Ammuina!
Ammuina1 è forse una delle parole Napoletane più conosciute fuori da Napoli. Miti e leggende si sono avvicendati nel tentativo di spiegare l’origine di questa parola. Il più famoso è di certo il mito legato al presunto ordine «Facite ammuina!» che avrebbe fatto parte del regolamento della Real Marina del Regno delle Due Sicilie.

Facite ammuina!
Sebbene si trovino addirittura immagini come quella sopra, si tratta in realtà di un falso storico,2 quell’ordine non ha mai fatto parte del regolamento ufficiale della marina borbonica.
Sembrerebbe però che facite ammuina sia comunque in relazione con un altro fatto storico, risalente però al periodo post-unitario: un ufficiale napoletano, Federico Cafiero, passato dalla parte dei piemontesi già durante l’invasione del Regno delle Due Sicilie,3 venne sorpreso a dormire a bordo della sua nave insieme al suo equipaggio e messo agli arresti, in quanto responsabile dell’indisciplina a bordo. Una volta scontata la pena, l’indisciplinato ufficiale venne rimesso al comando della sua nave dove pensò bene di istruire il proprio equipaggio a fare ammuina (ovvero il maggior rumore e confusione possibile) nel caso in cui si fosse ripresentato un ufficiale superiore, con lo scopo di essere avvertito e contemporaneamente dimostrare l’operosità dell’equipaggio.
Sì, ma l’etimo?
Tutto questo, però, non svela l’origine della parola in sé. Ammuina. Da dove vien fuori? Be’, finalmente, dopo anni, ho scoperto l’origine etimologica! Ammuina deriva dal catalano amoinar, che come aggettivo significa infastidito, mentre come verbo vuol dire preoccuparsi.
- 1 Napoletano per chiasso, baccano.
- 2 R. M. Selvaggi. «Facite ammuina un falso». Il Mattino, 15 aprile 1995 (via Wikipedia).
- 3 E pertanto traditore, aggiungo io.
Ammisca francesca
Alzi la mano chi di voi, napoletani, non ha mai usato l’espressione ammisca francesca.
Questa espressione viene utilizzata giù da noi per indicare, generalmente, un’accozzaglia di cose eterogenee; per esempio un’insalata fatta dei più disparati ingredienti, alla vista di un napoletano potrebbe risultare facilmente nell’esclamazione:
sta ‘nsalata è n’ammisca francesca!
L’espressione è anche usata per indicare la confusione nel riportare eventi o cose simili, mescolando insieme, magari, ricordi ed esperienze in realtà completamente non correlate l’un con le altre.
Ma da dove viene quest’espressione?
Una curiosona che io ben conosco, un paio di mesi or sono, se ne vien fuori con la domanda legittima, ma non certo comune, sull’origine di questa espressione. Ricerche, superficiali, non hanno portato comunque a granché.
Fino a che un nostro amico se ne vien fuori con una spiegazione che, sebbene non abbiamo modo di verificare, calza a pennello!
La Mêlée

La mêlée
La mêlée è un tipo di combattimento medievale, dalla caratteristica di essere completamente disorganizzato, e dove ognuno dei partecipanti combatte individualmente, per il suo solo bene, al fine di uscire vincitore da questo combattimento di gruppo.
Il termine francese usato per indicare questo tipo di combattimento, vuol dire letteralmente mischiata.
La Mischia Francese
La mêlée, dunque, indica una mischia confusionaria di combattenti. Con ragionevole probabilità, questo termine è stato poi esteso per indicare “mescolanze confusionarie” di vario genere, fino ad arrivare a noi come “mischia francese”, per poi diventare, causa le normali mutazioni a cui sottostanno le lingue nel corso dei secoli, ammisca francesca.
Però! Ha senso.
Come vedete, sebbene non abbia personalmente modo di verificare, né tanto meno l’amico di cui sopra ci abbia fornito di fonti bibliografiche verificabili, far risalire l’espressione napoletana di uso comune alla lontana mêlée francese ha perfettamente senso!
Il Pino di Napoli
Alzi la mano chi non ha mai visto un dipinto o foto del golfo di Napoli come questa che segue, con quel pino che si affaccia sul mare.
Tutti i napoletani lo hanno visto almeno una volta, ma probabilmente, anche se sicuramente ce lo si è chiesti, nessuno sa quel pino dove sia.
La verità è che il Pino di Napoli, sebbene ancora circolino in giro immagini del Golfo che lo includono, non esiste più. Fino agli anni Ottanta quell’albero ha adornato gran parte delle cartoline della città che ritraevano il golfo, così come oleografie e dipinti del passato.
Il Pino si trovava in Via Minucio Felice (traversa di via Orazio), in prossimità della Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, ed è stato lì per centinaia d’anni.
Purtroppo, pur avendo un grande valore storico, nel 1984 necessitò di essere abbattuto poiché malato.1
Per chi vuole saperne di più, può partire da questo articolo.
- 1 Tuttavia, nel 1995 Legambiente ha piantato un “nuovo Pino di Napoli”.
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