Open Source Observatory and Repository
- 16 Ott '06
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La Commissione Europea ha varato un portale che raccoglierà le esperienze, le conoscenze e i software open source delle pubbliche amministrazioni degli stati dell’Unione Europea. Il suo nome sarà OSOR, acronimo di Open Source Observatory and Repository, e la speranza è che possa dare un forte impulso alle applicazioni di e-government. OSOR non rappresenterà uno stop obbligato per le PA europee all’uso di software proprietario, ma la Commissione ritiene che incoraggerà l’utilizzo e lo sviluppo del software open source nonché la realizzazione di progetti comuni. Sono già state individuate alcune aree di intervento in questo senso: e-procurement (ovvero procedure e sistemi per l’acquisizione di beni e servizi per la PA), interoperabilità e formati dei documenti di identità elettronica.
Direi davvero non male; un’ottima iniziativa che apre anche nuove opportunità di lavoro. Infatti non credo che una qualsiasi nazione dell’Unione Europea non preferirebbe finanziare un buon progetto Open Source di e-governement che potrebbe essere finanziato anche da altri stati, piuttosto che profondere maggiori risorse in progetti esclusivi per la propria nazione che non potrebbero godere di soldi provenienti da altri paesi.
Ogni tanto una buona notizia in questo mondo di magnoni.
[Via PI]





[...] Il Grillo parlante di Italia non manca mai di argomenti. Recentemente ha fatto (sta facendo) partire un’iniziativa chiamata RESET. Nell’ambito di questa iniziativa Beppe scrive dell’adozione di software Open Source nelle pubbliche amministrazioni. Forse si espone a rischi di incomprensione quando afferma che il software Open Source è a costo zero; è sì vero che la stragande maggioranza del software aperto è ottenibile gratuitamente, ma non bisogna trascurare i servizi e i supporti a contorno, dei quali una Pubblica Amministrazione non può fare a meno. Ciononostante, sono ovviamente d’accordo con lui, poiché ritengo che l’adozione di software aperto, soprattutto nella PA, sia una soluzione intelligente che possa risolvere svariati problemi, oltre a quello economico che sta a cuore a Grillo; inoltre potrebbe essere un’iniziativa che, soprattutto se inserita anche nell’ambito del progetto OSOR della UE, potrebbe dare una smossa all’informatica italiana che ristagna. Nazioni come Francia, Germania, Venezuela, Norvegia e altre che ora non mi sovvengono, hanno fatto (o stanno ancora facendo) il passo verso il software Open Source nelle PA. La cosa non è quindi impossibile, anzi, e i vantaggi ci sarebbero. La paura per il trauma da cambio di sistema ormai è solo una scusa; quello che i dipendenti della PA fanno con Windows lo farebbe allo stesso modo su Linux o qualsiasi altro sistema, visto il carico e la tipologia di lavoro che compete loro e visto il livello di usabilità raggiunto negli ambienti desktop Linux. L’Italia sotto questo punto di vista è vecchia, perché vecchia è la classe politica e l’informatica stessa in Italia, dove la maggior parte delle aziende del settore sono partner Microsoft. Se poi consideriamo i legami tra politici e aziende, capiamo come siamo messi male. Ma bisogna pur iniziare da qualche parte e fortunatamente politici come Pecoraro Scanio e Di Pietro stanno dando una certa importanza all’informatica aperta. Peccato che siano la minoranza nel governo, ma almeno è già qualcosa. Speriamo bene. Autore Nemo Data 27 October 2006 Ora 1:09 pm In: Linux, Open Source, Politica, Informatica [...]