Stando a quando riportato qui, il nuovo motore di ricerca Microsoft sarà forzato ad essere il motore di ricerca in IE6 (e si suppone successivi); non ci sarà modo di scegliere. Perfettamente in sintonia col nome (”bing”, in cinese, vuol dire “malattia, morbo”), il morbo si diffonde anche se non voluto. Grande MS. Così mi piaci.
[Windows] Vista is at best mildly annoying and at worst makes you want to rush to Redmond, Wash. and rip somebody’s liver out.
[Windows] Vista è, nella migliore delle ipotesi, leggermente fastidioso, e nel peggiore dei casi ti fa venir voglia di correre a Redmond e strappar via il fegato a qualcuno.
No, non solo perché è subissata di violenza, ladri, mafiosi, camorristi, politici, criminali, etc.
Non solo perché non esiste più l’informazione e siamo un paese semi-libero.
Non solo perché le aziende seguono una politica sanguisuga, non creano lavoro, sfruttano, e lucrano sulle spalle di tutti i dipendenti e non.
Non solo perché la ricerca è ormai morta in questo paese.
Ma anche perché quando abbiamo davanti agli occhi 10 milioni di dollari, non ce li possiamo prendere. Anche se ne siamo capaci e lo vogliamo con tutto il cuore.
In questa settimana, infatti, s’è parlato molto del contest milionario indetto da Google per la creazione di nuove applicazioni per Android, il giovane sistema operativo per dispositivi mobili rilasciato da Google. Il motivo è che, per restrizioni legislative locali, l’Italia – assieme come la metà francese del Canada, il Québec – è esclusa dal contest.
Migliaia, forse più, di giovani che potrebbero e vorrebbero partecipare, sono esclusi per colpa delle assurde leggi Italiane.
Il fatto non ha impiegato molto a invadere Blog e giornali di mezza rete. Anche Repubblica.it ne ha parlato e lì vi troviamo svelati quali sono le famose “local restrictions” di cui parla Google
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l’intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un’associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Cioè, è praticamente impossibile che l’Italia possa mai partecipare a un evento del genere. E secondo me è fatto pure di proposito. Le solite magagne economico-politiche all’italiana.
Ettore ha scritto una lettera a Di Pietro in cui testimonia le possibilità che hanno i giovani negli USA
Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt’attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c’è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: “startup”.
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un’azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz’ora sei libero.
Siamo morti. Morti su ogni piano della società. Piano politico, piano commerciale, piano del lavoro dipendente, piano criminalità, piano burocratico e tutti gli altri piani su cui si può porre la questione arretratezza di questo paese.
L’Italia mi dà l’impressione di un malato terminale tenuto in vita dalle macchine. Macchine che non possiamo staccare perché la legge sull’eutanasia non c’è.
Oggi gli appunti di teoria dell’informazione che ho pubblicato qui sono stati scaricati per la centesima volta. Non male direi. Deve essersi sparsa la voce tra i ragazzi del mio corso di laurea.
Beh non può che farmi piacere. Spero stiano risultando utili. Ed è proprio questo che mi porta a fare una riflessione: nella realtà del “Web 2.0″, dove tutto si condivide e ogni condivisione si commenta, si vota, si critica, si etichetta e si [millealtrecose], il condividere degli appunti con altri a cui possono servire e non ricevere nemmeno un commento mi lascia perplesso.
Dopo che l’ipotesi di tesi di laurea in tale disciplina è sfumata lasciando il posto ad un altrettanto bel campo, ho deciso di aprire un nuovo blog (sì lo so, non è affatto la stessa cosa, ma tant’è… ).
Simplex è [...] la parola latina da cui discende il nostro vocabolo semplice.
Questo blog porta questo nome perché è mia intenzione parlare, da appassionato più che da esperto, dell’interazione tra umani e macchine, partendo dal presupposto che questa debba essere semplice.
Per ora ci sono solo 2-3 post, ma si spera, anche con l’aiuto dei primivolontari, di poter crescere in breve tempo.
Se vi interessa l’argomento, tenetemi(ci) d’occhio (e magari esprimete anche pareri e consigli). Cercheremo di dire meno cavolate possibili
PS: il blog è aperto sotto quel dominio per incentivare un progetto di Blog Network che degli amici ed io abbiamo in cantiere da troppo tempo a causa dei nostri impegni.
Non credevate mica fossero finiti i post su Italia.it? Eh già. Troppo semplice. Questo verte su alcune “note tecniche” del portale. Uno pensa: vabbè non è accessibile, vabbè il layout è antico come il cucco, vabbè usano Flash, ma è basato comunque su prodotti IBM, sarà solido, sicuro. Illusi. Grazie a ramos ho scoperto una cosa davvero simpatica per la sicurezza del portale. Provate ad andare in una form del portale, per esempio qui. Nel campo destinazione, invece di una classica località, inserite il seguente testo
e poi andate avanti come se volesse far partire la ricerca. Se non hanno corretto ancora il bug, avrete una sorpresa tipo questa.
Bello vero? Script injection. I dati in POST e in GET non vengono preprocessati a dovere e sembrano ci stiano lavorando giorno dopo giorno sebbene in un progetto in produzione queste cose sarebbero dovute essere state fatte molto tempo prima! Infatti, prima lo script segnalato sopra funzionava anche con gli apici singoli (’ ‘) al posto dei doppi (” “). Ora invece no, solo doppi. È una vergogna: praticamente ci stanno usando come beta tester.
Il titolo del post riassume perfettamente l’iniziativa di DELL, il più grande produttore al mondo di computer di ogni fascia (desktop, portatili, server). Dopo tanti anni di telefonate ricevute che lamentavano la presenza di Windows preinstallato sulle macchine ecco cosa ha pensato Dell: chiedere direttamente alle persone cosa desiderano avere nelle proprie macchine. L’iniziativa si intotola Idea Storm e sorprendentemente (o forse no?) la proposta più votata (al momento 30291 voti, compreso il mio) è quella che suggerisce di avere Linux preinstallato, dando all’utente finale la possibilità di scegliere fra le tre maggiori disitribuzioni di linux gratuite (Ubuntu, Fedora, OpenSUSE) e, opzionalmente, di avere un dual boot con Windows.
Bocciata in ogni proposta, compresa questa più votata, l’idea di imbottire le installazioni di software propretari, brandizzati, trial 120 giorni, etc.
Tra le idee proposte c’è anche quella di fornire le macchine senza sistema operativo, ma dato che le maggiori distribuzioni di Linux sono gratis, tanto vale preinstallare queste, almeno si dà agli utenti la possibilità di conoscere qualcosa di nuovo.
E’ chiaro, comunque, che in ogni caso, l’opzione Windows sarà sempre disponibile. L’importante è che diventi un’opzione e non un’imposizione come è attualmente.
Davvero incredibile. Mi son sempre chiesto quando l’avrebbero fatto, ma non mi aspettavo che lo facessero proprio in concomitanza della versione per Mac-Intel. Di cosa parlo? Del nuovo prodotto di virtualizzazione di VMWare per Mac, Fusion, il cui nome devo dire è stato scelto alla perfezione: il software di virtualizzazione, infatti, per la prima volta, supporta la virtualizzazione della scheda video e permette quindi ai sistemi operativi ospiti di poter usare l’accelerazione 3D delle moderne schede grafiche. Una vera fusione tra il sistema ospitato e quello ospitante. Tutto ciò si traduce in una sola cosa: niente più bisogno di una partizione fisica dedicata Windows; sarà possibile giocare ai giochi Windows-only direttamente nel sistema ospitato in Fusion, comodamente, come si trattasse di una comune applicazione Mac, senza esser costretti a noiosi riavvii. I Mac-user saranno ben contenti di declassare Windows da “sistema operativo” a comune applicazione per Mac OS X.
AGGIORNAMENTO: nel video si nota chiaramente una schermata dove campeggia la scritta “DirectX 8.1″, ma Detro mi ha fatto giustamente notare che nel video fanno vedere Max Payne 2 girare fluidamente e che quel gioco richiede le DirectX 9. Quindi, sono molto più avanti di quanto si potesse pensare.
Per i comuni mortali: le interfacce WIMP sono le (ormai obsolete, IMHO) interfacce usate da decenni sui sistemi desktop come Mac, Windows, Unix/Linux/*BSD, BeOS, OS/2, Amiga, etc. Infatti la sigla sta per Windows (Finestre) Icons (Icone) Menus (Menu) Pointing-device (dispositivi di Puntamento).
Ci sono molti eruditi all’acqua di rose che ancora vanno in giro convinti che l’ideatrice delle interfacce WIMP sia stata la Microsoft.
Per tutti questi ignorantoni: vi informo che le interfacce WIMP sono state ideate dalla Xerox nei laboratori Xerox PARC e il primo computer in assoluto dotato di tale interfaccia è stato lo Xerox Alto nel 1973 e del quale si può osserva uno screenshot in figura. Lo Xerox Alto però non venne mai commercializzato, in quanto era un prodotto di sperimentazione; la prima macchina in commercio con interfaccia WIMP è stato comunque un successore dello Xerox Alto, lo Xerox Star, nel 1981. Tuttavia questa macchina era “troppo” per l’epoca come anche l’Apple Lisa, lanciato due anni dopo da Apple grazie anche alla ricerca Xerox e a molti impiegati della stessa che “migrarano” in Apple. Come molti sapranno, fu il Macintosh nel 1984 a riscuotere successo sul mercato. Ed è qui che entra in gioco Microsoft, che guidata dall’odore dei soldi, decise anche lei di creare qualcosa di simile e partorì un qualcosa di indefinibilmente orrendo: Windows 1.0, nel 1985, che era un’estensione del DOS piuttosto che un sistema operativo a sè. A parte la tristezza tecnologica che non starò qui a discutere, Windows 1.0 era anche limitato nella GUI, questo a causa, però, di alcuni brevetti detenuti da Apple (dopo averli “acquistati” dalla Xerox): non si potevano sovrapporre finestre, non c’era il cestino, etc.
E’ chiaro dunque che Microsoft è arrivata ultima. Ok? Che poi Gates è il mago della finanza e riesce a vendere la merda a peso d’oro, è un altro paio di maniche.
P.S. Pal, se per caso dovessi leggere questo post, non te la prendere se ti ho linkato come esempio di ignorante informatico: ammettere i propri limiti è il primo passo verso la saggezza.
Nella sezione “Lavori Universitari” ho pubblicato la pagina “Teoria dell’Informazione“, dove ho reso disponibile gli appunti del corso tenuto nella mia Università. Gli appunti rispecchiano completamente il corso tenuto dal Prof. De Luca e sembrano essere, al momento, l’unica risorsa italiana in merito disponibile online.
Non che siano un capolavoro, perché di certo io non sono il tizio nella foto, ma sono già un inizio.
Per ora online c’è solo il PDF, ma metterò anche i sorgenti, sia di questi appunti che delle altre cose pubblicate.
Da amante di Wikipedia, non posso non segnalare questo nuovo progetto ancora sotto sviluppo ma comunque promettente: WikiSeek. WikiSeek è un motore di ricerca che si occupa di indicizzare esclusivamente le pagine di Wikipedia (in ogni lingua) e tutte le pagine presenti come link esterni all’interno dei contenuti di Wikipedia. Il motore sembra funzionare molto bene ma si sente la mancanza di non poter filtrare i risultati per “lingua”, indicando, ad esempio, che si vogliono soltanto i risultati da Wikipedia Italia. Sarebbe comoda una semplice opzione come il “cerca solo pagine in italiano” di Google, che quindi riconosca la lingua del client che interroga il motore e metta a disposizione in primo piano un filtro per la lingua riconosciuta. Ad ogni modo, promettente e comunque sempre in sviluppo. Di sicuro un’ottima alternativa al motore interno di Wikipedia, che ha il difetto di presentare i risultati in modo confusionario quando si trovano parecchie pagine che soddisfano i requisiti di ricerca.
Ho letto su “The Inquirer” che Nokia sostiene che il nuovo dispositivo di Apple è interessante ma privo di alcune funzioni essenziali che lo avrebbero fatto diventare un prodotto per tutti. E cosa ci sarebbe fra l’essenziale? Il 3G. Nella stessa dichiarazione poi dice che l’utenza non è interessata realmente ad archiviare musica sul proprio telefono: molti prodotti hanno un lettore mp3 integrato e nessuno lo usa.
Detto questo, posso affermare tranquillamente che Nokia ha accusato di brutto la presentazione di iPhone.
Cioè davvero credo che ci sono solo scemi in giro? A chi vorrebbe darla a bere che il 3G è più essenziale della funzionalità iPod per rendere il prodotto Apple “per tutti”? Volendo fare il tirchio, credo che il 50% dell’utenza mobile non sappia nemmeno a cosa serve l’UMTS e che il 90% di quelli che hanno già un prodotto 3G non usa nemmeno lontanamente le funzionalità relative.
I lettori mp3 degli altri prodotti non vengono usati? E’ vero. Ed è presto detto il perché:
1. non sono ipod
2. non sono usabili (tutto l’opposto direi)
3. si mangiano le batterie
4. non hanno spazio a sufficienza integrato nel prodotto
Per iPhone accade invece che:
1. è ipod
2. è ultrausabile
3. in playback dura 15/16 ore
4. ha 4 o 8 GB integrati
5. è figo
Quindi, Nokia, non dire idiozie. Vuoi dire che all’iPhone manca l’UMTS e manca il GPS. Va bene. Ma da qui a dire che il prodotto non si diffonderà perché non ha l’UMTS, vuol dire che stai disperata forte. Pensate piuttosto a cacciare un prodotto usabile invece di quei giocattolini sempre più complicati che state sfornando. Le macchine, specie queste di consumo giornaliero, devono essere SEMPLICI. Punto.
Almeno in borsa, a Wallstreet, è stato così. Apple, che ha cambiato il suo nome da “Apple Computer, Inc.” al più generico “Apple, Inc.”, viene premiata con un +8,30%, mentre RIM, che produce i Blackberry, e Palm Inc. con i suoi Treo, vengono stroncate con rispettivamente -7,68% e -5,69%. Anche Motorola viene penalizzata da iPhone, seppur in misura minore (-1,82%).
A dispetto del mio intento iniziale, non starò qui a ripetervi tutte i dettagli tecnici che si trovano tranquillamente in giro, dal sito ufficiale, a Melablog, a migliaia di altri siti, blog e testate giornalistiche in giro per la rete. Né propinerò opinioni e critiche. Il nuovo nato di Apple merita di essere osservato nella presentazione ufficiale del Keynote di Steve Jobs. Fatevi pure da voi la vostra opinione.
La gente superficiale di Di Pietro dice le cose più banali: è un terrone, è un campagnolo, è un ignorante, non sa parlare, è un’idiota. Insomma, un sacco di bla bla bla. I fatti parlano diversamente. Di Pietro da magistrato ha svolto un lavoro ammirabile. Poi è stato costretto a tirarsi fuori dal gioco, grazie anche al Grande Prepotente, come lo chiama Luttazzi. Da politico è stato un po’ “diesel”. C’ha messo un po’, ma poi ha preso i giusti giri. Ora è praticamente l’ultimo dei politici, quelli che davvero vorrebbero risolvere i problemi e che quindi ovviamente e puntualmente si trovano i bastoni fra le ruote. E come tutti i politici seri dovrebbero fare, Di Pietro vuole parlare al popolo, discutere delle cose, portare i risultati, avere un contatto diretto. Un contatto che è sparito da tempo, un contatto impossibile attraverso la TV, che filtra, manipola e decide di ogni informazione che debba passarvi attraverso. E così Di Pietro ha capito che per fare ciò, doveva passare attraverso un mezzo più libero. E ha trovato tale mezzo nella grande rete e in tutti i servizi che essa oggiggiorno offre. Ha da tempo un Blog grazie al quale parla liberamente al popolo della rete. Ora ha scoperto l’utilità di videocommunity come YouTUBE, grazie al quale può parlare con la propria voce e farsi vedere in volto proprio come in TV, senza i limiti sulla libertà che la TV stessa impone.
Di Pietro? Il più moderno, ai fatti.