Time Machine: quando l’abito non fa il monaco
- 18 Ago '06
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Oggi mi son detto: sfogliamo OSNews, che è parecchio che non lo leggo…e cosa vi trovo? Questo articolo su Ars Technica a proposito di Time Machine. Finora di Time Machine sapevo solo ciò che ho appreso il giorno del WWDC e molti, come me, alla presentazione del prodotto avevano pensato che sotto Time Machine si nascondesse una nuova feature per HFS+ (o addirittura un nuovo e più moderno filesystem che la includesse, come fa notare Jhon Siracusa su Ars Technica): il controllo di revisione dei file (o versioning o snapshots). Beh, per chi ancora non lo sapesse: ci sbagliavamo! Non starò qui a farvi una traduzione del lungo articolo su Ars Technica; sarò invece sintetico, sottolineando i punti cruciali.
Abbiamo detto che sotto Time Machine c’è ancora un semplice HFS+; allora come fa Time Machine ad avera la visione temporale del filesystem, potendo recuperare il suo stato nel passato? “Semplice”. HFS+ è stato corredato di una caratteristica che credo (io come l’autore dell’articolo su Ars Technica) nessun filesystem per sistemi Unix possieda: la possibiltà di creare hard link a directory. Leopard usa questa caratteristica per creare un albero sparso di directory, su un disco esterno o su un server, che contenga hard link a tutte le directory non modificate più una copia completa dei file creati e/o modificati dall’ultimo backup. Certo Time Machine ha un’ottima interfaccia, intuitiva, bella e semplice da usare, in perfetto stile Apple e di sicuro rende facile e trasparente il backup come mai prima; ma a che prezzo? Innanzitutto, la soluzione adottata (intelligente se si considerano i limiti di HFS+) obbliga a un backup con granularità a livello di file, il che non è il massimo: se si modifica un solo byte di un file di 500MB (o peggio 1GB o 2, ormai file molto comuni), l’intero file viene copiato nel volume (o server) di backup. Uno spreco di spazio immane che non sarebbe mai avvenuto con un sistema di controllo di revisione. Immaginate un poveraccio che fa editing video e modifica un file almeno 5-6 volte (e sono stato parsimonioso): 6GB di backup in 1 oretta li accumula facilmente. Ma ora viene il peggio: se non si è collegati al volume di backup o non è possibile raggiungere il server che offre il backup storage, non è possibile “viaggiare nel tempo”, poiché il tutto risiede sul backup storage. Immaginate come sono contento io che ho un portatile. E’ chiaro, il backup deve risiedere su un volume che non sia quello che si sta “backuppando”, ma la storia dei file dovrebbe essere sul volume stesso. Ovviamente ciò è fattibile solo con un filesystem che supporta il versioning. Con un tale filesystem applicato sia sul volume principale sia quello di backup, si eliminano tutti i problemi: il viaggio nel tempo è possibile anche senza dover raggiungere l’unità di backup (quale che sia) e l’unità di backup stessa non soffrirebbe della crescita esponenziale di spazio occupato, poiché, grazie al versioning, il backup non avrebbe più granularità a livello di file.
Quello che mi chiedo è: perché mai tale scelta assolutamente discutibile (per quanto mi riguarda)? Anche Mac OS X possiede (come tutti i moderni sistemi operativi), un Virtual File System. Quindi, a voi di Apple, dico: prendete esempio dai ragazzi del progetto VVFS per Linux. Oppure scrivete un nuovo filesystem, o ancora usate ZFS come desidera mezzo mondo, fate qualcosa insomma, ma non questa cagata. Come stanno le cose, non userò mai Time Machine: a me più dei backup in se, interessava il versioning.


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[...] Sul blog di Nemo, una spiegazione semplice in italiano di quello che ha “accocchiato” Apple per realizzarlo. Madonna che delusione, dopo tante discussioni. [...]
Ua, una pacchia questo ultimo commento
Esagerato
(ci riferiamo a un commento ora non più presente)