Berlusconi e il servilismo degli altri schieramenti politici nei suoi confronti costa agli italiani troppo. Non solo per tutto quanto già profusamento detto in questo blog, ma anche per “un piccolo dettaglio”.
Rete 4, la cui occupazione delle frequenze (vinte da Europa 7 lustri fa) è stata decretata abusiva da parte della Corte di Giustizia Europea a più riprese (l’ultima volta il 31 gennaio 2008), ci costa un sacco.
La più recente occasione per l’esecuzione di tale sentenza si è data il 1 Aprile, ma essa non è stata messa tra le sentenze da eseguire, nonostante le pressioni di Italia dei Valori.
In seguito a tale mossa, l’Italia pagherà una multa di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006. Ovviamente questi soldi vengono presi dalle nostre tasche.
E pensare che c’è gente che ancora dice: “eh, perché voi volete distruggere Berlusconi”. Qui è lui che vuole distruggere noi, e una parte troppo consistente degli Italiani ancora non l’ha capito. Idioti.
Mai fatto in precedenza, ma stavolta dichiaro il voto anticipatamente e il mio sostegno: Italia dei Valori.
L’ultimo barlume di speranza. La gente onesta e con un minimo di buonsenso sa riconoscere che una delle radici del male (se non la radice principale) di questo paese allo sfascio totale è la legalità. Anzi, la mancanza totale di legalità. E di sicurezza. E di giustizia. E di tante altre cose annesse.
Perciò tutte queste persone dovrebbero fare ciò che io ho fatto. Riconoscere che i partiti rappresentati teoricamente i propri principi sono tutti una delusione. Sono tutti chiacchiere. Che tutti hanno paura di parlare di giustizia per mancare di rispetto a qualcuno troppo potente. Tutti deviano il discorso. Perché tutti sanno che risolvere il problema della legalità e della giustizia, significa farla finita con la pacchia che loro fanno tutti i giorni mangiando sulle nostre spalle e, nel mio caso specifico, lucrando sulle nostre vite.
Chi ha buonsenso e senso civile, ha il dovere morale e sociale di appoggiare l’ultimo partito che ancora mostra il coraggio di parlare apertamente di giustizia e di tutti i suoi problemi e che soprattutto fa di tutto per mostrare una certa coerenza tra ciò che dice e ciò che fa.
Non c’è altro da fare. Votare Italia dei Valori. Non badate a quanto sia piccolo il partito. A fare grande un partito sono i voti della gente. Toglieteli a tutti quelli che finora vi hanno deluso. E date un’opportunità a Italia dei Valori. Votatelo. E fatelo crescere. Solo così sapremo se mantiene la parola data fino in fondo.
Faccio eco a questo post di Antonio Di Pietro. Chi di voi realmente crede nella legalità, non si fermi alle chiacchiere dei propagandisti televisivi. Fate attenzione ai candidati.
Chissà perché al TG5 hanno detto tutta un’altra cosa, farfugliando qualcosa sul fatto che i ricorsi di Europa 7 sono stati tutti respinti e che ancora una volta niente cambiava lo stato attuale di cose…
E i giornali? Mi dicono che non ne parlano. Non ho molto tempo per controllare. Fate voi?
Cuffaro è stato condannato per favoreggiamento semplice di singoli mafiosi (come Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Vincenzo Greco, Michele Aiello – “re della sanità privata siciliana”, accusato di essere socio del boss Bernardo Provenzano – e Domenico Miceli). Non c’è l’aggravante per mafia.
La differenza? Ha favorito singoli mafiosi invece che tutta Cosa Nostra.
Innanzitutto mi devono spiegare la differenza: se hai passato informazioni a dei singoli mafiosi stai comunque deliberatamente alimentando il fenomeno della mafia, aiutando un mafioso, un criminale, tra l’altro nelle vesti di una carica politica.
In secondo luogo vorrei sapere certa gente dove prende il coraggio di difendere Cuffaro. Ieri sera ad Anno Zero, in chiusura di trasmissione, prende la parola una ragazza consigliere dell’UDC in Sicilia, che inizia a sparare cavolate sarcastiche verso Di Pietro e alla fine gli voleva consegnare un libro che diceva la verità su Cuffaro. Di Pietro ovviamente se l’è mangiata, e ha ribadito in diretta che Cuffaro è stato condannato per favoreggiamento. La ragazza insiste sul contrario, che Di Pietro doveva dire la verità, che non era stato condannato per favoreggiamento mafioso.
Assurdo. Assurdo perché anche lei batteva sulla sottigliezza tra i due tipi di favoreggiamento. Assurdo pure perché Di Pietro non aveva detto favoreggiamento aggravato, ma favoreggiamento, quindi niente di lontano dalla verità. Ma assurdo soprattutto perché ci vuole una coscienza nera come la merda che tieni in corpo per difendere uno che, subito dopo essere stato interdetto dai pubblici uffici, dichiara che non si dimetterà. Ovvero, dichiara pubblicamente che ignorerà la giustizia. Se non è questo un atteggiamento mafioso…
Del resto, che avrà fatto mai. Ha passato qualche informazione a qualche mafioso, mica a tutta l’associazione Cosa Nostra. Mica si merita i 5 anni di condanna o l’interdizione.
No. Si merita di essere messo in piazza, impalato a testa in giù e ammazzato a botta di calci nel lobo frontale.
Fanculo a Cuffaro, ai mafiosi, ai camorristi e a tutti i politici, gli affaristi, i giudici e i poliziotti che sono pur solo col pensiero collusi con sta merda che infesta il paese. Il solo aprire bocca per giustificare un personaggio simile significa auto-dichiararsi una carogna criminale.
Il mafioso ministro della giustizia Clemente Mastella si dimette dal suo incarico perché la moglie è stata arrestata, per poi attaccare la magistratura.
Gli ultimi articoli li ho dedicati per lo più alla nuova censura di Luttazzi ad opera di La7. Come avrete potuto leggere negli articoli precedenti, tutto il materiale girato (andanto in onda e non) di Decameron era in pericolo di cancellazione.
Il testo della canzone lo trovate in un post che ho fatto tempo fa, quando scoppiò il trend delle morti sul lavoro. Allora come adesso, voglio commemorare i morti sul lavoro, e nella fattispecie i morti nell’incendio dell’acciaieria di Torino, con questa canzone scritta ben 7 anni fa.
Da allora, nulla è cambiato, forse è solo peggiorato, ed è veramente triste assistere a quella che io chiamo da tempo “La guerra del lavoro”, poiché, come dice la canzone stessa, più di 1000 morti all’anno sono cifre da guerra.
L’altro giorno, un mio conoscente che attualmente è uno dottorando assegnatario di borsa, mi comunica che è stato approvato l’aumento di stipendio per i dottorandi di oltre 200 euro.
Oggi me ne ricordo, e faccio una ricerca su Google per trovare i dettagli di questa notizia. Ed eccoli.
L’emendamento all’art. 52 della Finanziaria non è stato ancora approvato definitivamente (troppo bello sarebbe stato, eh?), ma pare abbia passato già una bella prova. L’approvazione definitiva spetta alla Camera dei Deputati.
L’aumento porterebbe lo stipendio dagli attuali 800 euro a 1150-1200 euro, con aumento netto di 350 euro. Strano venire a sapere che una proposta più “contenuta” (aumento a 1000 euro) proveniente dall’ADI sembra essere stata respinta.
Ad ogni modo, la cosa che mi lascia veramente di stucco è vedere un incentivo per i nostri cervelli, la nostra cultura, arrivare da un senatore di destra (Valditara, di AN), invece che dalla sinistra?
Questa la dice lunga sull’effettivo combaciare dei partiti italiani con le loro ideologie teoriche.
No, non solo perché è subissata di violenza, ladri, mafiosi, camorristi, politici, criminali, etc.
Non solo perché non esiste più l’informazione e siamo un paese semi-libero.
Non solo perché le aziende seguono una politica sanguisuga, non creano lavoro, sfruttano, e lucrano sulle spalle di tutti i dipendenti e non.
Non solo perché la ricerca è ormai morta in questo paese.
Ma anche perché quando abbiamo davanti agli occhi 10 milioni di dollari, non ce li possiamo prendere. Anche se ne siamo capaci e lo vogliamo con tutto il cuore.
In questa settimana, infatti, s’è parlato molto del contest milionario indetto da Google per la creazione di nuove applicazioni per Android, il giovane sistema operativo per dispositivi mobili rilasciato da Google. Il motivo è che, per restrizioni legislative locali, l’Italia – assieme come la metà francese del Canada, il Québec – è esclusa dal contest.
Migliaia, forse più, di giovani che potrebbero e vorrebbero partecipare, sono esclusi per colpa delle assurde leggi Italiane.
Il fatto non ha impiegato molto a invadere Blog e giornali di mezza rete. Anche Repubblica.it ne ha parlato e lì vi troviamo svelati quali sono le famose “local restrictions” di cui parla Google
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l’intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un’associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Cioè, è praticamente impossibile che l’Italia possa mai partecipare a un evento del genere. E secondo me è fatto pure di proposito. Le solite magagne economico-politiche all’italiana.
Ettore ha scritto una lettera a Di Pietro in cui testimonia le possibilità che hanno i giovani negli USA
Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt’attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c’è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: “startup”.
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un’azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz’ora sei libero.
Siamo morti. Morti su ogni piano della società. Piano politico, piano commerciale, piano del lavoro dipendente, piano criminalità, piano burocratico e tutti gli altri piani su cui si può porre la questione arretratezza di questo paese.
L’Italia mi dà l’impressione di un malato terminale tenuto in vita dalle macchine. Macchine che non possiamo staccare perché la legge sull’eutanasia non c’è.
Sono incappato in questo articolo di Ecoblog, dove c’è un sondaggio ormai tecnicamente chiuso (ovvero non lo potete votare), però è interessante la questione posta. O meglio, sono interessanti le opzioni, perché ci si rende conto che è quasi impossibile rispondere con una sola di esse.
La domanda è quella in oggetto: Qual è secondo voi la riforma più urgente da fare in Italia?
Le opzioni sono:
Giustizia: tempi rapidi e certezza della pena
Politica: riduzione dei costi e dei privilegi
Economia: class action, basta furbetti e scatole cinesi
Ambiente: riduciamo le emissioni di Co2
Meritocrazia: basta raccomandati e fuga dei cervelli
Io ho avuto qualche difficoltà a sceglierne una sola. Poi, considerata l’emergenza “sicurezza” che vige in questo stato da 10 anni e peggiora di anno in anno, ho messo al primo posto l’opzione #1: tempi rapidi per la giustizia, ma soprattutto certezza della pena.
Infatti, uno dei più grossi problemi è che in questo stato ognuno si sente in diritto di poter fare i propri porci comodi, anche in virtù del fatto che chi è in Parlamento non ci dà proprio il buon esempio, tra mafiosi, truffatori, berlusconi e cose così.
Poi i reati vengono depenalizzati proprio perché i signori delle poltrone devono salvare il proprio culo e quello dei loro amici. E così si finisce che tutti delinquono, consci del fatto che tanto nessuno li sbatte dentro.
Aggiungiamoci la diffusa situazione di violenza gratuita che non viene risolta, a mio avviso, appositamente. Perché? Tenendo lo stato in continua “emergenza sicurezza”, questo sarà sempre la riforma più urgente chiesta dal popolo, che così sarà distratto da tutto il resto: politici e aziende che lucrano sulle nostre spalle, lavoro finto, cemento e polveri sottili sparate direttamente nei bronchi, etc.
Le restanti opzioni le ho così collocate: #3 e poi le restanti a pari merito, poiché dipendo tutte direttamente dalla #2.
Appena ho saputo dello Skypephone, prima ancora che uscisse la reclame in TV, già dubitavo della veridicità e della qualità dell’offerta. Il motivo – molti lo sapranno – è che 3 fa solo truffe.
Ad ogni modo, vado sul sito qualche giorno fa, leggo qua e là qualcosa e già mi puzza. Ma puzza forte, eh. E inizio già a dire in giro: lasciate perdere, è un “pacco”.
La prima cosa che salta all’occhio è che l’offerta (in sé per sé comunque schifosa, a mio avviso) inizia da Gennaio 2008 ed è valida solo fino al Dicembre 2008. Il resto è mistero. Questo è bastato per farmi decretare l’effetto truffa del prodotto, quindi non ho approfondito.
Questo il titolo di questo blog. Un blog che, forte della teorica legge sulla libertà di espressione e di pensiero vigente in Italia, esprime, tra l’altro in modo per niente violento e volgare, il suo essere contrario all’operato di Mastella.
Stiamo dunque per assistere a un nuovo episodio di censura come quello che non molto tempo fa ha colpito il blog di Piero Ricca? Un nuovo sopruso dei potenti? Una nuova negazione delle libertà private ad opera di personaggi che debbono soltanto a noi la loro posizione? Una nuova azione di terrorismo del ministro della giustizia che sposta i Magistrati per salvare il culo a sé e agli amici?
La vicenda è interessante perchè essendo un blog di blogspot, anche Google è stata interpellata per la chiusura del sito. Speriamo che il gigante americano non ceda ai soprusi e agli abusi della politica italiana. Per quanto non ami gli USA, è innegabile che lì sui politici si dice di tutto, dalla TV alla rete, senza che nessuno venga toccato. Speriamo che Google se lo ricordi quando sentirà questa strana vicenda.
Intanto, volevo dire che…ANCHE IO TI ODIO MASTELLA. Fanculo.