Paradossi
Vedere tentativi di correzioni di italiano da parte di chi non mette la stessa attenzione quando scrive i propri articoli ha un non so che di ilare.
Vedere tentativi di correzioni di italiano da parte di chi non mette la stessa attenzione quando scrive i propri articoli ha un non so che di ilare.
Oggi sono in vena delle mie adorate critiche a chi scrive con i piedi. Dopo l’articolo precedente, ecco seguire a stretto giro un altro breve articolo per evidenziare l’uso improprio della nostra cara lingua da parte, ancora una volta, di giornalisti professionisti di Repubblica.it.
La frase incriminata è in quest’articolo, ed è in realtà parte della frase che ho citato in questo mio articolo. L’altro giorno non ero in vena, quindi ho semplicemente corretto l’errore mentre riportavo la frase.
Ma vediamo dov’è questo errore. La frase originale è
Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta se stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere.
Quella giusta è
Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta sé stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere.
Usare il “se” ipotetico invece del “sé” pronome personale riflessivo: due piccole parole, ma dal significato enormemente differente. Ciucci.
Quest’articolo mi riporta alla mente l’eterno problema dell’italianizzazione di parole inglesi di cui abbiamo già, in realtà, il corrispettivo italiano. Ammetto che, causa l’abuso linguistico fatto da riviste specializzate e letteratura tecnica di vario tipo, io stesso sono incappato e ancora incappo in questi tranelli che mi portano a farmi le cazziate da solo. Più in passato che adesso: parlando tutti i giorni in inglese, tendo a rivalorizzare l’italiano molto più di quanto facessi prima.
Ce ne sono tanti di questi termini, ma parliamo di quello in oggetto: la renderizzazione, che sarebbe la versione italiana dell’inglese rendering, dal verbo to render. Cosa significherà mai questo verbo? Sarà davvero talmente complesso da doverlo italianizzare?
Eppure ricordavo che in italiano il verbo rendere esistesse eccome.
Sicché
motore di rendering
diventa facilmente
motore di resa
con significato piuttosto chiaro. Dopotutto un motore di resa non è altro che un artefatto che interpreta un linguaggio atto a descrivere un oggetto e rende la sua versione “visiva” all’utente finale.
Anche la frase nell’articolo citato sopra
il nuovo iPhone 3GS è molto più veloce del proprio predecessore nella renderizzazione del JavaScript
diventa molto più decente se scriviamo
il nuovo iPhone 3GS è molto più veloce del proprio predecessore nella resa di JavaScript
Così facendo, la frase risulta non solo corretta e comunque chiara, ma anche decisamente più comprensibile a una persona che non sa cosa diavolo sia un “rendering”.
PS: noterete che mi sono anche preso la libertà di cambiare “del” in “di”, dal momento che usare una preposizione articolata (così come articoli determinativi) davanti a un nome proprio (in questo caso di un linguaggio di programmazione), è scorretto. Ma questo è un altro paio di maniche.
PPS: alcuni di voi lì fuori si renderanno anche conto che la frase, anche dopo le varie correzioni, non ha il minimo senso, poiché Javascript non viene reso, ma eseguito, essendo un linguaggio di programmazione e non di “descrizione” (come lo è HTML)
Prima parte dell’intervista a Tullio De Mauro, linguista e lessicografo. Seconda parte su YouTube.
Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.
[Via]

Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.
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Chi trascura di imparare in giovinezza perde il passato ed è morto per il futuro.