Di che colore politico è Internet?
- 09 Ago '07
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Alessio lancia uno spunto per una discussione interessante: Internet (più precisamente, la blogosfera italiana) è maggiormente di sinistra o di destra?
Se da un lato è vero che le statistiche che attualmente affibbiano un colore politico piuttosto che un altro alla blogosfera italiana sono poco rigorose perché spesso basate sull’opinione personale di ciò che si legge e non su indagini statistiche reali, è anche vero, comunque, che è interessante analizzare il fenomeno e cercare di capire in effetti come stanno le cose.
Affermare con assoluta certezza che la blogopalla italiana è di sinistra non è il caso, ma non si può fare a meno di incappare in blog dichiaratamente di sinistra, come non possiamo non notare, come dice Alessio, che i politici che posseggono un blog sono in maggioranza di sinistra.
Altra cosa facile da notare è che personaggi di spicco del panorama aristico-culturale italiano (e che hanno un blog) sono dichiaratamente di sinistra, una sinistra, è bene precisare, ideale e non politica. Ne sono un esempio Dario Fo e Franca Rame, il loro figlio Jacopo Fo.
Riprendendo il commento che ho lasciato al post di Alessio, cercherò di dire la mia a riguardo.
Andiamo con ordine.
Innanzitutto premetto che quando parlerò di Sinistra o di Destra, intenderò le correnti ideali, secondo la storica concezione Italiana, e non i partiti attuali che non rappresentano mai totalmente (in molti casi per niente) la corrente politica in cui sono collocati.
Il secondo punto da fissare è che si parlerà della “nostra Internet”, della sfera Italiana. Il resto del mondo ha culture diverse e per scrivere un post completo bisognerebbe impelagarsi in ricerche troppo approfondite.
Veniamo a noi. La Internet degli ultimi anni è caratterizzata fortemente da fenomeni sociali, quali Blog, comunità sociali di vario genere (come Flickr, 2Spaghi, etc.) e ogni cosa che riesca a stabilire una connessione interattiva tra due persone e che permetta la condivisione anche minima di qualche informazione.
È un comportamento sociale paritario, senza gerarchie, dove tutti si pongono sullo stesso piano, avendo come finestra sul mondo tutti lo stesso unico mezzo, il Web. Si pensi al fatto di come sarebbe quasi impossibile nella vita reale dire la propria al ministro Di Pietro, senza sudare sette camicie.
Tutti hanno le stesse opportunità, gli stessi mezzi e giocano nello stesso campo. In tale situazione è facile riscontrare un fenomeno sociale dalle caratteristiche di sinistra.
A questo andiamo ad aggiungere che storicamente in paesi come l’Italia (ma anche la Spagna e altri) la cultura, l’amore per il sapere e la condivisione dello stesso, il naturale mettere in discussione il mondo che ci circonda, l’importanza dei diritti, etc., sono statisticamente collocate a sinistra. Con “statisticamente collocate” intendo, appunto, che grazie a indagine di tal tipo è possibile vedere come tali attributi siano riscontrabili maggiormente in persone che si dichiarano orientate politicamente a sinistra.
È vero anche che taluni di questi “attributi” sono super partes, ma nell’immaginario collettivo italiano restano di sinistra (poiché storia e statistica ci portano a tali conclusioni), per questo si possono commettere errori di valutazione affibbiando l’etichetta di sinistra a chi non lo è.
Un esempio divenuto ormai classico è Marco Travaglio. Marco Travaglio è uno dei pochi giornalisti degni di questo nome in Italia. Ha un forte senso della giustizia e della verità. È molto amato tra coloro che si dichiarano di sinistra. Poco amato da quelli che sono a destra, soprattutto da uno in particolare, poiché conosce troppi fatti suoi. Ma questo è un altro discorso. Dicevo, proprio per questa particolarità degli schieramenti intorno a Travaglio, gli si affibbia spesso, anche grazie ai soprusi mediatici dell’innominato di cui sopra, l’appellativo di comunista. La realtà è ben diversa. Travaglio non è nemmeno di sinistra, figuriamoci comunista. È sostanzialmente un liberale (vero, non finto come l’innominato).
E il problema è tutto lì. Il liberalismo a seconda dei periodi storici, delle sfumature e delle culture, viene collocato dall’uno o dall’altro lato.
Per quanto riguarda me, anni fa (parecchi ormai) decisi, rimanendo coerente con la mia natura, di attuare una specie di processo che posso riassumere con questo motto partorito alla fine dello stesso
Non schierarti dove credi di vedere idee giuste. Lasciano che siano le tue idee a schierarti
Questo ad indicare che prima di decidere da che parte stare, lasciandosi influenzare da idee e stereotipi, è bene attuare prima un processo durante il quale si mettono a fuoco le proprie idee, si dà loro forma e le si porta a livello conscio. Fatto ciò, ci si guarda in giro per capire le proprie idee dove si collocano.
Io l’ho fatto, e alla fine mi son ritrovato più a sinistra che a destra e a seconda dei periodi della mia vita, più o meno estremista. Attualmente mi ritengo di sinistra per lo più, con sfumature liberali e un senso per la legalità un tantinello più forte della media, dovuto più a un’esasperazione per la situazione (il)legale italiana, che per una mia propria idea a riguardo.
In definitiva - e qui concludo - la mia idea resta che il fenomeno sociale che contraddistingue Internet negli ultimi anni, ovvero il “social networking”, ha fattezze di sinistra, ma ciò non può in alcun modo escludere che a tale fenomeno partecipino anche persone sentimentalmente di destra.








Hai fatto benissimo a fare un post dopo quel commmento che mi hai rilasciato era sicuramente uno dei migliori che abbia mai ricevuto
Grazie