Arrestato Provenzano

by Nemo on Aprile 11, 2006 · 0 comments

in Cronaca

Il boss della Mafia Bernardo Provenzano, latitante dal 1963, è stato arrestato, dopo che lo scorso mese il suo avvocato ha dichiarato che era morto.

Provenzano ha, nei suoi quarantatre anni di latitanza, effettuato gli omicidi più efferati ed esercitato un enorme potere all’interno della mafia. Le forze dell’ordine lo hanno scovato all’interno di un casolare alle porte di Corleone vicino Palermo. Non si sa ancora nulla sulla dinamica dell’arresto se non che il boss, 73 anni, non avrebbe opposto resistenza. Fatto l’esame del Dna, è stato trasferito in una località segreta. In tasca ai jeans che indossava al momento dell’arresto, aveva numerosi “pizzini”, i foglietti con cui negli oltre 40 anni di latitanza ha continuato a comunicare e a impartire ordini ai suoi fedelissimi.

Ricordiamo che Provenzano, secondo Giuffrè (boss della Mafia che nel 2002 ha iniziato a collaborare con la giustizia), ha fatto in modo di sostenere il progetto politico di Forza Italia. In particolare, il senatore forzitalino Marcello Dell’Utri avrebbe ricevuto appoggio elettorale da parte di Cosa Nostra nelle elezioni del ‘99.

Come? Racconta Giuffrè che Provenzano sarebbe riuscito ad agganciare i vertici di Forza Italia per presentare una serie di richieste su alcuni argomenti che interessavano l’organizzazione mafiosa: l’abolizione del regime carcerario del 41 bis, la revisione dei processi, la legge sui collaboratori di giustizia, la legge sul sequestro dei beni. Il pentito ha aggiunto che Provenzano voleva ottenere anche l’alleggerimento della pressione sulle cosche da parte della magistratura. Giuffrè dice di aver appreso queste notizie direttamente da Provenzano nel gennaio ‘93; il capo di Cosa nostra gli avrebbe assicurato che questi nuovi referenti politici nell’arco di dieci anni avrebbero fatto ottenere questi risultati.

Sul rapporto tra Cosa Nostra e Forza Italia, Giuffrè dice: “Vi sono state due fasi. Quella dell’acquisizione delle ‘garanzie’ e quella della ricerca dei referenti ‘giusti’ sul territorio per le varie elezioni, e cioè candidati almeno apparentemente ‘puliti’, non dovevano essere sotto inchiesta della magistratura, e quindi non potevano avere alcun timore a portare avanti la politica che interessava a Cosa nostra”.

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