Repubblica.it pubblica un articolo a proposito del vademecum del “The Guardian” che ironicamente fornisce suggerimenti agli inglesi che vanno in Italia.
Riprendiamo la cosa punto per punto.
Taxi. La storia del tassista che fa il giro più lungo è vecchia e diffusa. Vogliamo invece parlare del costo di un black-cab, che sono accessibili solo per spostarsi da un pub all’altro? O vogliamo parlare di casi come questi? O degli autisti di mini-cab che il 90% delle volte non sanno nemmeno dove si trovano?
Autobus. Qua hanno raggiunto il ridicolo. Si lamentano di eventuali telefonate in luoghi pubblici quali gli autobus. La cosa in sé è già ridicola: tutti parlano ovunque al cellulare quando sei per strada. Comunque, vogliamo parlare dei loro autobus? Ok. La gente negli autobus qui ci fa i rave party. Mangia e beve di tutto (in alcuni casi anche alcolici, pur se è vietato dalla legge). E poi lascia tutti i rifiuti lì. E negli autobus a due piani ti puoi ritrovare con lattine e bottiglie che ti piovono dal piano superiore. Per non parlare che i ragazzini qui camminano 24/7 con i cellulari che riproducono musica ad alto volume, nonostante sia vietato dalla legge (ok, no comment su questo…). Se poi torniamo all’argomento principale, ovvero le telefonate, se salite su un autobus a Londra vi trovate spesso tra un mare di telefonate ognuna delle quali spesso si svolge in lingue extra-terrestri.
Scandali e indifferenza. Punto loro.
Nepotismo. Beh, diciamo punto loro? Qui c’è uguale, insomma, l’ho visto e l’ho sentito. La differenza è che se arrivi troppo in alto troppo in fretta e senza esperienza, non duri tanto. Questo è perché qui la meritocrazia co-esiste e alla fine, per forza di cose, vince (in media).
Vittimismo. Questa mica l’ho capita bene. Comunque sulla questione aziende hanno quasi tutte le ragioni. Ma sinceramente, su questo punto, sono abbastanza ignorante in materia inglese.
Burocrazia. Vero, noi e la Francia (che l’ha inventata, la burocrazia) siamo i paesi più burocratizzati del mondo (beh, diciamo dell’Europa, che è meglio, non ne so niente al di fuori). Vero anche che qui è più difficile farsi la tessera della biblioteca che registrarsi dal medico. Bah.
Giornali e politica. Immagino che il messaggio qui sia “giornali politicizzati”. Come dar loro torto?
Digestivi. Loro non mangeranno più la “cassoeula”. Vogliamo parlare del cibo britannico? Oh, dimenticavo, non esiste.
A tutto questo, comunque, andrebbe aggiunto che sti inglesi se la tirano un po’ troppo e diciamo che non sono esattamente nella posizione di fare queste ironie, e in più non mi pare assolutamente un atteggiamento maturo, piuttosto alquanto assimilabile alle bambinate berlusconiane. Mi va bene che vogliano spiegare determinate cose agli inglesi che viaggiono, come la nostra rinomata gestualità: del resto noi siamo riusciti a sviluppare diversi modi di comunicare (una bella lingua, altrettanto bei dialetti, una comunicativissima gestualità), loro, purtroppo, sono stati capaci solo di sviluppare una lingua completamente difettosa Ma farlo a mo’ di sfottò sinceramente è proprio fuori luogo.
Ciò detto, poi, se volessimo parlare della finta migliore metro di europa (a mio avviso facilmente battuta da quella Barcellonese), della loro mancanza del concetto di igiene personale e casalingo, etc. pure noi avremmo di che sfottere. Ma non lo facciamo. A farci fare figure di merda ci pensa già Berlusconi.
Oggi voglio parlare un po’ più a fondo di una cosa che mi ha colpito in particolare: la completa ignoranza di tutti i coinvolti nelle discussioni televisive sull’università su quello che è la realtà europea. E quando dico tutti, dico tutti. E voglio fare questa digressione con un misto di fatti, dati, e esperienze più o meno dirette (conosco bene persone che hanno studiato in Austria, in Spagna, e nei paesi Scandinavi e io stesso ho avuto modo di confrontarmi con realtà universitarie Svizzere, anche se per motivi diversi dalla laurea).
Uno dei “difetti” che viene tirato (ed è stato tirato in questi giorni) sempre fuori per fare scena è quello che l’università italiana produce il più basso numero di laureati in Europa. Il che è vero, stando alle statistiche.
Fermo restando che sono il primo che auspica a un numero maggiore di laureati (di qualità però, non che abbiano solo il foglio di carta) e che sa benissimo che all’università c’è gente che “non fa”, il problema è che noi abbiamo un sistema universitario profondamente diverso da quello medio europeo, e quindi questo paragone è parecchio azzardato.
Mi ricordo quel coglione di Casini che dopo il primo V-Day, affermò
È la più grande delle mistificazioni. Una manifestazione di cui dovremo vergognarci perché è stato attaccato Marco Biagi, che invece andrebbe santificato.
Tutti sanno che, a prescindere dall’essere d’accordo o meno con tale manifestazione, questa cosa non è mai successa
Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico “contro” Marco Biagi, ma “di” Marco Biagi. Il nome “Marco Biagi” non è mai strato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”.
Fatevi dire da Maroni se Marco Biagi era una figura centrale – è sbottato Scajola durante una visita di Stato a Cipro – . Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza
Oggi quello stesso Scajola contro il quale quel bigotto fanta-cattolico di Casini non ha mai detto nulla (forse perché all’epoca era ancora sul libro paga di Berlusconi), è al Ministero per lo Sviluppo Economico, ministero che magicamente ingloba anche il Ministero per le Comunicazioni, che sparisce come ministero a sé stante (che strano, eh?).
Come ci ricorda Piero Ricca alla fine di questo video, la memoria rende l’uomo libero. Non perdetela mai.
Su Marco Biagi io penso solo una cosa: conosco poco di lui, ma penso che tutti, e dico tutti, dovrebbero smetterla di mettergli in bocca parole di altri, e strumentalizzare di continuo la sua figura. Tutti si lamentano sempre della mancanza di contraddittorio e poi parlano di/su/con qualcuno che non potrà mai più rispondere e commentare ad alcunché. È semplicemente da vigliacchi.
Il titolo è preso dall’articolo di Marco Travaglio, che Antonio Di Pietro ha pubblicato anche sul suo blog. Di cosa parliamo? Di come il governo uscente ha deciso di risparmiare il lavoro a Berlusconi, prima ancora che si insediasse definitivamente. Di come l’Avvocatura di Stato, facendo “copincolla” della memoria Mediaset, ha difeso Rete 4, la legge Maccanico, quella Gasparri, a danno di Europa 7. Ancora una volta. Nonostante le leggi citate e tutto ciò che vi gira intorno sia stato dichiarato illegale dalla Corte di Giustizia Europea (usare i miei vecchi articoli per risalire alle varie sentenze e notizie). Nonostante, a seguito di questa scelta, lo Stato Italiano (dunque noi, con le nostre tasche) pagheremo 300.000 euro al giorno di multa, retroattivamente dal 2006, come sancito dalla Corte di Giustizia Europea.
A volte ancora resto stupito di come sia palese che viviamo in uno stato criminale. Ma giusto per un attimo, eh.
Berlusconi e il servilismo degli altri schieramenti politici nei suoi confronti costa agli italiani troppo. Non solo per tutto quanto già profusamento detto in questo blog, ma anche per “un piccolo dettaglio”.
Rete 4, la cui occupazione delle frequenze (vinte da Europa 7 lustri fa) è stata decretata abusiva da parte della Corte di Giustizia Europea a più riprese (l’ultima volta il 31 gennaio 2008), ci costa un sacco.
La più recente occasione per l’esecuzione di tale sentenza si è data il 1 Aprile, ma essa non è stata messa tra le sentenze da eseguire, nonostante le pressioni di Italia dei Valori.
In seguito a tale mossa, l’Italia pagherà una multa di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006. Ovviamente questi soldi vengono presi dalle nostre tasche.
E pensare che c’è gente che ancora dice: “eh, perché voi volete distruggere Berlusconi”. Qui è lui che vuole distruggere noi, e una parte troppo consistente degli Italiani ancora non l’ha capito. Idioti.
Chissà perché al TG5 hanno detto tutta un’altra cosa, farfugliando qualcosa sul fatto che i ricorsi di Europa 7 sono stati tutti respinti e che ancora una volta niente cambiava lo stato attuale di cose…
E i giornali? Mi dicono che non ne parlano. Non ho molto tempo per controllare. Fate voi?
La Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione contro l’Italia a causa della cronica crisi dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della regione Campania, dove migliaia di tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle strade e vi sono stati riversamenti in discariche illegali. Il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente. La Commissione ritiene che gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti siano inadeguati e presentino grossi rischi per la salute e per l’ambiente, una situazione che costituisce una patente violazione della normativa UE sui rifiuti. Di conseguenza, la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora – prima fase del procedimento di infrazione – chiedendo anche informazioni sui provvedimenti eventualmente presi per proteggere la salute umana e l’ambiente nella regione. Parallelamente, la Commissione procede alla valutazione dei progetti del governo italiano che intende aprire quattro nuove discariche di rifiuti in Campania, allo scopo di accertare se siano compatibili con la normativa UE e assicurarsi che risolvano, nel lungo periodo, il drammatico problema dei rifiuti nella regione.
Questo il 27 Giugno 2007. I media: zitti. Il governo: inerte. E poi dicono che non ci ignorano e non lucrano sulle vite dei Campani?
Assassini. Questo Stato guadagna sulla vita dei propri cittadini: una regione intossicata dai rifiuti, morti bianche sul lavoro, stipendi da miseria e carovita, lavoro nero, incentivo all’inquinamento. Una guerra contro la propria popolazione.
L’Italia scende dal 40° al 45° posto (su 163 Paesi) nella graduatoria mondiale della “percezione” della corruzione (Cpi nell’acronimo inglese) redatta da Transparency International; per il 2006 l’indice risulta per il nostro Paese di 4,9, mentre nel 2005 era pari a cinque.
Se ho capito bene, dando un’occhiata all’ultima statistica redatta sempre da Transparency Interantional, quest’anno siamo scesi ancora.
In Europa, stando a quanto detto stamattina su RAI 3 in una trasmissione di cui dimentico sempre il nome, dovremmo essere i penultimi, appena prima della Grecia.
Il poliziotto ideale è una rarità. Lo sbirro dei telefilm americani o, più recentemente, del nostro “Distretto di Polizia“, dedito alla legge e alla protezione dei deboli e degli innocenti, è un’idealizzazione che costituisce la minima parte dei corpi di Polizia & co.
La mia teoria (comprovata da svariati fatti inconfutabili) è che il militare medio, data la frustrazione di una vita rigida, piena di regole e che a tutti gli effetti poco dipende dalle proprie libere scelte, tende a sfogare questa sua repressione (spesso auto-imposta) e questa sua scarsa libertà sul primo povero digraziato che gli capita a tiro, oppure, qualora si tratti di un militare mandato in guerra, sul primo gruppo di prigionieri, che agli occhi del militare sono poco più di un antistress di cui poter disporre a proprio piacimento.
E puntualmente, questi tutori della legge mettono sempre la coda fra le gambe quando devono avere a che fare con qualcuno che non è indifeso.
Questo mio sfogo segue una serie di notizie (lette di recente e non), che hanno confermato ancora una volta quello che ho sempre pensato. A tutti coloro che rientrano nella mia personale (mica tanto) classificazione, dedico “All’antimafia“.
N.B. con questo mio pensiero non sto negando l’utilità e la necessità di avere un ordine pubblico, visto che lì fuori ci sta tanta di quella “spazzatura” che se lasciata incontrollata porterebbe al caos (sì, più di quello che c’è ora). Voglio solo dire che i soggetti di cui sopra (e sono tanti) dovrebbero trovare un altro modo per sfogarsi e magari il “sistema” dovrebbe mutare qualche particolare per far sì che la frustrazione di queste persone venga ridotta.
In un mio vecchio post, in pieno regime Berlusconiano, riportavo i dati della Freedom House, secondo la quale l’Italia era al 70-mo posto nella classifica dei paesi liberi: un paese parzialmente libero, questa la dicitura. Mentre fino al 2003 eravamo ancora classificati come paese libero. Parliamo di liberà di stampa ed espressione.
Poi venne la “fine” (manco quando muore, mi sa) del regime Berlusconi, del quale tutti si lamentavano, sinistra davanti a tutti, quindi anche io. Poi ho scoperto una cosa: la sinistra italiana non è esattamente la sinistra “ideale”, quella dove io riesco a ritrovare molti mie valori e idee.
Pertanto pian piano tutto viene a galla. La sinistra va al Governo e si adagia sulla situazione di regime instaurata dal loro (finto?) oppositore. Scompaiono gli intenti di varare una legge seria sul conflitto di interessi, scompare qualsiasi volontà di ridare una dignità all’informazione di questo paese. Scompare tutto ciò. Telegiornali finti, giornali penosi. E finiamo ancora peggio. Ottantesimo posto nella stessa classifica di cui sopra: ancora parzialmente liberi, ma tendente al ribasso, posizionati appena dopo la Mongolia e in compagnia del Botswana. Siamo l’unico paese dell’Europa occidentale in questa condizione.
Tutti hanno saputo attaccare Berlusconi, a chiacchiere. Coi fatti, tutti hanno seguito il suo esempio, capendo che la situazione da lui instaurata era vantaggiosa per tutta la classe politica, che in Italia è in realtà la classe dei ladroni.
Certo, questi sono legggeeeeeeermeeeeeente meno peggio del Caimano, ma qui bisogna cambiare proprio aria, un bel Reset, un bel Vaffanculo a tutti, altrimenti finisce che iniziamo a rimpiangere Craxi, che sarebbe ridicolo, a dirla con un eufemismo.
Dopo aver ricordato gli scandali di Rete 4 e della Mondadori, questa puntata è dedicata alla proprietà di Arcore.
Come premessa voglio ricordare che la proprietà di Arcore comprende la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, il centro abitato di Cusago, il magnifico castello dichiarato fin dal 1912 monumento nazionale, varie tenute agricole, quadri d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine, biblioteca, etc.
Nell’immaginario collettivo l’immensa proprietà di Arcore è di Berlusconi da “sempre” e sicuramente i sostenitori del “si è fatto da solo” saranno convinti che l’abbia guadagnata col sudore della propria fronte.
Ovviamente no. Abbiamo da fare un salto indietro nel tempo di più di 30 anni per capirci qualcosa.
C’era (ancora) una volta Cesare Previti (avvocato-amico di Berlusconi), tutore di Anna Maria Casati Stampa, ereditiera del marchese Camillo Casati; la famiglia Casati possedeva da generazioni la proprietà di Arcore e dintorni. La piccola marchesa, proprio attraverso il suo tutore, fu indotta a cedere la villa di Arcore e proprietà circostanti alla Edilnord di Berlusconi, per la modica cifra di 750 milioni di lire, a rate. Il resto dei terreni Casati Stampa, nei comuni di Usmate e Cusago, sono vincolati alla Edilnord che non spende una lira grazie a un contratto-capestro “preliminare di compravendita” incautamente firmato dalla marchesa nel ‘72.
Senonché, nel 1978, la Edilnord viene messa in liquidazione e dunque quel contratto rischia di perdere efficacia: così la Casati Stampa viene convinta ad autorizzare una scrittura privata fra il suo procuratore Giorgio Bergamasco (senatore liberale ed ex tutore della ragazza) e Giuseppino Scabini, prestanome di Berlusconi nella veste di amministratore della “Immobiliare Coriasco Spa” (l’ennesima società del gruppo Fininvest).
Con l’atto, Anna Maria Casati Stampa cede alla società berlusconiana 250 ettari (2.5 milioni di metri quadri), cioè tutto il ben di Dio che ho descritto nella premessa. La biblioteca viene affidata in gestione a Marcello Dell’Utri.
Considerando la nuda terra (escluso il valore degli immobili), la Immobiliare Coriasco dovrebbe dunque pagare questo piccolo paradiso la miseria di 690 lire al metro quadro. E nemmeno in contanti, ma in azioni di un’altra società berlusconiana. Infatti, in cambio delle proprietà, la marchesa “acquista a titolo di permuta [ ... ] n. 800 mila azioni della Cantieri Riuniti Milanesi Spa del valore nominale di L. 1.000 ciascuna”, valutate però “L. 1 miliardo e 700 milioni”. La stessa ridicola cifra è anche la valutazione dell’intera proprietà, cosicché Berlusconi e Casati sono pari: “non si fa luogo a conguaglio”.
In pratica, la marchesa si ritrova in mano una carrettata di carta, se si pensa che la Cantieri Riuniti non è certo un colosso delle costruzioni, avendo appena 2.2 miliardi di capitale sociale e 7 dipendenti (dirigenti compresi), e non essendo neppure quotata in borsa. Tant’è vero che, quando si rende conto dell’”affare” appena concluso, la signora chiede la monetizzazione di quelle 800 mila azioni, ma il procuratore Bergamasco non trova ovviamente, nessuno disposto a scucire 1.7 miliardi per quella società fittizia, così all’inizio del 1980 si rivolge alla stessa Cantieri Riuniti Milanesi Spa (cioè a Berlusconi stesso) affinché si riprenda le proprie azioni. E questa è ben felice di farlo, ma autopraticandosi uno sconto del 50 per cento: anziché 1 miliardo e 700 milioni, le 800 mila azioni verrebbero pagate 850 milioni, cioè la metà. Il che significa che il Cavaliere avrebbe pagato i terreni e i beni al sole di Cusago 345 lire al metro quadro.
Nello stesso periodo la proprietà fu valutata garanzia sufficiente ad erogare un prestito di 7,3 miliardi di lire. Il che vuol dire che ne valeva 10 volte di più.
Piero Ricca ci racconta la sua vicenda in questo video
È un po’ che per la rete gira la notizia della censura applicata al blog di Piero Ricca. L’azione di censura è arrivata (in maniera straordinariamente veloce per i tempi Italiani) in seguito a una querela sporta da Emilio Fede, il servo numero uno di Berlusconi, quello che tutti i giorni fa disinformazione su una rete abusiva.
Emilio Fede è stato contestato verbalmente da Piero Ricca e amici al circolo della stampa di Milano, ma ovviamente non l’ha presa tanto bene, insultando Ricca e gli altri, chiamando le forze dell’ordine e sputandogli addosso.
L’episodio è stato filmato per intero da Ricca & co. ed è stato poi messo online su YouTube e sul suo blog. Ecco il motivo della querela. I post censurati si possono leggere sul blog di Andrea d’Ambra, mentre il video della contestazione è ancora visibile su YouTube.
Come giustamente ci ricorda anche Piero nel video accluso a questo post
La libertà di espressione e di informazione deve essere un diritto garantito
Già. Peccato che questa frase l’abbia pronunciata Emilio Fede (qui il video) in seguito al fatto che, durante periodo elettorale, gli era pervenuta una querela per non aver rispettato la par condicio. Come vedete anche Fede è d’accordo, ma soltanto quando gli vietano di adulare per ore il suo padrone, con immense fandonie, sul suo canale abusivo.
Come dice Ricca, indignatevi di atti del genere, e come dico io, ricordate che non siete veramente liberi fintantoché non potete dire ciò che pensate.
Venerdì scorso Previti è stato definitivamente condannato dalla Cassazione a un anno e sei mesi nel processo Mondadori. Tale condanna ha finalmente accertato formalmente come andarono le cose nella “guerra di Segrate” che tra gli anni 80 e gli anni 90 vide contrapposti l’ing. Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi per il possesso di Mondadori, il primo gruppo editoriale in Italia, allora come adesso.
Per una complicata controversia di accordi e pacchetti azionari, entrambi sostenevano di essere i padroni della Mondadori, gruppo editoriale che controllava, oltre al settore libri, La Repubblica, l’Espresso, Panorama, Epoca e 15 giornali locali. Si affidarono dunque a un arbitrato super partes che nel 1990, col famoso “lodo Mondadori”, diede ragione a De Benedetti.
Allora Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Questa, con una sentenza firmata dal giudice Vittorio Metta il 24 gennaio 1991, annullò il lodo e consegnò la Mondadori a Berlusconi, per la gioia di Bettino Craxi, che spense così la principale voce di opposizione al regime del Caf. Mesi dopo, Andreotti costrinse Berlusconi a restituire una parte del maltolto (Espresso, Repubblica e giornali locali) al legittimo proprietario.
Poi, nel 1995, grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto, il pool di Milano cominciò a indagare sulle sentenze comprate da Previti e scoprì che lo era pure quella del giudice Metta su Mondadori (come quella di tre mesi prima, firmata dallo stesso Metta, sull’Imi-Sir): all’indomani del verdetto, la Fininvest tramite Previti e altri due avvocati berlusconiani, fece arrivare 400 milioni in contanti al giudice Metta. Quest’ultimo poi lasciò la magistratura, divenne avvocato e andò a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti.
Berlusconi è uscito dal processo col solito grimaldello: attenuanti generiche e prescrizione del reato.
Ma nella sentenza d’appello, confermata venerdì dalla Cassazione (quella accennata all’inizio del post), si afferma che Berlusconi aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè dell’attuale capo dell’opposizione, il quale, dunque, da 17 anni controlla e utilizza abusivamente una casa editrice e i suoi giornali per accumulare miliardi e consensi politici (come fa, del resto, con Rete 4).
Don Luigi Ciotti ha ricordato che nell’ultima finanziaria il governo ha approvato l’estensione del sequestro dei beni, finora previsto per i mafiosi, anche ai corrotti e ai corruttori. Sarebbe forse il caso di confiscare la Mondadori a colui che, nel 1991, la rubò. E di raccontare tutto agli italiani. Ma forse la seconda impresa è più ardua della prima: il Tg5 del neodirettore Mimun non ha dedicato nemmeno un servizio alla sentenza. E così anche il Corriere della Sera, il Messaggero, La Stampa. In fondo Berlusconi ha solo rubato il primo gruppo editoriale italiano a un concorrente: che sarà mai.
Nonostante l’assurdità della vicenda Europa 7, nel tempo ho constatato che sono in pochi a conoscere i fatti. Soprattutto, ho potuto constatare come i sostenitori di Silvio Berlusconi neghino fino alla morte l’evidenza dei fatti.
Nel video accluso al post (il cui testo letto dalla voce narrante potete leggere qui) viene riassunta brevemente la vicenda in questione.
Io sarò ancora più breve: Europa 7 è la TV che ha vinto anni fa la gara d’appalto per le frequenze televisive nazionali oggigiorno utilizzate abusivamente da Rete 4.
La Commissione Europea ha messo in mora il Governo Italiano per i diritti speciali concessi a Mediaset sia riguardo alla possibilità di continuare a detenere le frequenze di Retequattro, nonostante essa non avesse ricevuto la relativa concessione, sia riguardo alla possibilità di acquisire nuove frequenze, riservate ai soli operatori già attivi.
L’Italia dei Valori, insieme con altre forze dell’attale maggioranza, hanno di recente presentato degli emendamenti che permettono di dare, finalmente,
doverosa attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale n. 466 del 2002 e n. 420 del 1994, rimaste entrambe inosservate per ben tredici anni.
Anche se ho i miei forti dubbi, speriamo che tali emendamenti riescano a fare giustizia.
Tra le altre cose
assicurando ad Europa 7 un risarcimento in forma di frequenze, si avrebbe l’effetto di ridurre i danni che altrimenti dovrebbe pagare, in danaro, lo Stato Italiano.