Come mai la Mondadori è di Berlusconi?

by Nemo on Luglio 16, 2007 · 2 comments

in Attualità, Criminalità, Giustizia, Italia, Politica

Mondadori Day

 

Venerdì scorso Previti è stato definitivamente condannato dalla Cassazione a un anno e sei mesi nel processo Mondadori. Tale condanna ha finalmente accertato formalmente come andarono le cose nella “guerra di Segrate” che tra gli anni 80 e gli anni 90 vide contrapposti l’ing. Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi per il possesso di Mondadori, il primo gruppo editoriale in Italia, allora come adesso.

Per una complicata controversia di accordi e pacchetti azionari, entrambi sostenevano di essere i padroni della Mondadori, gruppo editoriale che controllava, oltre al settore libri, La Repubblica, l’Espresso, Panorama, Epoca e 15 giornali locali. Si affidarono dunque a un arbitrato super partes che nel 1990, col famoso “lodo Mondadori”, diede ragione a De Benedetti.

Allora Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Questa, con una sentenza firmata dal giudice Vittorio Metta il 24 gennaio 1991, annullò il lodo e consegnò la Mondadori a Berlusconi, per la gioia di Bettino Craxi, che spense così la principale voce di opposizione al regime del Caf. Mesi dopo, Andreotti costrinse Berlusconi a restituire una parte del maltolto (Espresso, Repubblica e giornali locali) al legittimo proprietario.

Poi, nel 1995, grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto, il pool di Milano cominciò a indagare sulle sentenze comprate da Previti e scoprì che lo era pure quella del giudice Metta su Mondadori (come quella di tre mesi prima, firmata dallo stesso Metta, sull’Imi-Sir): all’indomani del verdetto, la Fininvest tramite Previti e altri due avvocati berlusconiani, fece arrivare 400 milioni in contanti al giudice Metta. Quest’ultimo poi lasciò la magistratura, divenne avvocato e andò a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti.

Berlusconi è uscito dal processo col solito grimaldello: attenuanti generiche e prescrizione del reato.

Ma nella sentenza d’appello, confermata venerdì dalla Cassazione (quella accennata all’inizio del post), si afferma che Berlusconi aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè dell’attuale capo dell’opposizione, il quale, dunque, da 17 anni controlla e utilizza abusivamente una casa editrice e i suoi giornali per accumulare miliardi e consensi politici (come fa, del resto, con Rete 4).

Don Luigi Ciotti ha ricordato che nell’ultima finanziaria il governo ha approvato l’estensione del sequestro dei beni, finora previsto per i mafiosi, anche ai corrotti e ai corruttori. Sarebbe forse il caso di confiscare la Mondadori a colui che, nel 1991, la rubò. E di raccontare tutto agli italiani. Ma forse la seconda impresa è più ardua della prima: il Tg5 del neodirettore Mimun non ha dedicato nemmeno un servizio alla sentenza. E così anche il Corriere della Sera, il Messaggero, La Stampa. In fondo Berlusconi ha solo rubato il primo gruppo editoriale italiano a un concorrente: che sarà mai.

Fonti e altre info:

{ 1 trackback }

Citazione - Fedele Confalonieri » Diarium Neminis
07.21.07 at 14:45

{ 1 comment… read it below or add one }

1 alhandra 07.16.07 at 22:15

wow…questa non la sapevo..e posso solo dire bleah bleah … cosa non fa quello con i soldi!

Leave a Comment

You can use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Previous post: Le mura d’acqua

Next post: Odissea