Posts Tagged ‘Conflitto di interessi’

13
dic

Lo sciopero dei TIR? Una mossa tattica

Come se non l’avessi pensato sin dall’inizio. Ma andiamo.

I-TA-LIANI!!! Siete carta conosciuta!

21
nov

Lo chiamavano impunità

Senza parole (nel senso “vignettistico” della frase).

4
ott

Mastella ti odio

Questo il titolo di questo blog. Un blog che, forte della teorica legge sulla libertà di espressione e di pensiero vigente in Italia, esprime, tra l’altro in modo per niente violento e volgare, il suo essere contrario all’operato di Mastella.

Apprendo oggi da Alessio e Chit che Mastella ha chiesto, via Polizia Postale, la chiusura di tale blog, del quale s’era già lamentato piangendo come un bambino di due anni a Ballarò, abusando allora come adesso della sua posizione.

Stiamo dunque per assistere a un nuovo episodio di censura come quello che non molto tempo fa ha colpito il blog di Piero Ricca? Un nuovo sopruso dei potenti? Una nuova negazione delle libertà private ad opera di personaggi che debbono soltanto a noi la loro posizione? Una nuova azione di terrorismo del ministro della giustizia che sposta i Magistrati per salvare il culo a sé e agli amici?

La vicenda è interessante perchè essendo un blog di blogspot, anche Google è stata interpellata per la chiusura del sito. Speriamo che il gigante americano non ceda ai soprusi e agli abusi della politica italiana. Per quanto non ami gli USA, è innegabile che lì sui politici si dice di tutto, dalla TV alla rete, senza che nessuno venga toccato. Speriamo che Google se lo ricordi quando sentirà questa strana vicenda.

Intanto, volevo dire che…ANCHE IO TI ODIO MASTELLA. Fanculo.

PS: mettete una firma qui.

30
set

Luttazzi manda a cagare Grillo

Luttazzi ha mandato a cagare Grillo. Lo capisco. Anche io lo farei se fossi una persona famosa. Ha i suoi vantaggi. Ma non voglio parlare di questo.

Riciclando un commento che ho scritto a quest’articolo del mio amico Detro, voglio parlare di come Luttazzi, volantariamente o meno, stia continuando a guardare il dito (avendo avuto prova della sua intelligenza, propendo per il volontariamente).

Ormai Grillo è sotto i riflettori (stranamente dopo 15 anni che nessuno se lo cagava tra TV e stampa), sia “amici” che “nemici”. Ed è in queste situazioni che tutto quello che dici inizia a essere interpretato, stravolto, sconvolto, strumentalizzato, etc. Insomma, tutto quello che s’è visto e ancora si vede in TV (e non solo) su Grillo.

Ma ecco il mio commento (con qualche integrazione).

[Read more →]

16
set

Un po’ di Mastella dalla penna di Travaglio

Dall’articolo che Marco Travaglio ha scritto sull’Unità il 15 Settembre scorso, in “onore” della “Mastellata” sull’areo di stato, estraggo questo passaggio

Parlare con lui (Mastella, ndr) di questione morale o deontologica è come chiedergli le dimissioni: inutile. Infatti pare che Prodi, imbarazzato, l’abbia invitato almeno alla «sobrietà». Ecco: posto che non c’è alcun reato, gli pare «sobrio» il quadro tracciato dall’Espresso sui sei appartamenti acquistati da lui e famiglia a prezzi stracciati 5 dalle Generali e 1 dall’Inail che sta per vendergliene altri 2 per il partito? È vero, la famiglia e il partito sono in continua espansione. Infatti, dopo aver sistemato la sua signora alla presidenza del consiglio regionale campano e il cognato in Parlamento, Mastella s’è visto assumere il figlio Pellegrino, principe del foro di Ceppaloni, come consulente giuridico del ministero delle Attività Produttive. Tutto ciò gli pare «sobrio»? Quanto all’Udeur, l’altro giorno ha accolto a braccia aperte il consigliere regionale della Campania ex Ds Angelo Brancaccio, arrestato ad aprile per estorsione, peculato e corruzione, interdetto dai pubblici uffici e sospeso dal Botteghino: appena uscito dal carcere e dagli arresti domiciliari, Brancaccio è entrato nell’Udeur ed è tornato in consiglio regionale, dove la presidentessa Sandrina Lonardo Mastella gli ha tributato la sua solidarietà. Brancaccio terrà compagnia a un altro consigliere Udeur, Vittorio Insigne, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa con l’accusa di essere socio dei boss dei Casalesi. Tutto ciò nel partito del ministro della Giustizia. Capito, onorevole? Della Giu-sti-zia. Noi giornalisti siamo certamente dei cattivoni, e Grillo è ancora più cattivo di noi, raccontando quello che lei fa. Ma lei perché lo fa?

Perché è un politico italiano.

politico italiano, agg., della politica italiana, che riguarda lo stato italiano. Persona atta a sfruttare le risorse statali a proprio beneficio ed esclusivamente a discapito del popolo italiano. Vedi anche: ladro, criminale, Berlusconi, Mastella, Fini, Bossi, D’Alema, etc. etc.

16
ago

L’informazione manipolata

Prendo “in prestito” dal blog di Alessio il video qui sopra, dove Travaglio parla delle tre scalate (RCS, UNIPOL e Antoveneta) fornendo, con la sua solita abilità e chiarezza, un quadro completo che manca completamente a molti poiché lo stesso quadro è volontariamente soprresso in TV. Da lì parte poi una breve digressione sui TG e sull’informazione italiana via TV.

Lascio la parola a Travaglio.

3
ago

Studio Aperto, Lucignolo: TG e rotocalco dell’era trash

Studio Aperto

Poco giorni fa, Napolux si sfoga contro Studio Aperto, dichiarando apertamente di non sopportarlo più e segnalando un blog nato appositamente: Io odio Studio Aperto.

In quell’occasione ho partecipato ai commenti dicendo la mia, soprattutto dopo aver letto i prevedibili, classici, banali commenti di chi riesce soltanto a pensare “se non ti piace, cambia canale”.

Va benissimo cambiare canale (cosa che faccio puntualmente), ma perché tacere? Perché subire i soprusi di una televisione che vuol farci credere che l’intera generazione giovanile (la linea editoriale di SA e Lucignolo sarebbe quella “giovane”) è una massa di decerebrati che sa soltanto sbavare davanti a culi e tette e calarsi pasticche al suono di musica dark in cimiteri trasformati in orgiosi bordelli (non è un’allegoria, ma il contenuto esatto di una puntata di Lucignolo che beccai per caso qualche anno fa).

La linea editoriale di Italia 1 non è giovanile. È offensiva, diffamatoria e a tratti immorale. Perfettamente in linea con lo stile di vita di quei quattro fessi che ogni sabato sera si ammazzano (e ammazzano gli altri) sulle strade. E nasce dalle stesse esigenze che hanno fatto nascere la linea editoriale di Rete 4 (questa rivolta alla fascia di età “alta”): tenere volutamente e costantemente basso il tasso di informazione e cultura degli spettatori e, all’occasione, mandare messaggi subliminali ficcando Berlusconi nell’anteprima di un servizio che parla del cattivo alito dovuto all’aglio (anche questo accaduto realmente).

È oltraggioso il livello di disinformazione del pseudto-TG e l’immagine del mondo giovane che Lucignolo si impegna a dare, fornendo più cattivi esempi di quanti effettivamente se ne vedano in giro per le strade, andando a scovare tutti i casi limite della putrefazione giovanile, che (purtroppo per noi e per fortuna di Lucignolo) non sono pochi.

Dobbiamo sempre ringraziare il pioniere della trash-TV italiana. E che nessuno se ne venga con la storia de È una TV gratuita, il boss ci ficca quello che ci vuole dentro, perché è una balla: la TV privata non è gratuita, la paghiamo ogni giorno quando andiamo a fare la spesa.

Fanculo.

30
lug

La Madre di Berlusconi è una partigiana

E già. Così sembrerebbe. Incappo per caso in questo post dove l’autore afferma di aver letto su Repubblica (ancora ignoro se la versione online o quella cartacea) che la signora Rosa madre di Silvio Berlusconi ha ricevuto dal sindaco di Arcore la cittadinanza onoraria. Motivo? Aver messo a repentaglio la propia vita per difendere una donna ebrea da un soldato tedesco.

Non ho trovato online la notizia in particolare, però ho scoperto che nella biografia online di Berlusconi sul sito di Forza Italia viene riportata tutta la storiella in forma di racconto in prima persona del caro Silvio

[...] Quello di vedersi un mitra piantato sul petto e la quasi certezza di lasciarci la pelle. Accadde quando in treno impedì ad un uffuciale delle SS di portar via una signora ebrea destinata al campo di sterminio. Tutti erano paralizzati dalla paura, ma non mia madre. Afferrò per il bavero l’ufficiale tedesco e si mise a gridare: «Vai via, dì che non l’hai trovata e vattene di qui». Il tedesco incredulo le dette uno spintone facendola cadere e le puntò addosso il fucile: «Zitta tu, o ti ammazzo». Ma lei ebbe il fegato di continuare: «Guardati in giro: se mi spari, tu da questa carrozza non scendi vivo». Allora quello si guardò intorno e vide tutte quelle facce spaventate che erano diventate minacciose, che non si sentivano di lasciare sola una donna con una grande pancia, piccola di corpo ma grande di spirito, che metteva in gioco la sua vita per salvarne un’altra. Il tedesco diventò paonazzo, strinse il dito sul grilletto, ebbe un attimo di esitazione e poi se ne andò. [...]

Che sia vero o meno, la vicenda così raccontata mi sa essere troppo arricchita di elementi scenografici.

Pensateci.

Se è vero, la signora Rosa deve non comprendere che ha un figlio che ha ridato nuova fiamma alla destra italiana, riabilitando i fascisti e il nome di Mussolini, dicendo, tra l’altro, che quest’ultimo gli ebrei li mandava in vacanza al confino.

Se è falso, beh, sarebbe solamente in linea con la falsità e la meschinità del “Cavaliere”.

In ogni caso, sia la storiella strappalacrime spiattellata sul sito di Forza Italia, sia la notizia della presunta onorificenza ricevuta da mamma Rosa, mi sanno di puro marketing in stile Berlusconiano, a prescindere dalla veridicità della storia: se fosse vero, non vedo perché usare la storia per “farsi belli”, soprattutto quando poi la propria politica non è in linea con la storia raccontata.

30
lug

Imbecilli o mascalzoni, i politici vadano a casa!

In questo video dedicato al Vaffanculo Day di Beppe Grillo, vediamo Marco Travaglio in una puntata di Anno Zero ricordarci che la Giustizia Italiana negli ultimi dodici anni è stata peggiorata da un quantitativo non indifferente di leggi.

Che questo risultato sia frutto di idiozia o di disonestà, la soluziona resta comunque una soltanto: a casa! o, per restare in tema, Vaffanculo!

23
lug

Parzialmente Liberi

In un mio vecchio post, in pieno regime Berlusconiano, riportavo i dati della Freedom House, secondo la quale l’Italia era al 70-mo posto nella classifica dei paesi liberi: un paese parzialmente libero, questa la dicitura. Mentre fino al 2003 eravamo ancora classificati come paese libero. Parliamo di liberà di stampa ed espressione.

Poi venne la “fine” (manco quando muore, mi sa) del regime Berlusconi, del quale tutti si lamentavano, sinistra davanti a tutti, quindi anche io. Poi ho scoperto una cosa: la sinistra italiana non è esattamente la sinistra “ideale”, quella dove io riesco a ritrovare molti mie valori e idee.

Pertanto pian piano tutto viene a galla. La sinistra va al Governo e si adagia sulla situazione di regime instaurata dal loro (finto?) oppositore. Scompaiono gli intenti di varare una legge seria sul conflitto di interessi, scompare qualsiasi volontà di ridare una dignità all’informazione di questo paese. Scompare tutto ciò. Telegiornali finti, giornali penosi. E finiamo ancora peggio. Ottantesimo posto nella stessa classifica di cui sopra: ancora parzialmente liberi, ma tendente al ribasso, posizionati appena dopo la Mongolia e in compagnia del Botswana. Siamo l’unico paese dell’Europa occidentale in questa condizione.

Tutti hanno saputo attaccare Berlusconi, a chiacchiere. Coi fatti, tutti hanno seguito il suo esempio, capendo che la situazione da lui instaurata era vantaggiosa per tutta la classe politica, che in Italia è in realtà la classe dei ladroni.

Certo, questi sono legggeeeeeeermeeeeeente meno peggio del Caimano, ma qui bisogna cambiare proprio aria, un bel Reset, un bel Vaffanculo a tutti, altrimenti finisce che iniziamo a rimpiangere Craxi, che sarebbe ridicolo, a dirla con un eufemismo.

21
lug

Come mai Arcore è di Berlusconi?

Dopo aver ricordato gli scandali di Rete 4 e della Mondadori, questa puntata è dedicata alla proprietà di Arcore.

Come premessa voglio ricordare che la proprietà di Arcore comprende la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, il centro abitato di Cusago, il magnifico castello dichiarato fin dal 1912 monumento nazionale, varie tenute agricole, quadri d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine, biblioteca, etc.

Nell’immaginario collettivo l’immensa proprietà di Arcore è di Berlusconi da “sempre” e sicuramente i sostenitori del “si è fatto da solo” saranno convinti che l’abbia guadagnata col sudore della propria fronte.

Ovviamente no. Abbiamo da fare un salto indietro nel tempo di più di 30 anni per capirci qualcosa.

C’era (ancora) una volta Cesare Previti (avvocato-amico di Berlusconi), tutore di Anna Maria Casati Stampa, ereditiera del marchese Camillo Casati; la famiglia Casati possedeva da generazioni la proprietà di Arcore e dintorni. La piccola marchesa, proprio attraverso il suo tutore, fu indotta a cedere la villa di Arcore e proprietà circostanti alla Edilnord di Berlusconi, per la modica cifra di 750 milioni di lire, a rate. Il resto dei terreni Casati Stampa, nei comuni di Usmate e Cusago, sono vincolati alla Edilnord che non spende una lira grazie a un contratto-capestro “preliminare di compravendita” incautamente firmato dalla marchesa nel ‘72.

Senonché, nel 1978, la Edilnord viene messa in liquidazione e dunque quel contratto rischia di perdere efficacia: così la Casati Stampa viene convinta ad autorizzare una scrittura privata fra il suo procuratore Giorgio Bergamasco (senatore liberale ed ex tutore della ragazza) e Giuseppino Scabini, prestanome di Berlusconi nella veste di amministratore della “Immobiliare Coriasco Spa” (l’ennesima società del gruppo Fininvest).

Con l’atto, Anna Maria Casati Stampa cede alla società berlusconiana 250 ettari (2.5 milioni di metri quadri), cioè tutto il ben di Dio che ho descritto nella premessa. La biblioteca viene affidata in gestione a Marcello Dell’Utri.

Considerando la nuda terra (escluso il valore degli immobili), la Immobiliare Coriasco dovrebbe dunque pagare questo piccolo paradiso la miseria di 690 lire al metro quadro. E nemmeno in contanti, ma in azioni di un’altra società berlusconiana. Infatti, in cambio delle proprietà, la marchesa “acquista a titolo di permuta [ ... ] n. 800 mila azioni della Cantieri Riuniti Milanesi Spa del valore nominale di L. 1.000 ciascuna”, valutate però “L. 1 miliardo e 700 milioni”. La stessa ridicola cifra è anche la valutazione dell’intera proprietà, cosicché Berlusconi e Casati sono pari: “non si fa luogo a conguaglio”.

In pratica, la marchesa si ritrova in mano una carrettata di carta, se si pensa che la Cantieri Riuniti non è certo un colosso delle costruzioni, avendo appena 2.2 miliardi di capitale sociale e 7 dipendenti (dirigenti compresi), e non essendo neppure quotata in borsa. Tant’è vero che, quando si rende conto dell’”affare” appena concluso, la signora chiede la monetizzazione di quelle 800 mila azioni, ma il procuratore Bergamasco non trova ovviamente, nessuno disposto a scucire 1.7 miliardi per quella società fittizia, così all’inizio del 1980 si rivolge alla stessa Cantieri Riuniti Milanesi Spa (cioè a Berlusconi stesso) affinché si riprenda le proprie azioni. E questa è ben felice di farlo, ma autopraticandosi uno sconto del 50 per cento: anziché 1 miliardo e 700 milioni, le 800 mila azioni verrebbero pagate 850 milioni, cioè la metà. Il che significa che il Cavaliere avrebbe pagato i terreni e i beni al sole di Cusago 345 lire al metro quadro.

Nello stesso periodo la proprietà fu valutata garanzia sufficiente ad erogare un prestito di 7,3 miliardi di lire. Il che vuol dire che ne valeva 10 volte di più.

Beh, stavolta il discorso è stato un po’ contorto, quale è il fatto del resto.
Maggiori info le trovate nel libro LA GRANDE TRUFFA – Previti, Berlusconi e l’eredità Casati Stampa, Milano, Kaos, 1998. Mentre per il riassunto della vicenda ringrazio Travaglio e Veltri, nel libro L’ odore dei soldi. Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi, Editori Riuniti, 2001.

18
lug

Emilio Fede

Riscorrendo il mio stesso blog riflettevo su quanto Emilio Fede faccia schifo. E riflettendo riflettendo, mi è tornata in mente una scena vista in TV molti anni fa.

Ero alle scuole elementari, c’era la Guerra del Golfo. Ricordo che mi stupii. Per il bambino quale ero, le guerre erano soltanto cose da libri di storia. All’epoca non sapevo che sarebbe stata soltanto la prima di tante guerre che in vita mia avrei potuto osservare dal tetto sicuro della mia casa, attraverso i TG.

Ebbene, all’epoca a Studio Aperto c’era Fede. Ricordo come ieri una scena che oggi non so più come interpretare, ma che allora, ai miei occhi di bimbo, sembrava un fare sincero di un uomo “buono”: Fede piangeva. Piangeva per le tante morti ingiuste di civili inermi e innocenti. Piangeva in TV, nel suo TG.

Non ha più fatto lo stesso quando il suo padrone, anni dopo, in qualità di Presidente del Consiglio, decise di appoggiare gli USA in una guerra (conosciuta, guardacaso, anche come Seconda Guerra del Golfo) che avrebbe causato tante altre morti altrettanto ingiuste quanto quelle per le quali anni prima, lui, aveva pianto.

Vergognati, Fede, in ogni caso. Perché se ai tempi di quando io ero bimbo tu eri sincero, vuol dire che ora ti sei fatto plasmare e comprare dai soldi del tuo padrone. E un uomo che vende la sua dignità non è un uomo. Mentre se allora eri falso, allora, se è possibile, fai doppiamente schifo, perché essere così spudoratamente falso su un argomento così delicato ti rende senza alcun ombra di dubbio un ignobile essere.

Sai cosa ti dico Fede? Vaffanculo. Tu e il tuo padroncino. Tanto non mi potete querelare.

18
lug

Libertà di espressione e informazione

Piero Ricca ci racconta la sua vicenda in questo video

È un po’ che per la rete gira la notizia della censura applicata al blog di Piero Ricca. L’azione di censura è arrivata (in maniera straordinariamente veloce per i tempi Italiani) in seguito a una querela sporta da Emilio Fede, il servo numero uno di Berlusconi, quello che tutti i giorni fa disinformazione su una rete abusiva.

Emilio Fede è stato contestato verbalmente da Piero Ricca e amici al circolo della stampa di Milano, ma ovviamente non l’ha presa tanto bene, insultando Ricca e gli altri, chiamando le forze dell’ordine e sputandogli addosso.

L’episodio è stato filmato per intero da Ricca & co. ed è stato poi messo online su YouTube e sul suo blog. Ecco il motivo della querela. I post censurati si possono leggere sul blog di Andrea d’Ambra, mentre il video della contestazione è ancora visibile su YouTube.

Come giustamente ci ricorda anche Piero nel video accluso a questo post

La libertà di espressione e di informazione deve essere un diritto garantito

Già. Peccato che questa frase l’abbia pronunciata Emilio Fede (qui il video) in seguito al fatto che, durante periodo elettorale, gli era pervenuta una querela per non aver rispettato la par condicio. Come vedete anche Fede è d’accordo, ma soltanto quando gli vietano di adulare per ore il suo padrone, con immense fandonie, sul suo canale abusivo.

Come dice Ricca, indignatevi di atti del genere, e come dico io, ricordate che non siete veramente liberi fintantoché non potete dire ciò che pensate.

Fonti e maggiori info:

Fauchone Blog
I due post censurati
Pieroricca.org bloccato dalla finanza
Pieroricca.org bloccato dalla finanza /2
V come Emilio Fede
Qui Milano Libera

16
lug

Come mai la Mondadori è di Berlusconi?

Mondadori Day

 

Venerdì scorso Previti è stato definitivamente condannato dalla Cassazione a un anno e sei mesi nel processo Mondadori. Tale condanna ha finalmente accertato formalmente come andarono le cose nella “guerra di Segrate” che tra gli anni 80 e gli anni 90 vide contrapposti l’ing. Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi per il possesso di Mondadori, il primo gruppo editoriale in Italia, allora come adesso.

Per una complicata controversia di accordi e pacchetti azionari, entrambi sostenevano di essere i padroni della Mondadori, gruppo editoriale che controllava, oltre al settore libri, La Repubblica, l’Espresso, Panorama, Epoca e 15 giornali locali. Si affidarono dunque a un arbitrato super partes che nel 1990, col famoso “lodo Mondadori”, diede ragione a De Benedetti.

Allora Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Questa, con una sentenza firmata dal giudice Vittorio Metta il 24 gennaio 1991, annullò il lodo e consegnò la Mondadori a Berlusconi, per la gioia di Bettino Craxi, che spense così la principale voce di opposizione al regime del Caf. Mesi dopo, Andreotti costrinse Berlusconi a restituire una parte del maltolto (Espresso, Repubblica e giornali locali) al legittimo proprietario.

Poi, nel 1995, grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto, il pool di Milano cominciò a indagare sulle sentenze comprate da Previti e scoprì che lo era pure quella del giudice Metta su Mondadori (come quella di tre mesi prima, firmata dallo stesso Metta, sull’Imi-Sir): all’indomani del verdetto, la Fininvest tramite Previti e altri due avvocati berlusconiani, fece arrivare 400 milioni in contanti al giudice Metta. Quest’ultimo poi lasciò la magistratura, divenne avvocato e andò a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti.

Berlusconi è uscito dal processo col solito grimaldello: attenuanti generiche e prescrizione del reato.

Ma nella sentenza d’appello, confermata venerdì dalla Cassazione (quella accennata all’inizio del post), si afferma che Berlusconi aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè dell’attuale capo dell’opposizione, il quale, dunque, da 17 anni controlla e utilizza abusivamente una casa editrice e i suoi giornali per accumulare miliardi e consensi politici (come fa, del resto, con Rete 4).

Don Luigi Ciotti ha ricordato che nell’ultima finanziaria il governo ha approvato l’estensione del sequestro dei beni, finora previsto per i mafiosi, anche ai corrotti e ai corruttori. Sarebbe forse il caso di confiscare la Mondadori a colui che, nel 1991, la rubò. E di raccontare tutto agli italiani. Ma forse la seconda impresa è più ardua della prima: il Tg5 del neodirettore Mimun non ha dedicato nemmeno un servizio alla sentenza. E così anche il Corriere della Sera, il Messaggero, La Stampa. In fondo Berlusconi ha solo rubato il primo gruppo editoriale italiano a un concorrente: che sarà mai.

Fonti e altre info:

28
giu

Europa 7 – La TV che non c’è

Nonostante l’assurdità della vicenda Europa 7, nel tempo ho constatato che sono in pochi a conoscere i fatti. Soprattutto, ho potuto constatare come i sostenitori di Silvio Berlusconi neghino fino alla morte l’evidenza dei fatti.

Nel video accluso al post (il cui testo letto dalla voce narrante potete leggere qui) viene riassunta brevemente la vicenda in questione.

Io sarò ancora più breve: Europa 7 è la TV che ha vinto anni fa la gara d’appalto per le frequenze televisive nazionali oggigiorno utilizzate abusivamente da Rete 4.

La sua vicenda è ormai seguita da pochissime persone: il giornalista de La Repubblica Giovanni Valentini, l’associazione Articolo 21, Dario Fo e Franca Rame, Marco Travaglio, Beppe Grillo (vedi intervista a Francesco di Stefano, editore di Europa 7), Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori, la verde Tana De Zulueta

Da un recente articolo sul blog di Di Pietro, leggo che

La Commissione Europea ha messo in mora il Governo Italiano per i diritti speciali concessi a Mediaset sia riguardo alla possibilità di continuare a detenere le frequenze di Retequattro, nonostante essa non avesse ricevuto la relativa concessione, sia riguardo alla possibilità di acquisire nuove frequenze, riservate ai soli operatori già attivi.

L’Italia dei Valori, insieme con altre forze dell’attale maggioranza, hanno di recente presentato degli emendamenti che permettono di dare, finalmente,

doverosa attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale n. 466 del 2002 e n. 420 del 1994, rimaste entrambe inosservate per ben tredici anni.

Anche se ho i miei forti dubbi, speriamo che tali emendamenti riescano a fare giustizia.

Tra le altre cose

assicurando ad Europa 7 un risarcimento in forma di frequenze, si avrebbe l’effetto di ridurre i danni che altrimenti dovrebbe pagare, in danaro, lo Stato Italiano.

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