben vengano nei commenti!
Di che si tratta?
Napul’è…cos’è Napoli? Napoli è tante cose, ma in queste pagine è e sarà semplicemente la mia Napoli.

Ho passato tanto tempo nell’indecisione di aprire un blog in cui potessi parlare esclusivamente di tutto ciò che riguarda Napoli, e alla fine ho fatto questo passo, sperando di avere il tempo di curare il blog a dovere.
Il perché di questo sito è presto detto: sono personalmente, nel bene e nel male, molto “attaccato” alla mia città, alla sua cultura, al suo essere particolare, al suo eterno provocare sentimenti conviventi di odio e amore nelle persone che vi nascono o ne vengono solamente a contatto. Per la rete, così come nella vita di tutti i giorni, riscontro sempre più un imbastardimento di quella che è, nel senso più generale del termine, la cultura napoletana. Non entrerò qui nel dettaglio (avrò modo di chiarirvi cosa intendo nel corso della vita di questo blog), ma il principio è che è fin troppo diffusa, ormai, l’attitudine ad amare e odiare Napoli per i motivi sbagliati. Napoli va amata, e va odiata, senza dubbio alcuno: ma per i giusti motivi.
Confesso – e concludo – che questo blog forse non sarebbe nato se io ora non vivessi all’estero, realtà con la quale mi confronto ogni giorno da tempo ormai. Ed ecco qui spiegata anche la tag-line che ho scelto per il sito, citando una famosa cazone di Pino Daniele, Napul’è (che a sua volta dà il titolo a questo blog):
Napule è tutto nu suonno e ‘a sape tutt”o munno. Ma nun sanno ‘a verita’.
ovvero
Napoli è tutta un sogno ed è conosciuta in tutto il mondo. Ma non conoscono la verità.
Ed è così che alla fine ho deciso di dar vita a queste pagine: parlare di ogni singola cosa che riguarda Napoli, mettendo tutto sotto quella che per me è la giusta luce.
La città controversa
Pensavo: come primo articolo, che scrivo? Nel tempo passato tante sono state le cose che mi sarebbe piaciuto scrivere. Ma come iniziare adesso? Ma certo. Parlando di ciò che rende Napoli una delle città più particolari al mondo: la controversia.
Eh sì, purtroppo e per fortuna, è così. Lo diceva, a modo suo, già Goethe
Napoli è un paradiso abitato da diavoli
Citazione poi ripresa da Benedetto Croce (che a Napoli, tra l’altro, ci è morto) per intitolare un suo libro.
Napoli è un po’ così. Da un lato è famosa per le genti amichevoli, dall’altra è altrettanto famosa per essere abitata da personaggi afferenti alla Camorra. Da un lato è simbolo di cultura, con un enorme storia di teatro, scrittori, poeti, musicisti, cantanti, e artisti di ogni genere, e dall’altro è simbolo di degrado culturale, con quartieri ad alfabetizzazione zero, i neomelodici che deturpano la storia musicale di Napoli, e una ben scarsa modernizzazione trasversale a tutta la città. A Napoli c’è la splendida Posillipo, ma c’è anche la tanto temuta Scampia.1
Il Napoletano stesso è controverso: il Napoletano si lamenta, ma poi non fa niente per mettere le cose a posto.
Insomma, Napoli è fatta così. È controversa. È amabile e detestabile allo stesso tempo, perché ti fornisce contemporaneamente i motivi per provare entrambe le sensazioni. L’ho sempre vista così e probabilmente lo rimarrà per sempre.
- 1 La foto di Scampia e quella del Maschio Angioino su Flickr
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