Archive for the ‘Lingue’ Category

7
set

E l’etimologia di etimologia?

Etimologia

5
lug

Buona notte

Kalinifta (sopra riportata nella versione interpretata dagli Après La Classe) è un canzone popolare del Salento, scritta da Vito Domenico Palumbo, famoso ellenista.

Kalinifta, che significa Buonanotte, è solo una delle liriche che Palumbo scrisse nella variante salentina del Griko, nome con il quale si indica il gruppo dei dialetti parlati nella Grecìa Salentina e nella Bovesìa, direttamente discendenti dalla lingua Greca, e ancora parzialmente intellegibili col Greco moderno.

Molto affascinante la presenza di queste lingue nel profondo Sud Italia, lingue che conservano più di 3000 anni di storia nei loro suoni. Significativa, direi, una citazione di Domenicano Tondi:

Greci siamo, ma da tremila anni in Italia stiamo…greco parliamo, ma non perché siamo stranieri, ma perché siamo la più vecchia gente del luogo.

PS: per dovere di cronaca, anche se questo pezzo è conosciuto come Kalinifta, il titolo originale è Matinata, che però non significa “mattinata”, ma “serenata”.

1
lug

Falsi amici!

Ecco l’ennesimo: consistently. Direste consistentemente, ma è in realtà costantemente. L’ennesima parola latina di cui hanno sputtanato il significato, ti pareva :D

30
giu

Sovramagnificentissimamente

Questa parola, non più nei dizionari moderni, fu coniata da Dante, come esempio di una parola che da sola forma un endecasillabo. È stata la parola italiana più lunga (anche, di una sola lettera, più di precipitevolissimevolmente) finché Anacleto Bendazzi non fece uso di anticostituzionalissimamente.

Ad ogni modo, sia la prima che l’ultima non appaiono più nei moderni dizionari, lasciando il primato di più lunga parola italiana alla più famosa precipitevolissimevolmente.

25
giu

E se…?

Oggi sono in vena delle mie adorate critiche a chi scrive con i piedi. Dopo l’articolo precedente, ecco seguire a stretto giro un altro breve articolo per evidenziare l’uso improprio della nostra cara lingua da parte, ancora una volta, di giornalisti professionisti di Repubblica.it.

La frase incriminata è in quest’articolo, ed è in realtà parte della frase che ho citato in questo mio articolo. L’altro giorno non ero in vena, quindi ho semplicemente corretto l’errore mentre riportavo la frase.

Ma vediamo dov’è questo errore. La frase originale è

Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta se stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere.

Quella giusta è

Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere.

Usare il “se” ipotetico invece del “sé” pronome personale riflessivo: due piccole parole, ma dal significato enormemente differente. Ciucci.

25
giu

La renderizzazione!

Quest’articolo mi riporta alla mente l’eterno problema dell’italianizzazione di parole inglesi di cui abbiamo già, in realtà, il corrispettivo italiano. Ammetto che, causa l’abuso linguistico fatto da riviste specializzate e letteratura tecnica di vario tipo, io stesso sono incappato e ancora incappo in questi tranelli che mi portano a farmi le cazziate da solo. Più in passato che adesso: parlando tutti i giorni in inglese, tendo a rivalorizzare l’italiano molto più di quanto facessi prima.

Ce ne sono tanti di questi termini, ma parliamo di quello in oggetto: la renderizzazione, che sarebbe la versione italiana dell’inglese rendering, dal verbo to render. Cosa significherà mai questo verbo? Sarà davvero talmente complesso da doverlo italianizzare?

Eppure ricordavo che in italiano il verbo rendere esistesse eccome.

Sicché

motore di rendering

diventa facilmente

motore di resa

con significato piuttosto chiaro. Dopotutto un motore di resa non è altro che un artefatto che interpreta un linguaggio atto a descrivere un oggetto e rende la sua versione “visiva” all’utente finale.

Anche la frase nell’articolo citato sopra

il nuovo iPhone 3GS è molto più veloce del proprio predecessore nella renderizzazione del JavaScript

diventa molto più decente se scriviamo

il nuovo iPhone 3GS è molto più veloce del proprio predecessore nella resa di JavaScript

Così facendo, la frase risulta non solo corretta e comunque chiara, ma anche decisamente più comprensibile a una persona che non sa cosa diavolo sia un “rendering”.

PS: noterete che mi sono anche preso la libertà di cambiare “del” in “di”, dal momento che usare una preposizione articolata (così come articoli determinativi) davanti a un nome proprio (in questo caso di un linguaggio di programmazione), è scorretto. Ma questo è un altro paio di maniche.

PPS: alcuni di voi lì fuori si renderanno anche conto che la frase, anche dopo le varie correzioni, non ha il minimo senso, poiché Javascript non viene reso, ma eseguito, essendo un linguaggio di programmazione e non di “descrizione” (come lo è HTML)

7
mag

Brevettazione?

Per l’amor del cielo!, ma ci siete andati a scuola?

23
apr

Allaquilaunaparola?

Dopo aver in passato giustamente infierito contro blogger ignoranti in materia di lingua italiana, mi sembra più che giusto inveire anche contro i giornalisti di professione, soprattutto se uno di questi lavora per uno dei maggiori quotidiani nazionali e mi piazza in prima pagina (quando l’ho letto) un bel “All’Aquila“! Vergognati, ciuccio!

2
apr

Mac OS X è pronto a “parlare” napoletano

Mac OS X Napoletano

Chi mi conosce sa che sono parecchio affezionato al mio dialetto. Del resto il napoletano medio, sebbene capace di parlare perfettamente italiano, tende ad usare il napoletano (ovviamente con altri napoletani), a meno di non trovarsi in situazioni formali.

Ad ogni modo, che c’entra tutto questo con Mac OS X?

Andiamo con ordine. Già riconosciuta all’estero come lingua della Campania, poi catalogato dall’ISO con i codici di lingua ISO 639-2 e 639-3, il napoletano è stato ufficialmente riconosciuto come lingua regionale da un decreto regionale lo scorso Ottobre 2008 (verbale di riunione ufficiale Wordversione HTML generata da Google).

A riprova dello status di lingua già concesso ufficiosamente al napoletano, nonostante l’opinione avversa di diversi linguisti, abbiamo Mac OS X :)

È infatti supportata l’internazionalizzazione in Napoletano (così come in Siciliano — non ho controllato altre lingue regionali —), sebbene non vi sia alcuna traduzione effettuata (al momento).

Ad ogni modo, vedere “Nnapulitano” nella lista delle lingue nelle preferenze di Mac fa un certo effetto :D

15
mar

Tír gan teanga, tír gan anam

Proverbio irlandese che tradotto è:

Un paese senza lingua, un paese senza anima.

M’è piaciuto subito. Nel titolo il proverbio è nella forma originale, in gaelico irlandese.

2
mar

Blogger professionisti, eh?

È un po’ che non inveisco, per il solo piacere di farlo, contro le dubbie capacità linguistiche dei tanti “blogger professionisti” che ci sono in giro. In passato — e chi mi legge da tempo lo sa — ho spesso messo in evidenza la scarsa conoscenza della lingua italiana degli allora blogger del network blogo.it. Network che ho sapientemente smesso di seguire, ragion per cui non avete più visto articoli atti a schernirli.

Purtroppo loro non sono i soli. E sebbene passi tranquillamente sopra agli errori di coloro che sono blogger a tempo perso (anche se chi scrive male mi urta i nervi comunque), da sempre non tollero che coloro che scrivono per “blog professionali” (ovvero quei blog che alle spalle hanno una seppur minima struttura commerciale), lo facciano male.

In questa categoria di blog è facile notare come gli articolisti farciscano i loro testi di paroloni e frasi inutilmente arzigogolate, col chiaro intento di sembrare “professionisti”, ma col risultato scontato di sembrare ridicoli, poiché abusare — e male — della propria lingua non fa di te un professionista, ma un buffone.

L’ultima simpatica chicca arriva da un articolo di The Apple Lounge, blog italiano che ruota intorno al mondo Apple. Il 90% delle volte i loro articoli non li leggo affatto: sono prolissi, scritti da far venire i mal di testa e abusano del grassetto (probabilmente dietro istruzioni di qualche “esperto” SEO). Però sono una buona sorgente di notizie (che regolarmente leggo dalle loro fonti).

La frase incriminata (probabilmente ce ne saranno altre, ma mi son fermato a questa) è

requisito fondamentale, ma non obbligatorio, è avere accesso ad una connessione Wi-Fi

Leggendo la frase sopra, il primo cazzotto negli occhi arriva dal contrasto tra “fondamentale” e “non obbligatorio”. Ma la situazione è ben peggiore. Essendo la parola “requisito” così definita

s. m. qualità, dote o condizione necessaria per poter accedere o aspirare a una carica, sostenere un esame e sim. [via Garzanti]

ed avendo la parola “necessario” i seguenti sinonimi

agg. Sin. essenziale, fondamentale, obbligatorio, doveroso, inevitabile, inderogabile [via Garzanti]

è ben chiaro come non possa assolutamente esistere un requisito che sia “non obbligatorio”, poiché risulterebbe in una contraddizione in termini.

28
ott

Uno dei motivi per cui non seguo Blogo.it

vienna.png

Poco tempo fa ho scritto un post dove mi lamentavo del dilagare di “pò”. In quell’occasione citai la pessima ortografia che dilaga tra i blogger di Blogo.it, o comunque nei blog che seguo (o meglio seguivo, ormai resta solo Ecoblog, sporadicamente) di quel network.

Uno di loro, Matteo Razzanelli, accettò simpaticamente la critica e partecipò attivamente ai commenti del post. La cosa mi fece piacere: le critiche servono soprattutto a fini costruttivi.

Oggi voglio riparlarne, perché proprio non mi vanno giù certe cose, non ci posso far nulla.

Tra le centinaia di articoli di Ecoblog che giacciono nello stato di “non letto” nel mio aggregatore di feed, becco questo. Ed ecco che inizia la fiera degli orrori.

Il primo (puo’ invece di può) lo ignoro, poiché probabilmente dettato da un vezzo nel dattiloscrivere del blogger in questione.

Passiamo alla frase alla tetris per intenderci. Praticamente, non vuol dire un piffero. Quella parola che suona come “alla” e che vuol dire “a mo’ di” è un’espressione derivata dal francese, e si scrive “à la”.

Poi abbiamo pro’, scritto con l’apostrofo. Considerando il vezzo di cui sopra, probabilmente voleva scrivere prò. Si tratterebbe in tal caso di una variante (indicata nei dizionari come non comune – se ne può avere un’idea con questa ricerca Google -) della forma estremamente più diffusa “pro”, ma comunque esistente. Data la scarsissima diffusione della forma con accento, dubito che sia stata usata consapevolmente.

Poco dopo noto un ciò scritto bene, che mi fa pensare che gli apostrofi sulle “o” incontrati prima siano effettivamente tali. Il che implicherebbe che puo’ non esiste e che pro’ sia una forma antiquata e sicuramente in disuso di prode, che tra l’altro non c’entrerebbe più una mazza.

Poi abbiamo un efficente con tanto di grassetto, ribadito più avanti da efficenza. Tipico errore di chi pronuncia efficienza in modo errato.

Chi mi legge magari pensa che bado a piccolezze. Beh, è un’opinione. Che non condividerò mai. Queste persone scrivono per lavoro, l’ortografia è un obbligo. E perché no, anche una cultura generale da 50 eurocent non guasterebbe.

E questo non è niente, l’articolo è praticamente perfetto se paragonato a certi mostri che in passato ho visto su OSSBlog, Melablog o TVBlog CineBlog.

Perché oggi nessuno si cura più di certe cose? E le cose vanno solo peggiorando. Fra poco i giornalisti, oltre che a riempire soltanto di fumo i propri giornali, lo faranno con un grammatica inventata.

26
ott

La raggiungibilità non esiste

Intesa come vocabolo della lingua italiana. Sembra così ovvio (almeno al sottoscritto), ma non esiste. Così come non esiste “reachability” nella lingua inglese. Insomma, non si dice.

Eppure, in diversi e numerosi libri (sia inglesi che italiani) che ho avuto il piacere (e a volta il dispiacere) di aprire in questi anni di università, quel termine c’è. E ora che rifletto, non è il solo termine ad essere presente nei miei libri (di carattere tecnico-scientifico) che però non esiste nel dizionario.

E così, la raggiungibilità è un esempio di come la necessità di nuovi termini porti alla creazione e alla diffusione degli stessi in maniera così vasta da farti dimenticare che quel termine, nel dizionario della tua lingua, non c’è.

Ora il dilemma è: che faccio, lo uso? :D

23
ott

Il potere delle parole – Un esempio

Tempo fa parlavo del potere delle parole. Oggi riflettevo su uno dei tanti casi di “abuso di potere”.

Da quando questo governo è in carica, si dice che è in ostaggio della sinistra radicale o estrema. Già qui abbiamo un primo abuso. Quella che quotidianamente è chiamata sinistra radicale, è in realtà la sinistra. Quella che viene chiamata sinistra, è invece un ammasso di nostalgici della democrazia cristiana, con una politica estremamente conservatrice ed egoista.

La reale sinistra estrema sarebbe una sinistra terrorista e dittatoriale, tipo quella Cinese.

Veniamo al secondo “abuso”. La frase “è in ostaggio della sinistra radicale”. Di solito chi prende in ostaggio qualcun altro è il “cattivo”, mentre l’ostaggio è “il buono”. Questo contribuisce innanzitutto a dare una ulteriore connotazione negativa della sinistra. In secondo luogo sposta il fuoco dell’attenzione sulle persone sbagliate.

Questo governo infatti, se di qualcuno o qualcosa è ostaggio, lo è degli interessi e della brama di potere di personaggi come D’Alema, o della disonestà e dell’illegalità di personaggi come Mastella. Di tutti quei personaggi che, per un motivo o per un altro, in un modo o nell’altro, fanno in modo che tutta una serie di ingiustizie si realizzi come se fossero la cosa più nobile e normale di questo mondo.

Ecco. Sono quelli i veri sequestratori. Ma il potere delle parole, ogni giorno, mostra una visione del tutto sfalsata della realtà.

Non sottovalutare mai le parole. Mai.

15
ott

Noam Chomsky parla del V-Day

Lo sfaff di Grillo è andato a “scomodare” un personaggio non proprio “comune”, per un parere sul V-Day e le conseguenti reazioni dei politici.

Parliamo di Noam Chomsky, penso uno dei pochi uomini (l’unico che conosca, confesso) che è riuscito, da vivo, a finire nei libri universitari di facoltà umanistiche e scientifiche allo stesso tempo.

Diciamo che non è l’ultimo arrivato, ecco.

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