Generalmente quando si pensa alla fine del mondo, si immaginano sempre scene dai caratteri biblici. Probabilmente scene simili accadranno, ma c’è una fase che nessuno considera mai. Quella che abbiamo oggi sotto i nostri occhi. L’inizio della fine.
Il sistema economico mondiale improntato sul capitalismo selvaggio e sul consumismo estremo si sta rivelando per quello che è: una vicolo cieco. L’economia mondiale si avvia al completo collasso.
Dopo il collasso dell’economia, ci saranno guerre civili (e non solo, mi sa). Dopo le guerre, non ci sarà più un’economia come la conosciamo ora. E saremo ognuno nella propria porzione di terra conquistata a coltivare patate e allevare qualche mucca e qualche capra.
Che ci convenga anticipare i tempi e andarsene direttamente in un posto sperduto ad avviare una piccola fattoria o un piccolo agri-bar tutto di produzione propria? Che so, un Brasile, un’isola di 200 abitanti…
The WALL STREET JOURNAL on August 11, 1993, warned its readers that incinerators for municipal trash are financial disasters for local government.1 In a long front-page story, and a separate story on page 2, the JOURNAL warned that incinerators are fabulously expensive compared to other ways of handling trash, and that the financial picture for incineration will probably get worse in the future.
PS: ho intenzione nei prossimi giorni di fare due conti in maniera semplice per evidenziare come gli inceneritori, prescidendo dall’impatto ambientale e salutare, non sono convenienti. Ovviamente mi baserò fu fonti che citerò.
È risaputo che le parti più “in” della città di Napoli vengono comunque mantenute pulite o, ad ogni modo, nei limiti della decenza. Il vero tracollo infatti è nelle zone periferiche e nei quartieri meno abbienti.
È risaputo anche che attualmente non c’è alcun sito dove riversare i rifiuti.
La domanda sorge spontanea: dove mettono la spazzatura che tolgono dalla città ?
La risposta più verosimile è: la spostano in periferia.
Il fatto non ha impiegato molto a invadere Blog e giornali di mezza rete. Anche Repubblica.it ne ha parlato e lì vi troviamo svelati quali sono le famose “local restrictions” di cui parla Google
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l’intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un’associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Cioè, è praticamente impossibile che l’Italia possa mai partecipare a un evento del genere. E secondo me è fatto pure di proposito. Le solite magagne economico-politiche all’italiana.
Ettore ha scritto una lettera a Di Pietro in cui testimonia le possibilità che hanno i giovani negli USA
Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt’attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c’è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: “startup”.
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un’azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz’ora sei libero.
Siamo morti. Morti su ogni piano della società . Piano politico, piano commerciale, piano del lavoro dipendente, piano criminalità , piano burocratico e tutti gli altri piani su cui si può porre la questione arretratezza di questo paese.
La domanda è quella in oggetto: Qual è secondo voi la riforma più urgente da fare in Italia?
Le opzioni sono:
Giustizia: tempi rapidi e certezza della pena
Politica: riduzione dei costi e dei privilegi
Economia: class action, basta furbetti e scatole cinesi
Ambiente: riduciamo le emissioni di Co2
Meritocrazia: basta raccomandati e fuga dei cervelli
Io ho avuto qualche difficoltà a sceglierne una sola. Poi, considerata l’emergenza “sicurezza” che vige in questo stato da 10 anni e peggiora di anno in anno, ho messo al primo posto l’opzione #1: tempi rapidi per la giustizia, ma soprattutto certezza della pena.
Infatti, uno dei più grossi problemi è che in questo stato ognuno si sente in diritto di poter fare i propri porci comodi, anche in virtù del fatto che chi è in Parlamento non ci dà proprio il buon esempio, tra mafiosi, truffatori, berlusconi e cose così.
Anche se è sbagliato e non mi piace quando associano in maniera biunivoca la parola gratis al software libero e aperto, devo dare atto a questo servizio di Report per le utili informazioni che fornisce riguardo l’utilizzo di software libero/aperto nelle scuole italiane e nella PA.
In particolare il video parla della provincia di Bolzano, quindi si tratta di quella parte d’Italia dove le cose sono sostanzialmente diverse. La mentalità lì, si sa, è molto più simile a quella austriaca che a quella italiana.
La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età . Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni.
Beppe Grillo
Non molto tempo fa Grillo ha reso disponibile pubblicamente e gratuitamente il libro “Schiavi Moderni”, che altro non è che una sua selezione, tra le tante che gli sono pervenute, delle più rilevanti testimonianze sul moderno mondo del lavoro italiano.
Potete scaricarlo in PDF o ordinarlo in formata cartacea per 9 euro. Il contenuto non cambia e vi posso assicurare che, dopo solo poche pagine di lettura, la situazione italiana è molto più raccapricciante di quanto possa sembrare.
comprendo la sua indignazione, ma purtroppo non sono al corrente della
questione. Messa così mi sembra davvero un’enormità . Una vera vergogna,
anzi. Cercherò di informarmi. Grazie per la segnalazione.
Cordialmente,
Antonio Di Pietro
Per ora non sarà tanto, ma è già molto che abbia letto quanto gli ho segnalato e che mi abbia risposto interessandosi un minimo alla questione. Soltanto il tempo, poi, ci dirà se effettivamente Di Pietro si sarà ulteriormente informato sulla questione o meno. Chi lo segue, soprattutto attraverso il suo blog, è abituato a vedere azioni seguire le sue parole. Speriamo che anche questa volta sia così, anche se dubito che, pur volendo, possa fare qualcosa da solo. Ad ogni modo, meglio non disperare. Aspettiamo, tenendo conto che comunque non è che non abbia null’altro da fare.
Come tutti ormai ben sanno, mezzo panorama Web italiano è insorto contro il nuovo portale Italia.it. Ovunque qualcuno ne parla male. A tal proposito è nato il blog Scandalo Italiano. Proprio su questo blog, mi segnalano esserci una testimonianza alquanto attendibile di un “insider”, un qualcuno che ha seguito questa vicenda molto da vicino. Il testimone va oltre lo sguardo tecnico e cerca di porre l’accento sul “come” siano sfumati 45 milioni di Euro. Il fulcro dell’operazione, tra l’altro tutta pubblica, starebbe nelle mani di Innovazione Italia, società pubblica responsabile del progetto e controllata da Sviluppo Italia, già nota per sprechi simili, come lo stesso Report ha già avuto modo di mostare. Cito testualmente la descrizione che il blogger di Scandalo Italiano fa di Sviluppo Italia:
In due parole, Sviluppo Italia è una “agenzia� che, dietro una patina modernista e manageriale da agency di tipo anglosassone, nasconde in realtà il cuore di un carrozzone delirante foraggiato dai soldi pubblici: un caotico mastodonte burocratico dove piccoli feudatari del potere s’installano come piselli nel baccello, intercettano finanziamenti pubblici, e li fanno decantare in progetti senza costrutto, dall’iter infinito, e defluire in mille rivoli di cui si sa ben poco e di cui non si vedono risultati.
Aggiungo, come ci ricorda il mio amico Detro, che dietro Sviluppo Italia/Innovazione Italia c’è Lucio Stanca, ex Ministro Innovazione e Tecnologie dello scorso governo Berlusconi.