Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la “discesa in campo”. È stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E “L’espresso” la pubblica in esclusiva.
Beh, devo dire che per quanto apprezzi la stampa estera rispetto a quella italiana, qui si vede il limite della loro comprensione di certe situazioni. Lungi da me giustificare un tale atteggiamento, voglio solo rendere chiaro il perché di tale comportamento.
Innanzitutto, visto che qualcuno altrove ha avanzato l’ipotesi, vorrei chiarire che il razzismo non c’entra proprio niente in questo caso. Detto questo, passiamo oltre.
Quando qualcuno viene ucciso in quel modo, quasi tutti a Napoli sanno che è successo per mano della Camorra. Ed ovviamente è difficile pensare a un errore, finché non saranno le stesse forze dell’ordine a determinarlo.
Or dunque, è bene sapere che nel 99% di questi casi, gli stessi soccorsi (il 118, intendo) stentano o non fanno del tutto il proprio lavoro. Il motivo è semplice. Se quella era la vittima designata (come non è questo il caso, ma in genere è così), quella persona, per la Camorra, deve morire. Nessuno deve osare interferire.
Chiunque interferisce verrà punito. È il codice. Se un ambulanza si azzarda a salvare una vittima di Camorra, succede il putiferio. Tutti lo sanno, soprattutto dopo che Roberto Saviano l’ha spiegato chiaramente in Gomorra.
Ora, vi chiedo, come vi comportereste, sapendo questo? Sapendo che se solo osate prestare aiuto a quella che potrebbe al 99% essere una vittima di Camorra, non passano nemmeno 24 ore prima che vi trovino e, nel migliore dei casi, vi gonfiano di botte?
Di certo, non è assolutamente normale che le cose vadano così, ma purtroppo, con tutte le istituzioni riunite nel fare esattamente un bel niente per questa situazione (piuttosto vi contribuiscono e vi lucrano), non vi sembra normale che, alla fine dei conti, una persona metta la propria sicurezza dinanzi a tutto ed eviti di mettere in pericolo la sua vita e quella di chi gli sta vicino?
Negli ultimi giorni, dopo la dichiarazione del pentito Carmine Schiavone, si dà per certo che per Natale vogliano far fuori Roberto Saviano. Quel ragazzo napoletano di 28 anni che con il suo libro Gomorra ha portato la realtà della Camorra moderna sotto gli occhi di tutto il mondo. Dopo il libro, c’è stato lo spettacolo a teatro, poi il film e poi sempre più risonanza intorno alla bomba lanciata da Roberto Saviano.
Nella storia di questo paese, giornalisti e uomini di giustizia che hanno osato schierarsi pubblicamente e fortemente contro il crimine organizzato di stampo mafioso hanno sempre fatto una brutta fine. E nessuno, purtroppo, si aspettava che lo stato si comportasse con Saviano diversamente da come ha fatto in passato con altri personaggi. Lo Stato, che altro non è che la legalizzazione delle mafie, non può certo andare contro i suoi interessi.
Ed eccoci giunti al dunque: il pentito Schiavone, attendibile fonte, ha informato che c’è la forte possibilità che Saviano venga ucciso insieme a tutta la sua scorta.
“Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, [...] che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, [...] ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! [...] A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me”
Se oggi Roberto Saviano è costretto a parlare così, ad “arrendersi” in un certo qual senso, a desiderare di nuovo la sua vita…Se oggi Saviano non ha più una vita, non è colpa sua. E nemmeno delle persone che lo vogliono ammazzare ufficialmente. Ma di quelle che lo vogliono morto ufficiosamente. Lo Stato.
Quindi, caro Roberto, “pe parta mia faje bbuono”, come si direbbe tra noi. Perché rischiare la vita “per la patria” quando è alla patria che, in fin dei conti, stai sui coglioni. E non te avere a male: da solo non puoi combattere contro un sistema così.
Quando Ernesto Albanese, presidente dell’ONLUS “L’altra napoli“, fa notare a Mentana che la città è da tempo immemore abbandonata a sé stessa, Mentana rimane basito. Non si trova d’accordo, dice, non gli risulta che esista un’emergenza Napoli, non gli risulta che Napoli abbia mai chiesto aiuto e per di più gli pare impossibile che Napoli sia una città trascurata poiché Napoli ha una storia di politici di grosso calibro che nel corso della storia della Repubblica italiana sono stati presenti a diversi livelli importanti del governo.
Questo è quello che pensa Mentana. Fortuna che Ernesto Albanese, che non conoscevo, sembra essere più sveglio di quello che sperassi. Fa notare a Mentana che l’emergenza Napoli esiste ed è costituita da tutta una serie di problemi più o meno gravi che, come quello dei rifiuti dieci anni fa, non sono ancora arrivati al limite che impedisce il governo nazionale e i media nazionali di dargli l’attenzione che ora ottiene il problema della monnezza.
Gli dice: vogliamo fare la fine che abbiamo fatto coi rifiuti?
Lo ripeto pure io, vogliamo fare la stessa fine su tutto? Il problema della monnezza esiste da 20 anni, ma guarda caso se ne parla solo ora e solo ora lo si vuole risolvere. Perché? Ma buon Dio, è semplice! Perché sta rovinando l’immagine dell’Italia tutta e non va bene! Brutti napoletani del cazzo, dovete starvene buoni per i fatti vostri e non farvi notare! Così ci rovinate la bella faccia che con tanta cura ci siamo costruiti!
Se sto cazzo di paese non avesse fatto sempre finta di niente, o peggio, non si fosse reso complice, possibile mai che la Camorra da “sostituto dello Stato” diventava una multinazionale capace di controllare le guerre sudamericane e i traffici di armi verso l’est europeo?
Ma no Mentana, che problemi avrà mai Napoli. Non esiste la questione Napoletana. Napoli non ha mai chiesto aiuto. Tranne magari nove anni fa quando la regione Campania dichiarò ufficialmente che c’era bisogno dell’esercito in pianta stabile per fronteggiare la Camorra. La risposta fu l’equivalente di una risata in faccia. Magari Napoli chiede aiuto con ognuno dei 100 omicidi all’anno per mano della criminalità organizzata. Magari lo chiede questo aiuto, no? Che deve fare più Napoli per evidenziare di essere in una situazione che definire disastrosa è un eufemismo? Si deve autodistruggere completamente?
Eh sì, se no Mentana non si rende conto dei fatti. E soprattutto non ci può lucrare sopra con 200 puntate di Matrix assolutamente inutili dove si fa chiacchericcio senza alcun fine preciso.
Roberto Scarpinato è un magistrato antimafia di Palermo. Tramite il blog di Piero Ricca sono venuto a conoscenza di una serie di video intitolata “L’Italia oscena”, dove c’è un suo lungo intervento riguardo il ruolo degli intellettuali nel nostro paese, e lo stretto collegamento tra criminalità e storia della politica.
In Europa ci sanzionano perché non siamo trasparenti e obiettivi nell’informazione e non rispettiamo le regole di una corretta informazione. Guardate in Italia cosa succede: una trasmissione, Annozero, ha raccontato i fatti che hanno coinvolto il governatore della Sicilia Cuffaro, condannato a 5 anni di carcere per aver favorito dei mafiosi. Una condanna, seppur in primo grado, per la quale la legge prevede la sospensione, tanto che Cuffaro si è dovuto dimettere.
Un fatto gravissimo, un presidente della regione che viene condannato per aver favorito dei mafiosi qualcuno lo deve raccontare. Lo hanno raccontato un po’ tutti, ma tutti per far vedere con quanta dignità dopo la condanna offriva cannoli, meno Annozero, che invece ha raccontato chi è questo personaggio. Apriti cielo, ma non contro Cuffaro per quello che ha combinato: contro la trasmissione che lo ha raccontato.
Addirittura, subito dopo sono partiti degli esposti verso l’organo di controllo del servizio pubblico, che si chiama “Autorità per le garanzie nelle comunicazioni? (Agicom). Ventiquattro ore dopo l’Agcom ha già punito Santoro e la trasmissione Annozero dicendo che non è stato obiettivo e che deve riparare il danno. Quale danno? Viene da chiedersi “ma cos’è questa grande autorità delle comunicazioni? Chi sono questi personaggioni??
Per la risposta all’ultima domanda, vi rimando all’articolo di Di Pietro e vi lascio con il commento di un lettore del blog di Di Pietro, tale Fabio
Caro Di Pietro,
io vorrei tanto reistere resistere resistere ma devo pur campare.
Per questo ho deciso di cambiare paese, sarò uno dei tanti laureati che ha capito che in questo paese proprio non ci se la fa.
Sono stanco di queste lottizzazioni, voglio andare a vivere in un paese in cui non vige questo sistema feudale.
Arrivederci onorevole, la apprezzo per il lavoro che ha fatto e mi scusi se penso che questa nostra Italia non si salverà.
Il mafioso ministro della giustizia Clemente Mastella si dimette dal suo incarico perché la moglie è stata arrestata, per poi attaccare la magistratura.
Capire bene il meccanismo-camorra è cosa davvero complessa. Bisogna innanzi tutto sbarazzarsi la mente dai retaggi folkloristici e d’annata. Il camorrista non gira con la lupara, non è ignorante, non vive nelle bettole, non parla il dialetto come unica lingua della carne! Il sistema/camorra è il valore aggiunto di un’impresa, il suo esistere non è ruolo parassitario ma anzi riveste un’attività partecipativa.
La camorra diviene crimine quando perde, quando una famiglia viene sconfitta, quando smarrisce lo scettro del potere. La camorra quando è vincente invece coincide con lo Stato, con l’economia, con la giurisprudenza. È il potere legittimo, crimine è l’esser sconfitti!
Nun’ o’ scurdate mai!
La Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione contro l’Italia a causa della cronica crisi dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della regione Campania, dove migliaia di tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle strade e vi sono stati riversamenti in discariche illegali. Il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente. La Commissione ritiene che gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti siano inadeguati e presentino grossi rischi per la salute e per l’ambiente, una situazione che costituisce una patente violazione della normativa UE sui rifiuti. Di conseguenza, la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora – prima fase del procedimento di infrazione – chiedendo anche informazioni sui provvedimenti eventualmente presi per proteggere la salute umana e l’ambiente nella regione. Parallelamente, la Commissione procede alla valutazione dei progetti del governo italiano che intende aprire quattro nuove discariche di rifiuti in Campania, allo scopo di accertare se siano compatibili con la normativa UE e assicurarsi che risolvano, nel lungo periodo, il drammatico problema dei rifiuti nella regione.
Questo il 27 Giugno 2007. I media: zitti. Il governo: inerte. E poi dicono che non ci ignorano e non lucrano sulle vite dei Campani?
Assassini. Questo Stato guadagna sulla vita dei propri cittadini: una regione intossicata dai rifiuti, morti bianche sul lavoro, stipendi da miseria e carovita, lavoro nero, incentivo all’inquinamento. Una guerra contro la propria popolazione.
Fu il primo a capirlo. Il primo a riceverne diretta conferma. “Dotto’, non faccio più droga. No, adesso ho un altro affare. Rende di più e soprattutto si rischia molto meno. Si chiama monnezza, dotto’. Perché per noi la monnezza è oro”. Il procuratore Franco Roberti ascoltò quelle parole nel carcere di Vicenza, dicembre 1992. Lì il boss del Rione Traiano, Nunzio Perrella, aveva deciso di pentirsi.