Ecco perché mai a Milano
O al Nord in generale. Intendo, andarci a lavorare. Ma andiamo per gradi, perché mi sa che questo articolo non sarà facile da buttar giù.
Due anni fa, più o meno, iniziavo a puntare verso l’estero, per andare via dall’Italia. Ma dentro di me, più che andare via dall’Italia, era andare via dalla mia città. Questo fu ancora più chiaro quando mi venne chiesto un paio di volte, all’estero: «Perché fuori dall’Italia? Perché non restare nel tuo paese, magari dove c’è più possibilità?»
E lo sappiamo, nel nostro paese “possibilità” fa rima con Nord. Ma il motivo non era perché «tanto l’Italia fa cagare tutta» (a causa del “momentaneo” fenomeno Berlusconi), quanto più «Because if I have to leave my city, then I’d rather prefer to go abroad, where I’d be less of stranger than if I went up north», pronunciato in quello che allora era un inglese molto stentato.
Queste mie reazioni hanno molto probabilmente radici lontane, in una adolescenza in cui mi son sempre sentito prima Napoletano, poi Italiano. In una realtà dove ho sempre silenziosamente sopportato il fardello di essere additato dall’intero paese come appartenente a una realtà geo-politica inferiore (perfino da una parte degli stessi Napoletani). Un’inferiorità che, per inciso, non ho mai fatto mia, né riconosciuto come regola generale di cui io potessi essere l’eccezione. Cresciuto imparando a conoscere e apprezzare la cultura propria di dove sono nato, e con l’orgoglio di appartenere alla terra a cui appartengo. Un orgoglio che, però, fino a pochissimo tempo fa, non sapevo esattamente come e da dove venisse fuori.
Oggi lo so. Oggi so che il mio essere convinto che il Sud venga mantenuto volutamente in stato di minorità non è soltanto una mia teoria, ma è la verità. Oggi conosco gli eventi che giustificano il mio orgoglio. Oggi so che se l’Italia è vista come “grande” nel mondo è, per molti versi, grazie al fatto che il Sud era così “grande”, 150 anni fa. Oggi so che il sistema messo in piedi 150 anni fa per sottomettere il Sud in una condizione eterna di minorità è tutt’oggi in funzione. Oggi so che la stragrande maggioranza dei soldi del paese vengono investiti al Nord. Oggi so che viene in pratica tolto (o mai dato) al Sud per dare al Nord. Oggi so che se bisogna tagliare qualcosa, viene tagliata prima e di più al Sud. Oggi so che persino i soldi delle mafie vengono tutti investiti al Nord, e a noi restano «camorra, pizza, e furmaggio salato» (cit. Pagherete Caro – 99 Posse). Oggi so perché lo stato non fa nulla per combattere le mafie, anzi. Tutt’altro. Oggi so che la secessione auspicata dalla Lega non è altro che la parte finale di un piano che dura da 150 anni. Oggi so che il Nord dall’emigrazione dei meridionali verso di esso e verso l’estero ci ha solo guadagnato. E ci continua a guadagnare.
Ecco perché, non andrò mai a lavorare al Nord Italia. Non mi presterò anche io ad esser pedina di un sistema votato a tenere in scacco la terra da cui provengo. Il mio lavoro non arricchirà mai il Nord Italia. Se mai potrò, accadrà esattamente il contrario.
E badate bene, qui non si tratta di razzismo, di un sentimento separatista uguale ed opposto a quello Leghista, o di odio verso gli Italiani del Nord. Si tratta di giustizia. Quella che il Sud Italia non conosce da 150 anni a questa parte.




Ohibò.
Enzo mi permetto di “rubartelo”, perche’ ancora quando mi incontrano in Inghilterra e dico di essere Napoletano la prima domanda che mi viene fatta “How is the camorra?”, il che significa che l’ignoranza e’ globale!
Il link “Condividi” è lì appositamente
Se e’ cosi’ allora il federalismo proposto dai leghisti migliorera’ le cose, giusto?
Veramente no. Più che altro son loro a non ottenere alcuni vantaggi che credono di ottenere, perché hanno interpretato male certe leggi. Giù cambia niente.
Io aggiungo solo una cosa, oggi parlavo con il mio attuale datore di lavoro, una persona squisita e da sempre con grande aiuto per gli affari, ha tirato su dal niente un’azienda che ora conta 70 dipendenti, beh, quando gli ho detto che me ne andavo via a lavorare all’estero e gli ho detto: “… anche perchè, onestamente, qui in Italia che cos’è rimasto di bello a positivo?” risposta: “l’inter che vince”. Pertanto io adesso come adesso direi ecco perchè mai Italia (sempre inteso per lavorare… o forse anche vivere?)
bless vincè.
d’accordo parola per parola, virgole comprese