Le mura d’acqua
- 14 Lug '07
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Nel video, preso da Repubblica.it, viene mostrato li concept di un lavoro del MIT, il Water Wall.
L’opera del filmato dovrebbe essere il Digital Water Pavilion (che sfrutta appunto la tecnologia del MIT) ad opera di Carlo Ratti et al.
L’acqua è storicamente e naturalmente l’elemento architettonico più flessibile e dinamico. Per secoli gli architetti l’hanno modellata e convogliata usando tubature, valvole, getti. Ai nostri giorni, l’avvento delle nuove tecnologie informatiche ed elettroniche rendono disponibili prospettive inedite per l’uso su scala urbana. Evoluzione e figlio del connubio tra storia e nuove tecnologie è il Water Wall del MIT, sviluppato per essere utilizzato a Saragozza nel “Digital Mile” e all’Expo 2008.
A dirla in parole povere, è una sorta di enorme stampante a getto di inchiostro a grande precisione e che usa l’acqua invece dell’inchiostro.
Tecnicamente parlando, esso consiste in una serie di valvole a solenoide montate a distanza ravvicinata lungo la tubazione sospesa in aria. Aperte e chiuse ad un alta frequenza tramite controllo computerizzato, le valvole producono una cortina d’acqua con intermezzi in punti precisi: in pratica, uno schema di pixel formati da acqua e aria e che trasforma la superficie in uno schermo digitale.
Opportunamente gestita, l’opera dovrebbe essere “eco-sostenibile” ed economica.
Dato che la parte idraulica e quell’elettronica non hanno costi eccessivi e l’acqua necessaria, se opportunamente riciclata, è facilmente disponibile, i Water Wall si prestano ad un impiego su larga scala.
Ad essere sincero, spero proprio che nessun pazzo osi mai costruire un’opra del genere senza prendere in considerazione un riciclo d’acqua. Non solo per la questione economica, ma anche per una questione ambientale e morale. L’acqua sembra di giorno in giorno diventare un bene sempre più prezioso anche per noi occidentali, mentre di sicuro da sempre è il bene primario per alcune popolazioni. E forse, sarò profano, lo spreco d’acqua ci sarebbe comunque anche con la messa in opera di un circuito di riciclo, perché a guardarlo così, non credo che un edificio del genere sia poco esoso d’acqua.
Ciononostante non posso non ammirare la raffinatezza tecnologica.
Fonte e ulteriori (poche) info: qui.





si, meraviglioso e spettacolare, non c’è che dire ma come ben dicevi, nonostante il riclico sono litri e litri di acqua sprecata che potrebbe altrimenti dissetare tante persone. E non è un bene primario in estinzione solo per alcune popolazioni, ma lo sta anche diventando per quelle che finora ne hanno avuta in abbondanza, basti vedere gli ultimi casi (anche in Italia)! quindi spero che resti solo un prototipo!