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Lo so, non trovo pace. Ma ho guardato il blog con tutti quei post provenienti da Facebook. Non mi piaceva. Troppo incasinato. Così ho rimosso tutti i link FB importati nel blog.
Per gli interessati, ricordo sempre che il mio Lifestream giace qui.
Ah, e Buone Feste a tutti!
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Sperando che nessuno abbia ancora cancellato il feed di questo blog dal mio proprio feedreader, vi scrivo per annunciarvi che ho deciso di cambiare lo status di questo blog da chiuso ad aperto via Facebook. Vediamo cosa vuol dire.

In pratica, io sono attivamente su Facebook, dove condivido link, scrivo brevi note (a volte), e cose così. Un po’ quella che era l’attività di questo blog prima che decidersi di chiuderlo.
Dato che non tutti si sono sottomessi a Facebook e chi è su Facebook non necessariamente ha voglia di aggiungermi pure lì perché magari non vuole che mi faccia i cavoli suoi
, ho deciso di fare la cosa più semplice di questo mondo: usare il plugin FeedWordpress e replicare anche qui i post e i link che pubblico sul mio profilo.
A mio avviso, è la soluzione migliore per questo blog! Evita a me di dover duplicare le cose e soprattutto mi fornisce un modo veloce per scrivere post qui, visto che l’interfaccia di Facebook è molto più semplice, veloce e usabile di quella di WordPress.
Vediamo un po’!
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Aggiornamento del 1 Novembre 2009: riaperto in forma differente.
Postilla del 4 Ottobre 2009: se qualcuno che non conosco di persona decide di seguirmi su Facebook, gentilmente, quando richiede l’amicizia, aggiunga anche un messaggio per farmi capire di chi si tratta, così viene aggiunto prima. Altrimenti dovrete aspettare che io vi invii un messaggio per capire chi siete.

Ragazzi miei, almeno fino a nuovo ordine, ho deciso di chiudere questo blog. Il che, a dire il vero, non cambierà molto lo stato delle cose, visto che non sto scrivendo nulla (per la cronaca, ho anche disattivato quei noiosi post di riassunto del Lifestream).
Questo Blog nasce ufficialmente nel dicembre del 2005, anche se vi potete trovare qualche articolo datato aprile o febbraio 2005, importati da un primo esperimento di Blog su blogspot.com.
All’inizio la natura di questo Blog era alquanto confusa. Abituato a scrivere online (nei forum, per lo più) solo di cose tecniche, all’inizio molti dei miei articoli erano a sfondo IT. Ciononostante, non sono mai stati veramente approfonditi e spesso si mescolavano ad articoli di varia natura, tra cui attualità, e altre tematiche.
Poi, in un periodo in cui ero veramente incazzato nero per il rapido degrado della situazione socio-politica italiana, questo Blog si focalizzò praticamente quasi esclusivamente su tematiche del genere, e in una percentuale comunque rilevante, anche su tematiche di ambiente, energia, in qualche modo pur sempre collegate alle precedenti.
Quello è stato il periodo in cui questo Blog è stato più attivo e ha raggiunto più persone. Fino a quando non mi sono stancato.
Da quel giorno questo blog non è mai stato veramente attivo, veramente interessante, veramente un bel niente, a parte i miei “simpatici” ma sporadici articoli giusto per attaccare gli analfabeti in giro per il web (e non) che si ostinano a scrivere da professionisti pur senza degnarsi di conoscere la grammatica italiana a dovere.
Il motivo di tutto ciò è dovuto sia a una stanchezza nel parlare di certe cose, sia alla mancanza di tempo per mettersi lì e scrivere un articolo che abbia più di una frase. Infatti, molti degli ultimi articoli, spesso, erano giusto una segnalazione di un video, una frase, una citazione o simile. E purtroppo, per cose simili, si prestano più i social network tanto in voga di recente (Facebook e Twitter in primis) piuttosto che un blog.
Perciò, tolti gli articoli propriamente detti, tolte le segnalazioni brevi, non è che rimanga chissà quanto da scrivere su queste pagine.
Ad ogni modo per quei pochi che ancora seguono questo blog, non è che mi tolgo dalle scatole, sia chiaro. Innanzitutto, vi segnalo il nato di recente Napul’è, l’unico Blog dove riesco a scrivere più di mezza pagina (per ora).
Poi c’è il mio blog/sito “professionale”, Domus Neminis.
Infine, per seguire tutto il resto, ho creato appositamente un Lifestream, dove è possibile seguire le cavolate che faccio in giro per la rete. Il Lifestream è dotato anche di feed, tramite il quale arriverà (spero) un riassunto ogni sera (o mattina) sulle mie attività in giro per i “social”.
Che dire, è stato bello. E chissà che non torni a rispolverare le pagine di questo blog, un giorno, con nuove, concrete ispirazioni o bisogni di scrivere.
Grazie a tutti per il supporto in questi quasi 4 anni (mamma quanto tempo!) e spero che mi seguiate comunque attraverso le altre vie citate.
Ciao a tutti!
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L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti
come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.
Goethe, 1786-1788 circa
A tratti turbante, soprattutto il verso sui capi di stato, considerata che è stata scritta più di 200 anni fa.
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In pochi minuti un chiaro quadro di come Berlusconi stia giungendo al culmine dell’attuazione del Piano di Rinascita Democratica della P2.
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Sono stato in vacanza a casa. Ovvero, sono tornato a Napoli per la seconda parte delle mie vacanze estive.
Ma questo pensiero post-vacanze ha in realtà nulla a che fare con le vacanze stesse.
È un pensiero già venuto a galla in passato e tornato a galla durante queste vacanze. Un pensiero semplice.
Ci sono città, nel nord Italia, in Europa che, sebbene sempre ricche storicamente e culturalmente, sono su un gradino decisamente più basso, su questo punto di vista, paragonate alla mia città.
Ma loro, però, sono intelligenti. Valorizzano fino alla più piccola nullità, attirando tantissima gente e traendo il massimo dal turismo.
Se Napoli facesse con ogni singolo “tizio” nato a Napoli, e ogni singola “pietra” storica della città, ciò che Salisburgo fa con Mozart, Milano diventerebbe, in termini di ricchezza, una città del quarto mondo paragonata a Napoli.
Che amarezza [cit.]
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Il film è stato prodotto da insu^tv. La sinossi:
Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers ha documentato la cosidetta “emergenza rifiuti Campana” per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di “gestione straordinaria”. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell’Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta. L’assalto ai fondi pubblici, le zone d’ombra della democrazia, il boicottaggio della “differenziata”, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative. E se “vivere in emergenza” fosse solo una strategia per accumulare profitti!?
Ripeto l’ultima domanda: E se “vivere in emergenza” fosse solo una strategia per accumulare profitti?
Quante volte l’avrò detto negli ultimi anni? Già. Ma quante persone effettivamente riescono o riusciranno a crederci? Perfino persone che vivono questo inferno da vicino credono senza sforzi alle balle mafio-governative.
Sapendo già a cosa vado incontro nel guardare questo film, ancora non l’ho visto tutto, ma solo brevi spezzoni. Intanto, con rabbia e tristezza, lo segnalo anche a voi.
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Repubblica.it pubblica un articolo a proposito del vademecum del “The Guardian” che ironicamente fornisce suggerimenti agli inglesi che vanno in Italia.
Riprendiamo la cosa punto per punto.
- Taxi. La storia del tassista che fa il giro più lungo è vecchia e diffusa. Vogliamo invece parlare del costo di un black-cab, che sono accessibili solo per spostarsi da un pub all’altro? O vogliamo parlare di casi come questi? O degli autisti di mini-cab che il 90% delle volte non sanno nemmeno dove si trovano?
- Autobus. Qua hanno raggiunto il ridicolo. Si lamentano di eventuali telefonate in luoghi pubblici quali gli autobus. La cosa in sé è già ridicola: tutti parlano ovunque al cellulare quando sei per strada. Comunque, vogliamo parlare dei loro autobus? Ok. La gente negli autobus qui ci fa i rave party. Mangia e beve di tutto (in alcuni casi anche alcolici, pur se è vietato dalla legge). E poi lascia tutti i rifiuti lì. E negli autobus a due piani ti puoi ritrovare con lattine e bottiglie che ti piovono dal piano superiore. Per non parlare che i ragazzini qui camminano 24/7 con i cellulari che riproducono musica ad alto volume, nonostante sia vietato dalla legge (ok, no comment su questo…). Se poi torniamo all’argomento principale, ovvero le telefonate, se salite su un autobus a Londra vi trovate spesso tra un mare di telefonate ognuna delle quali spesso si svolge in lingue extra-terrestri.
- Scandali e indifferenza. Punto loro.
- Nepotismo. Beh, diciamo punto loro? Qui c’è uguale, insomma, l’ho visto e l’ho sentito. La differenza è che se arrivi troppo in alto troppo in fretta e senza esperienza, non duri tanto. Questo è perché qui la meritocrazia co-esiste e alla fine, per forza di cose, vince (in media).
- Vittimismo. Questa mica l’ho capita bene. Comunque sulla questione aziende hanno quasi tutte le ragioni. Ma sinceramente, su questo punto, sono abbastanza ignorante in materia inglese.
- Burocrazia. Vero, noi e la Francia (che l’ha inventata, la burocrazia) siamo i paesi più burocratizzati del mondo (beh, diciamo dell’Europa, che è meglio, non ne so niente al di fuori). Vero anche che qui è più difficile farsi la tessera della biblioteca che registrarsi dal medico. Bah.
- Giornali e politica. Immagino che il messaggio qui sia “giornali politicizzati”. Come dar loro torto?
- Digestivi. Loro non mangeranno più la “cassoeula”. Vogliamo parlare del cibo britannico? Oh, dimenticavo, non esiste.
A tutto questo, comunque, andrebbe aggiunto che sti inglesi se la tirano un po’ troppo e diciamo che non sono esattamente nella posizione di fare queste ironie, e in più non mi pare assolutamente un atteggiamento maturo, piuttosto alquanto assimilabile alle bambinate berlusconiane. Mi va bene che vogliano spiegare determinate cose agli inglesi che viaggiono, come la nostra rinomata gestualità: del resto noi siamo riusciti a sviluppare diversi modi di comunicare (una bella lingua, altrettanto bei dialetti, una comunicativissima gestualità), loro, purtroppo, sono stati capaci solo di sviluppare una lingua completamente difettosa
Ma farlo a mo’ di sfottò sinceramente è proprio fuori luogo.
Ciò detto, poi, se volessimo parlare della finta migliore metro di europa (a mio avviso facilmente battuta da quella Barcellonese), della loro mancanza del concetto di igiene personale e casalingo, etc. pure noi avremmo di che sfottere. Ma non lo facciamo. A farci fare figure di merda ci pensa già Berlusconi.
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Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la “discesa in campo”. È stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E “L’espresso” la pubblica in esclusiva.
Via Voglio Scendere (Peter Gomez)
PS: ovviamente non vi aspettavate mica che questa notizia fosse sulla prima pagina di ogni quotidiano esistente sulla faccia dell’Italia?
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Caro Salvini, buongiorno. Innanzitutto ti volevo esprimere la mia solidarietà. Sono da sempre sensibile ai problemi della gente, e mi rendo conto che essere padano deve essere proprio un inferno.
A tal proposito mi permetto di dedicarti alcuni versi di una canzone che puoi ascoltare qui
nun è quistione d’unità d’Italia, patria, fede o razza
è quistione ca nuje già stammo esaurite
e tu staje cacanno fuori dalla tazza
munnezza
è quistione che a cchella ladrona ‘e Roma
l’he chiammata mamma fino a che nun c’he svacantato ‘a zizza
e a nuje camorra, pizza e furmaggio salato.
Te si’ guardato?
Va’ cagnate ‘o vestito
c”a mmumente m’affugavo p”e rrisate
he vuluto ‘o carnevale anticipato e l’he avuto
mo’ miettete ‘o pigiama e va te cocche
ch’è notte
o si no t’anticipammo capodanno
e a capodanno ‘o ssaje ca nuje sparammo ‘e bbotte
e Umberto ‘o ssape bbuono ca nun se spara c”a vocca
‘e bbotte so’ na cosa delicata
e Umberto è nu pagliaccio
si nce aggia fa’ nu piezzo ce ‘o faccio e sia
nuje cca nun facimmo minacce
nuje cca addivinammo profezie.
Vorrai perdonarmi l’utilizzo della nostra lingua regionale, so che potrebbe risultare complesso per chi è più avvezzo a trattare dialetti barbari piuttosto che lingue neo-latine con influeze greco-arabo-spagnole.
Buona giornata, però vai a fare anche un poco nel culo. Grazie.
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Kalinifta (sopra riportata nella versione interpretata dagli Après La Classe) è un canzone popolare del Salento, scritta da Vito Domenico Palumbo, famoso ellenista.
Kalinifta, che significa Buonanotte, è solo una delle liriche che Palumbo scrisse nella variante salentina del Griko, nome con il quale si indica il gruppo dei dialetti parlati nella Grecìa Salentina e nella Bovesìa, direttamente discendenti dalla lingua Greca, e ancora parzialmente intellegibili col Greco moderno.
Molto affascinante la presenza di queste lingue nel profondo Sud Italia, lingue che conservano più di 3000 anni di storia nei loro suoni. Significativa, direi, una citazione di Domenicano Tondi:
Greci siamo, ma da tremila anni in Italia stiamo…greco parliamo, ma non perché siamo stranieri, ma perché siamo la più vecchia gente del luogo.
PS: per dovere di cronaca, anche se questo pezzo è conosciuto come Kalinifta, il titolo originale è Matinata, che però non significa “mattinata”, ma “serenata”.
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Video ripreso da me medesimo, quindi non è il massimo