Ammisca francesca
Alzi la mano chi di voi, napoletani, non ha mai usato l’espressione ammisca francesca.
Questa espressione viene utilizzata giù da noi per indicare, generalmente, un’accozzaglia di cose eterogenee; per esempio un’insalata fatta dei più disparati ingredienti, alla vista di un napoletano potrebbe risultare facilmente nell’esclamazione:
sta ‘nsalata è n’ammisca francesca!
L’espressione è anche usata per indicare la confusione nel riportare eventi o cose simili, mescolando insieme, magari, ricordi ed esperienze in realtà completamente non correlate l’un con le altre.
Ma da dove viene quest’espressione?
Una curiosona che io ben conosco, un paio di mesi or sono, se ne vien fuori con la domanda legittima, ma non certo comune, sull’origine di questa espressione. Ricerche, superficiali, non hanno portato comunque a granché.
Fino a che un nostro amico se ne vien fuori con una spiegazione che, sebbene non abbiamo modo di verificare, calza a pennello!
La Mêlée

La mêlée
La mêlée è un tipo di combattimento medievale, dalla caratteristica di essere completamente disorganizzato, e dove ognuno dei partecipanti combatte individualmente, per il suo solo bene, al fine di uscire vincitore da questo combattimento di gruppo.
Il termine francese usato per indicare questo tipo di combattimento, vuol dire letteralmente mischiata.
La Mischia Francese
La mêlée, dunque, indica una mischia confusionaria di combattenti. Con ragionevole probabilità, questo termine è stato poi esteso per indicare “mescolanze confusionarie” di vario genere, fino ad arrivare a noi come “mischia francese”, per poi diventare, causa le normali mutazioni a cui sottostanno le lingue nel corso dei secoli, ammisca francesca.
Però! Ha senso.
Come vedete, sebbene non abbia personalmente modo di verificare, né tanto meno l’amico di cui sopra ci abbia fornito di fonti bibliografiche verificabili, far risalire l’espressione napoletana di uso comune alla lontana mêlée francese ha perfettamente senso!
Cosa succede e cosa non: novità e aggiornamenti
Ciao a tutti. Questo è per aggiornare tutti (e i pochi) visitatori di questo sito che i lavori qui non si sono affatto fermati. Purtroppo l’unico a curare questo sito per ora è il sottoscritto, che non ha proprio una quotidianità povera, per tanto le cose vanno un po’ a rilento.
Proprio per questo motivo, ho deciso di introdurre delle linee editoriali “parallele” alla principale che mi ero prefissato. Ovviamente il tutto resterà incentrato su Napoli, altrimenti il nome stesso di questo sito non avrebbe più alcun senso.
Linea editoriale attuale
Innanzitutto chiariamo qual è la linea editoriale originaria. È molto semplice, dato che non sono certo un giornalista o uno scrittore: scrivere degli articoli non banali e di una certo spessore su quello che è l’ecosistema napoletano. Lo svantaggio di portare avanti soltanto questa linea editoriale è, tuttavia, quello di finire con l’avere troppe bozze in ferme in coda per la pubblicazione, poiché in attesa di rifiniture e di conclusioni, in quanto ogni articolo finora ha mirato a essere auto-conclusivo, ovvero ad affrontare un tema, con un inizio e una fine ben precisi.
Prima novità: articoli a episodi
La prima nuova linea editoriale è in realtà soltanto una variante di quella principale. Siccome l’obiettivo rimane quello di affrontare un tema in maniera non banale e superficiale, quello che si vuole fare con questa variante editoriale è creare la possibilità di avere contenuti pubblicati più spesso, tramite la strutturazione di un articolo in più episodi, che verranno poi pubblicati a puntate.
Curiosità et similia
La seconda novità è l’introduzione di articoli brevi, che però abbiano senso di esistere in questa forma. Ad esempio, curiosità o brevi pareri/opinioni/commenti su determinati temi o fatti. La prima creatura figlia di questa nuova linea editoriale sarà la rubrica: Napoli e la terra d’Albione.
Napoli e la terra d’Albione
La terra di Albione, per chi non lo sapesse, è il Regno Unito, dove da qualche tempo il sottoscritto vive. L’idea di questa rubrica nasce inizialmente dalla mia passione per lingue, linguaggi, idiomi e dialetti vari, e la mia enorme curiosità in materia, sempre pronto a notare e scrutare analogie tra le varie lingue (laddove la mia, purtroppo dilettantesca, preparazione me lo permetta).
Più il tempo passa e più continuo a notare similitudini sorprendenti, in determinate forme o espressioni, tra la lingua inglese e il Napoletano. Finora le ho sempre fatte scivolare via, notandole, ma poi dimenticandole. Da un po’ ho iniziato ad annotarle (ancora poche, ma aumenteranno certamente), e da qui l’idea di questa rubrica. Tuttavia ho deciso di lasciare alla rubrica un taglio più generico qualora — ed è capitato — mi imbatta anche in altri tipi di similitudini, ad esempio di carattere culturale.
Buona notte
Kalinifta (sopra riportata nella versione interpretata dagli Après La Classe) è un canzone popolare del Salento, scritta da Vito Domenico Palumbo, famoso ellenista.Kalinifta, che significa Buonanotte, è solo una delle liriche che Palumbo scrisse nella variante salentina del Griko, nome con il quale si indica il gruppo dei dialetti parlati nella Grecìa Salentina e ...
Falsi amici!
Ecco l'ennesimo: consistently. Direste consistentemente, ma è in realtà costantemente. L'ennesima parola latina di cui hanno sputtanato il significato, ti pareva :D
Sovramagnificentissimamente
Questa parola, non più nei dizionari moderni, fu coniata da Dante, come esempio di una parola che da sola forma un endecasillabo. È stata la parola italiana più lunga (anche, di una sola lettera, più di precipitevolissimevolmente) finché Anacleto Bendazzi non fece uso di anticostituzionalissimamente.Ad ogni modo, sia la prima che l'ultima non appaiono più ...
E se…?
Oggi sono in vena delle mie adorate critiche a chi scrive con i piedi. Dopo l'articolo precedente, ecco seguire a stretto giro un altro breve articolo per evidenziare l'uso improprio della nostra cara lingua da parte, ancora una volta, di giornalisti professionisti di Repubblica.it.La frase incriminata è in quest'articolo, ed è in realtà parte ...
La renderizzazione!
Quest'articolo mi riporta alla mente l'eterno problema dell'italianizzazione di parole inglesi di cui abbiamo già, in realtà, il corrispettivo italiano. Ammetto che, causa l'abuso linguistico fatto da riviste specializzate e letteratura tecnica di vario tipo, io stesso sono incappato e ancora incappo in questi tranelli che mi portano a farmi le cazziate da solo. Più ...
Allaquilaunaparola?
Dopo aver in passato giustamente infierito contro blogger ignoranti in materia di lingua italiana, mi sembra più che giusto inveire anche contro i giornalisti di professione, soprattutto se uno di questi lavora per uno dei maggiori quotidiani nazionali e mi piazza in prima pagina (quando l'ho letto) un bel "All'Aquila"! Vergognati, ciuccio!
Mac OS X è pronto a “parlare” napoletano

Chi mi conosce sa che sono parecchio affezionato al mio dialetto. Del resto il napoletano medio, sebbene capace di parlare perfettamente italiano, tende ad usare il napoletano (ovviamente con altri napoletani), a meno di non trovarsi in situazioni formali.Ad ogni modo, che c'entra tutto questo con Mac OS X?Andiamo con ordine. Già riconosciuta all'estero ...
Tír gan teanga, tír gan anam
Proverbio irlandese che tradotto è:Un paese senza lingua, un paese senza anima.M'è piaciuto subito. Nel titolo il proverbio è nella forma originale, in gaelico irlandese.
Blogger professionisti, eh?
È un po' che non inveisco, per il solo piacere di farlo, contro le dubbie capacità linguistiche dei tanti "blogger professionisti" che ci sono in giro. In passato — e chi mi legge da tempo lo sa — ho spesso messo in evidenza la scarsa conoscenza della lingua italiana degli allora blogger del network blogo.it. ...
Uno dei motivi per cui non seguo Blogo.it

Poco tempo fa ho scritto un post dove mi lamentavo del dilagare di "pò". In quell'occasione citai la pessima ortografia che dilaga tra i blogger di Blogo.it, o comunque nei blog che seguo (o meglio seguivo, ormai resta solo Ecoblog, sporadicamente) di quel network.Uno di loro, Matteo Razzanelli, accettò simpaticamente la critica e partecipò ...
La raggiungibilità non esiste
Intesa come vocabolo della lingua italiana. Sembra così ovvio (almeno al sottoscritto), ma non esiste. Così come non esiste "reachability" nella lingua inglese. Insomma, non si dice.Eppure, in diversi e numerosi libri (sia inglesi che italiani) che ho avuto il piacere (e a volta il dispiacere) di aprire in questi anni di università, quel termine ...




