Posts Tagged ‘Diritti’

22
ott

Brividi di paura

Se prima il mio paese mi faceva rabbia e schifo per un sacco di cose che trovate scritte nelle pagine di questo blog, ora mi fa terrore. Un terrore che si insinua nella mente, ti si attacca addosso, lo senti sempre con te, come quegli odori che si impregnano nella pelle di chi fa lavori come il minatore o il meccanico. Non è più la paura circoscritta alla mia terra, costellata di veleni che possono ucciderti materialmente da un giorno all’altro. Non è più solo quello. È proprio il terrore di esistere in quanto cittadino di questo paese. Vedo crollare i diritti delle persone giorno dopo giorno. Non c’è più salvaguardia dello stato di diritto, lentamente soppiantato da uno stato di manipolazione mediatica prima e di polizia ora.

Le discariche strabordanti di percolato sono militarizzate e inaccessibili. Chi si accosta, viene picchiato dai militari.
I manifestanti contro inceneritori e discariche vengono picchiati dalla polizia.
Gli immigrati vengono picchiati dai vigili e dalla persone “non immigrate”.
Ora si manda la polizia a picchiare gli studenti che manifestano.

Le parole che sento sempre più spesso sulla bocca di quello che teoricamente sarebbe il presidente del Consiglio sono: “non permetteremo”. Non permettono niente. Nessuna espressione e manifestazione dei diritti garantiti istituzionalmente.

L’ultimo intervento è stato:

Non permetterò l’occupazione delle università. L’occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare
Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere.

E insieme a questo ovviamente vogliono anche che controllare chi può studiare e chi non, perché si sa, la cultura è un potere molto forte e la gente va tenuta a bada. La missione iniziata col lavaggio del cervello mediatico è ora approdato alla privazione della cultura direttamente a livello scolastico. Mentre si sa, una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.

Questo continuo sopprimere i diritti, con violenze sia fisiche che psicologiche che verbali, mi fa cagare sotto dalla paura. Veramente. Io non so come si possa più stare in questo paese. C’è un tale dilagare di male allo stato puro che io ho quasi paura a parlare in pubblico. Si può mai vivere in queste condizioni?

1
ago

No more rubbish in Naples? Bullshit!

Per gli italiani: questo post è per “pubblicizzare” la versione inglese del video che ho pubblicato qui. English people: read below.

About ten days ago, Silvio Berlusconi told the world that Naples was finally clean. «Naples comes back in occident» he said. Bullshit. Berlusconi lied. Berlusconi always lies. It is the only thing he really does to perfection!

The truth is another: take a look at the video above. The rubbish is still there. Moreover, the government and the police ride roughshod over people’s rights, like the fundamental right of the freedom of speech.

4
gen

L’illogicità ecclesiastica

(Inviato come commento a quest’articolo di Di Pietro)

Le smanie della Chiesa e dei cattolici non le capisco. Sono contro ogni logica. Una legge permissiva, cioè che autorizza una data pratica, non può ledere la libertà di nessuno. Se io autorizzo l’aborto, chi non è cattolico o che comunque vuole praticare l’aborto, è libero di farlo. Altrettanto libero è il cattolico fervente contrario a tale pratica, poiché nessuno lo obbliga all’aborto.

Se il cattolico può sempre scegliere secondo le regole religiose e nel frattempo chi non è cattolico è libero di compiere determinate azioni a norma di legge, allora ne abbiamo un ampliamento della libertà e dei diritti umani.

Se invece si fa una legge che vieta l’aborto, allora si sta obbligando tutti, anche i non cattolici, a seguire la dottrina di una religione nella quale non si crede. Questa è privazione della libertà.

Il discorsetto di cui sopra ovviamente vale per ogni questione nella quale la Chiesa si intrufola, tipo DICO, etc. Ha per caso paura che, avendone la possibilità, anche i suoi “fedeli” si lascino tentare dalla guadagnata libertà che la Chiesa invece tenta sempre di negare?

La cosa sconcertante è la quantità di persone che in giro riesce ancora a farsi abbindolare da cotanta stupidità propinata in paroloni. Possibile che nessuno usi quella cosa chiamata ragione?

10
dic

La censura di Luttazzi? “Problemi di Chiesa”

[La puntata su "Spe Salvi", l'enciclica del Papa] È un motivo plausibile [per la censura]. Perché l’altro motivo non regge. Antonio Campo Dall’Orto mi ha assicurato che Giuliano non è intervenuto. È il primo che si diverte con la satira.

C’è un controsenso in quello che ha fatto il direttore Campo Dall’Orto, e io gliel’ho detto: stai facendo l’errore più grande della tua carriera, distruggi quello che hai costruito in questi tre anni, l’immagine di La7 come TV libera. Ma lui, che pure m’ha riportato in TV dopo l’editto bulgaro, ha scelto la via dura.

Dall’intervista di Repubblica.it a Luttazzi.

9
dic

La “sospensione” di Decameron

Ecco cosa è successo, dalla bocca della vittima:

Stasera è successo un fatto gravissimo: per motivi legali (nessuna comunicazione ufficiale della sospensione del programma) io e Franza Di Rosa abbiamo completato al montaggio la puntata n.6 che doveva andare in onda. Verso le 20, dei funzionari di La7 sono entrati in sala montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere (senza averne titolo), uno di loro si è seduto al mio posto alla consolle e non se ne andava, sfidandoci. Ho telefonato all’avvocato: stavano commettendo un reato (violenza privata) e potevo chiamare la polizia. A quel punto sono usciti. Poi, quando ho finito e me ne sono andato, uno di loro è entrato per CANCELLARE TUTTO IL GIRATO di Decameron, passato e futuro. Spero non l’abbiano fatto.

No comment.

8
dic

Tutto il TV-mondo è paese

Luttazzi censurato. STOP.
Ha offesso Ferrara. STOP.
Chi cazzo è Ferrara? STOP.

[Read more →]

7
dic

Povera vita mia

Artista: 99 Posse
Brano: Povera vita mia
Album: La vida que vendrà

Il testo della canzone lo trovate in un post che ho fatto tempo fa, quando scoppiò il trend delle morti sul lavoro. Allora come adesso, voglio commemorare i morti sul lavoro, e nella fattispecie i morti nell’incendio dell’acciaieria di Torino, con questa canzone scritta ben 7 anni fa.

Da allora, nulla è cambiato, forse è solo peggiorato, ed è veramente triste assistere a quella che io chiamo da tempo “La guerra del lavoro”, poiché, come dice la canzone stessa, più di 1000 morti all’anno sono cifre da guerra.

7
dic

Aumento di stipendio per dottorandi e ricercatori

L’altro giorno, un mio conoscente che attualmente è uno dottorando assegnatario di borsa, mi comunica che è stato approvato l’aumento di stipendio per i dottorandi di oltre 200 euro.

Oggi me ne ricordo, e faccio una ricerca su Google per trovare i dettagli di questa notizia. Ed eccoli.

L’emendamento all’art. 52 della Finanziaria non è stato ancora approvato definitivamente (troppo bello sarebbe stato, eh?), ma pare abbia passato già una bella prova. L’approvazione definitiva spetta alla Camera dei Deputati.

L’aumento porterebbe lo stipendio dagli attuali 800 euro a 1150-1200 euro, con aumento netto di 350 euro. Strano venire a sapere che una proposta più “contenuta” (aumento a 1000 euro) proveniente dall’ADI sembra essere stata respinta.

Ad ogni modo, la cosa che mi lascia veramente di stucco è vedere un incentivo per i nostri cervelli, la nostra cultura, arrivare da un senatore di destra (Valditara, di AN), invece che dalla sinistra?

Questa la dice lunga sull’effettivo combaciare dei partiti italiani con le loro ideologie teoriche.

16
nov

L’Italia è morta

No, non solo perché è subissata di violenza, ladri, mafiosi, camorristi, politici, criminali, etc.
Non solo perché non esiste più l’informazione e siamo un paese semi-libero.
Non solo perché le aziende seguono una politica sanguisuga, non creano lavoro, sfruttano, e lucrano sulle spalle di tutti i dipendenti e non.
Non solo perché la ricerca è ormai morta in questo paese.

Ma anche perché quando abbiamo davanti agli occhi 10 milioni di dollari, non ce li possiamo prendere. Anche se ne siamo capaci e lo vogliamo con tutto il cuore.

In questa settimana, infatti, s’è parlato molto del contest milionario indetto da Google per la creazione di nuove applicazioni per Android, il giovane sistema operativo per dispositivi mobili rilasciato da Google. Il motivo è che, per restrizioni legislative locali, l’Italia – assieme come la metà francese del Canada, il Québec – è esclusa dal contest.

Migliaia, forse più, di giovani che potrebbero e vorrebbero partecipare, sono esclusi per colpa delle assurde leggi Italiane.

All’inizio la faccenda era un po’ oscura e per capire cosa effettivamente limitasse l’inclusione dell’Italia, ho chiesto a Felipe di dare un po’ di visibilità alla questione.

Il fatto non ha impiegato molto a invadere Blog e giornali di mezza rete. Anche Repubblica.it ne ha parlato e lì vi troviamo svelati quali sono le famose “local restrictions” di cui parla Google

Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l’intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un’associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.

Cioè, è praticamente impossibile che l’Italia possa mai partecipare a un evento del genere. E secondo me è fatto pure di proposito. Le solite magagne economico-politiche all’italiana.

Ettore ha scritto una lettera a Di Pietro in cui testimonia le possibilità che hanno i giovani negli USA

Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt’attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c’è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: “startup”.
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un’azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz’ora sei libero.

Già. Non mi ci far pensare, caro Ettore.

Siamo morti. Morti su ogni piano della società. Piano politico, piano commerciale, piano del lavoro dipendente, piano criminalità, piano burocratico e tutti gli altri piani su cui si può porre la questione arretratezza di questo paese.

L’Italia mi dà l’impressione di un malato terminale tenuto in vita dalle macchine. Macchine che non possiamo staccare perché la legge sull’eutanasia non c’è.

15
nov

La riforma più urgente?

Sono incappato in questo articolo di Ecoblog, dove c’è un sondaggio ormai tecnicamente chiuso (ovvero non lo potete votare), però è interessante la questione posta. O meglio, sono interessanti le opzioni, perché ci si rende conto che è quasi impossibile rispondere con una sola di esse.

La domanda è quella in oggetto: Qual è secondo voi la riforma più urgente da fare in Italia?

Le opzioni sono:

  1. Giustizia: tempi rapidi e certezza della pena
  2. Politica: riduzione dei costi e dei privilegi
  3. Economia: class action, basta furbetti e scatole cinesi
  4. Ambiente: riduciamo le emissioni di Co2
  5. Meritocrazia: basta raccomandati e fuga dei cervelli

Io ho avuto qualche difficoltà a sceglierne una sola. Poi, considerata l’emergenza “sicurezza” che vige in questo stato da 10 anni e peggiora di anno in anno, ho messo al primo posto l’opzione #1: tempi rapidi per la giustizia, ma soprattutto certezza della pena.

Infatti, uno dei più grossi problemi è che in questo stato ognuno si sente in diritto di poter fare i propri porci comodi, anche in virtù del fatto che chi è in Parlamento non ci dà proprio il buon esempio, tra mafiosi, truffatori, berlusconi e cose così.

Poi i reati vengono depenalizzati proprio perché i signori delle poltrone devono salvare il proprio culo e quello dei loro amici. E così si finisce che tutti delinquono, consci del fatto che tanto nessuno li sbatte dentro.

Aggiungiamoci la diffusa situazione di violenza gratuita che non viene risolta, a mio avviso, appositamente. Perché? Tenendo lo stato in continua “emergenza sicurezza”, questo sarà sempre la riforma più urgente chiesta dal popolo, che così sarà distratto da tutto il resto: politici e aziende che lucrano sulle nostre spalle, lavoro finto, cemento e polveri sottili sparate direttamente nei bronchi, etc.

Le restanti opzioni le ho così collocate: #3 e poi le restanti a pari merito, poiché dipendo tutte direttamente dalla #2.

E voi? Che mi dite?

12
nov

Caso Sandri, ovvero come i TG fanno danni gratis

La faccenda della morte di Gabriele Sandri non c’entra una mazza col calcio. L’ho già detto.

Ma voglio sottolineare il mio punto di vista riguardo l’informazione dannosa e irresponsabile fatta dai TG.

Infatti, per quel che ne poteva sapere il poliziotto, dall’altro lato di dov’era lui poteva esser successo o star succedendo qualsiasi cosa. Il poliziotto non ha sparato perché c’erano dei tifosi che si son dati un paio di cazzotti. Il poliziotto ha sparato perché ha presunto di aver visto qualcosa.

I TG sono stati degli irresponsabili a leggere tutta la questione in chiave “calcio”, perché non hanno fatto altro che creare tensioni assurde che poi hanno portato altri tifosi a fare danni e a prendersela con persone che non c’entravano nulla, finanche gli operatori TV.

Con la loro tendenza a gossippare, con la perdita totale di qualsiasi capacità di fare informazione, i TG hanno fatto solo danni in questa giornata.

A questo punto, su questa scia, possiamo trasformare ogni delitto, ogni rissa, ogni tafferuglio, ogni cosa, in una questione di “calcio malato�, visto che in tutt’Italia io penso d’esser l’unico a non tifare una mazza.

E già, domani un vicino ammazza il figlio del vicino e si dice: romanista ammazza laziale. Ma stiamo scherzando? E che cazz!

2
nov

Ecco cosa andava in onda una volta

A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare? – Giuseppe Fava

Il giornalista nel video, Giuseppe Fava, è lì che parla di Mafia in una trasmissione di Enzo Biagi del 1983. Ne parla in maniera disinibita, dicendo quello che tutti sanno, ma che nessuno dice mai: la mafia è al potere. Politici, banchieri. È lì che c’è la vera Mafia.

L’anno dopo quell’intervista, Pippo – così si era soliti chiamarlo – è stato assassinato con due colpi alla nuca. Dopo un’esecuzione del genere hanno pure avuta il coraggio di farlo passare per delitto passionale. Ma oggi tutti sanno che è stata la Mafia. O meglio, gli esecutori della Mafia, per usare le parole di Fava.

Ovviamente di queste persone, in questo stato di Mafiosi, si perde memoria. Però al TG ci ricordano che è nato il figlio di Cutolo e su Canale 5 trasmettono la fiction del “grande” Riina.

Beh, dal 1983 nulla è cambiato. In meglio.

21
ott

A proposito di Luttazzi…

 

…ma che fine ha fatto? SKA mi ha riportato alla mente che in questo periodo sarebbe dovuto apparire in TV. Se ricordate, infatti, a Luglio feci un post dove annunciavo l’evento.

Si parlava di ottobre. E infatti, sul sito di La7, troviamo la scheda di Luttazzi, che alla fine recita

In autunno torna in tv, cinque anni dopo il cosiddetto ‘editto di Sofia’ che lo aveva allontanato dalla Rai con un programma satirico su La7. Dieci puntate in seconda serata a partire da Ottobre.

A partire da Ottobre? Ottobre tra poco è pure finito. Che fine ha fatto Luttazzi?
Non starà mica andando in onda e io non ne so niente? Mhm, dubito.

19
ott

Controllare Internet? Non siamo ancora Cinesi

Oggi da quando mi sono svegliato non faccio altro che leggere della notizia del DDL Levi “Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.

La notizia è apparsa per prima (almeno così sembrerebbe a leggere tutti gli altri) su Punto Informatico. Poi è rimbalzata un po’ ovunque, per finire, come ci si aspettava, sui blog di Grillo e del ministro Di Pietro.

A farla breve, questo DDL imporrebbe a qualsiasi sito a carattere informativo (quindi non solo testate giornalistiche, ma anche blog e compagnia bella) di registrarsi presso il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). La registrazione presso il ROC servirebbe “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Tradotto dal politchese, vorrebbe dire “anche a chiudere i siti che rompono troppo le balle dicendo la verità”.

In sé per sé è un DDL scandaloso per il solo fatto che si pensa di poter regolamentare e avere diritto di veto su quelle che sono pubblicazioni amatoriali e private come i Blog.

Ai fini pratici mi trovo in gran parte (ma non del tutto) d’accordo con SKA: si trattarebbe (qualora il DDL fosse convertito definitivamente in legge) dell’ennesima legge buttata lì. Mettere in pratica una legge di questo tipo è abbastanza difficile, soprattutto se la si vuole usare per il classico bavaglio all’informazione all’italiana. Anche se siamo messi male, non credo che siamo ancora ai livelli della censura Cinese.

Resta un punto importante – quello che mi fa discordare in parte da SKA – che è stato già ribadito dal primo commento al post di SKA: nonostante questo DDL sarà l’ennessimo ammasso di carte buttate nel dimenticatoio, per quale motivo deve passare in sordina un atteggiamento e un pensiero che invece meriterebbe una forte critica da parte di giornalisti e opinione pubblica? Perché, come sempre, chi è al potere deve sentirsi in dovere di poter scrivere quello che cavolo vuole nelle leggi? E soprattutto, perché sempre più frequentemente e sempre più indipendentemente dal colore politico, si sta sviluppando questa tendenza a voler controllare e reprimere l’informazione?

Per chi fosse interessato, dal post di GP, ho recuperato un paio di petizioni.

7
ott

La risposta è sempre e soltanto repressiva

Se si fanno delle critiche circostanziate, la risposta è sempre e soltanto repressiva.

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