Lo chiamavano impunità
Senza parole (nel senso “vignettistico” della frase).
Senza parole (nel senso “vignettistico” della frase).

Avente presente Don Gelmini, il prete recentemente accusato di abusi sessuali? Immagino abbiate presente anche le tante dichiarazioni del centrodestra che, chiuso a cerchio intorno al prete, lo difende a spada tratta, da Gasparri, all’Azione Giovani Mondragone, passando per tutti i membri della CDL: Don Gelmini ha le carte in regola, santo subito, protettore della Casa delle Libertà.
Arriva oggi mia madre dicendomi che la nostra vicina si era procurata un giornale con dei dettagli sulla vita di Don Gelmini. Ovviamente nemmeno finisce di parlare che sono già a digitare la query di ricerca su Google.
Ed ecco che scopro che le verità nascoste di Don Gelmini sono state pubblicate dal quotidiano La Stampa (in versione cartacea). L’articolo de La Stampa, come apprendo da Suzukimaruti, è stato “ricopiato” da Quotidiano.net.
Vediamo un po’: carcerato, promiscuo coi “colleghi” di prigione (in maniera così spregiudicata da finire in isolamento), appropriazione indebita di titolo ecclesiastico (monsignore) e conseguente diffida dalla Curia, bancarotta fraudolenta, poi di nuovo in carcere insieme al fratello, padre Eligio, per un giro di bustarelle.
Ah, ok. Ora capisco perché il partito dell’ex premier pluriprescritto e tutti i suoi amici e seguaci difendono così fermamente Don Gelmini.
Altri link:
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Cesare Previti se ne è andato a fare in culo. Meno uno. Faceva più bella figura se andava via quando l’ha detto la prima volta. Comunque, meglio così.

E già. Così sembrerebbe. Incappo per caso in questo post dove l’autore afferma di aver letto su Repubblica (ancora ignoro se la versione online o quella cartacea) che la signora Rosa madre di Silvio Berlusconi ha ricevuto dal sindaco di Arcore la cittadinanza onoraria. Motivo? Aver messo a repentaglio la propia vita per difendere una donna ebrea da un soldato tedesco.
Non ho trovato online la notizia in particolare, però ho scoperto che nella biografia online di Berlusconi sul sito di Forza Italia viene riportata tutta la storiella in forma di racconto in prima persona del caro Silvio
[...] Quello di vedersi un mitra piantato sul petto e la quasi certezza di lasciarci la pelle. Accadde quando in treno impedì ad un uffuciale delle SS di portar via una signora ebrea destinata al campo di sterminio. Tutti erano paralizzati dalla paura, ma non mia madre. Afferrò per il bavero l’ufficiale tedesco e si mise a gridare: «Vai via, dì che non l’hai trovata e vattene di qui». Il tedesco incredulo le dette uno spintone facendola cadere e le puntò addosso il fucile: «Zitta tu, o ti ammazzo». Ma lei ebbe il fegato di continuare: «Guardati in giro: se mi spari, tu da questa carrozza non scendi vivo». Allora quello si guardò intorno e vide tutte quelle facce spaventate che erano diventate minacciose, che non si sentivano di lasciare sola una donna con una grande pancia, piccola di corpo ma grande di spirito, che metteva in gioco la sua vita per salvarne un’altra. Il tedesco diventò paonazzo, strinse il dito sul grilletto, ebbe un attimo di esitazione e poi se ne andò. [...]
Che sia vero o meno, la vicenda così raccontata mi sa essere troppo arricchita di elementi scenografici.
Pensateci.
Se è vero, la signora Rosa deve non comprendere che ha un figlio che ha ridato nuova fiamma alla destra italiana, riabilitando i fascisti e il nome di Mussolini, dicendo, tra l’altro, che quest’ultimo gli ebrei li mandava in vacanza al confino.
Se è falso, beh, sarebbe solamente in linea con la falsità e la meschinità del “Cavaliere”.
In ogni caso, sia la storiella strappalacrime spiattellata sul sito di Forza Italia, sia la notizia della presunta onorificenza ricevuta da mamma Rosa, mi sanno di puro marketing in stile Berlusconiano, a prescindere dalla veridicità della storia: se fosse vero, non vedo perché usare la storia per “farsi belli”, soprattutto quando poi la propria politica non è in linea con la storia raccontata.

La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori.
Fedele Confalonieri (presidente di Mediaset S.p.a, Consigliere di Amministrazione della Arnoldo Mondadori S.p.a. e Consigliere di Amministrazione del quotidiano «Il Giornale»), La Repubblica, 25 Giugno 2000.
Per me Berlusconi era proprio come un parente. La fiducia che aveva in me era pari a quella che io avevo in lui e nella sua famiglia. A Berlusconi ci voglio bene, fino ad oggi. È una persona onesta, scrivetelo
Vittorio Mangano, boss della famiglia di Porta Nuova, condannato a due ergastoli per mafia, omicidio e traffico di droga, Corriere della Sera, 14 Luglio 2000.
Piero Ricca ci racconta la sua vicenda in questo video
È un po’ che per la rete gira la notizia della censura applicata al blog di Piero Ricca. L’azione di censura è arrivata (in maniera straordinariamente veloce per i tempi Italiani) in seguito a una querela sporta da Emilio Fede, il servo numero uno di Berlusconi, quello che tutti i giorni fa disinformazione su una rete abusiva.
Emilio Fede è stato contestato verbalmente da Piero Ricca e amici al circolo della stampa di Milano, ma ovviamente non l’ha presa tanto bene, insultando Ricca e gli altri, chiamando le forze dell’ordine e sputandogli addosso.
L’episodio è stato filmato per intero da Ricca & co. ed è stato poi messo online su YouTube e sul suo blog. Ecco il motivo della querela. I post censurati si possono leggere sul blog di Andrea d’Ambra, mentre il video della contestazione è ancora visibile su YouTube.
Come giustamente ci ricorda anche Piero nel video accluso a questo post
La libertà di espressione e di informazione deve essere un diritto garantito
Già. Peccato che questa frase l’abbia pronunciata Emilio Fede (qui il video) in seguito al fatto che, durante periodo elettorale, gli era pervenuta una querela per non aver rispettato la par condicio. Come vedete anche Fede è d’accordo, ma soltanto quando gli vietano di adulare per ore il suo padrone, con immense fandonie, sul suo canale abusivo.
Come dice Ricca, indignatevi di atti del genere, e come dico io, ricordate che non siete veramente liberi fintantoché non potete dire ciò che pensate.
Fonti e maggiori info:
Fauchone Blog
I due post censurati
Pieroricca.org bloccato dalla finanza
Pieroricca.org bloccato dalla finanza /2
V come Emilio Fede
Qui Milano Libera
Venerdì scorso Previti è stato definitivamente condannato dalla Cassazione a un anno e sei mesi nel processo Mondadori. Tale condanna ha finalmente accertato formalmente come andarono le cose nella “guerra di Segrate” che tra gli anni 80 e gli anni 90 vide contrapposti l’ing. Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi per il possesso di Mondadori, il primo gruppo editoriale in Italia, allora come adesso.
Per una complicata controversia di accordi e pacchetti azionari, entrambi sostenevano di essere i padroni della Mondadori, gruppo editoriale che controllava, oltre al settore libri, La Repubblica, l’Espresso, Panorama, Epoca e 15 giornali locali. Si affidarono dunque a un arbitrato super partes che nel 1990, col famoso “lodo Mondadori”, diede ragione a De Benedetti.
Allora Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Questa, con una sentenza firmata dal giudice Vittorio Metta il 24 gennaio 1991, annullò il lodo e consegnò la Mondadori a Berlusconi, per la gioia di Bettino Craxi, che spense così la principale voce di opposizione al regime del Caf. Mesi dopo, Andreotti costrinse Berlusconi a restituire una parte del maltolto (Espresso, Repubblica e giornali locali) al legittimo proprietario.
Poi, nel 1995, grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto, il pool di Milano cominciò a indagare sulle sentenze comprate da Previti e scoprì che lo era pure quella del giudice Metta su Mondadori (come quella di tre mesi prima, firmata dallo stesso Metta, sull’Imi-Sir): all’indomani del verdetto, la Fininvest tramite Previti e altri due avvocati berlusconiani, fece arrivare 400 milioni in contanti al giudice Metta. Quest’ultimo poi lasciò la magistratura, divenne avvocato e andò a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti.
Berlusconi è uscito dal processo col solito grimaldello: attenuanti generiche e prescrizione del reato.
Ma nella sentenza d’appello, confermata venerdì dalla Cassazione (quella accennata all’inizio del post), si afferma che Berlusconi aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè dell’attuale capo dell’opposizione, il quale, dunque, da 17 anni controlla e utilizza abusivamente una casa editrice e i suoi giornali per accumulare miliardi e consensi politici (come fa, del resto, con Rete 4).
Don Luigi Ciotti ha ricordato che nell’ultima finanziaria il governo ha approvato l’estensione del sequestro dei beni, finora previsto per i mafiosi, anche ai corrotti e ai corruttori. Sarebbe forse il caso di confiscare la Mondadori a colui che, nel 1991, la rubò. E di raccontare tutto agli italiani. Ma forse la seconda impresa è più ardua della prima: il Tg5 del neodirettore Mimun non ha dedicato nemmeno un servizio alla sentenza. E così anche il Corriere della Sera, il Messaggero, La Stampa. In fondo Berlusconi ha solo rubato il primo gruppo editoriale italiano a un concorrente: che sarà mai.
Fonti e altre info:
Nonostante l’assurdità della vicenda Europa 7, nel tempo ho constatato che sono in pochi a conoscere i fatti. Soprattutto, ho potuto constatare come i sostenitori di Silvio Berlusconi neghino fino alla morte l’evidenza dei fatti.
Nel video accluso al post (il cui testo letto dalla voce narrante potete leggere qui) viene riassunta brevemente la vicenda in questione.
Io sarò ancora più breve: Europa 7 è la TV che ha vinto anni fa la gara d’appalto per le frequenze televisive nazionali oggigiorno utilizzate abusivamente da Rete 4.
La sua vicenda è ormai seguita da pochissime persone: il giornalista de La Repubblica Giovanni Valentini, l’associazione Articolo 21, Dario Fo e Franca Rame, Marco Travaglio, Beppe Grillo (vedi intervista a Francesco di Stefano, editore di Europa 7), Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori, la verde Tana De Zulueta
Da un recente articolo sul blog di Di Pietro, leggo che
La Commissione Europea ha messo in mora il Governo Italiano per i diritti speciali concessi a Mediaset sia riguardo alla possibilità di continuare a detenere le frequenze di Retequattro, nonostante essa non avesse ricevuto la relativa concessione, sia riguardo alla possibilità di acquisire nuove frequenze, riservate ai soli operatori già attivi.
L’Italia dei Valori, insieme con altre forze dell’attale maggioranza, hanno di recente presentato degli emendamenti che permettono di dare, finalmente,
doverosa attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale n. 466 del 2002 e n. 420 del 1994, rimaste entrambe inosservate per ben tredici anni.
Anche se ho i miei forti dubbi, speriamo che tali emendamenti riescano a fare giustizia.
Tra le altre cose
assicurando ad Europa 7 un risarcimento in forma di frequenze, si avrebbe l’effetto di ridurre i danni che altrimenti dovrebbe pagare, in danaro, lo Stato Italiano.

Il potere d'acquisto è una cosa che qui in Italia è sempre stata un tasto dolente. Negli ultimi anni questo tasto è diventato intoccabile per moltissime famiglie. Dall’introduzione della moneta unica europea, l’Euro, in Italia si è registrato un costante aumento dei prezzi. L’ignoranza generale attribuisce questo stato di cose a Prodi che elaborò il cambio lira/euro. In realtà le cose sono molto più complesse, ma il maggior problema è stata la totale assenza di controlli fiscali, i cui organi preposti furono soppressi dal Governo Berlusconi che ha governato dal 2001 fino a inizio 2006. Questo ha fatto sì che l’Italia risulti ora la nazione nell’Eurozona con la più drastica riduzione del potere d’acquisto.
Mio padre, oggi, è stato a una riunione sindacale (CGIL) che aveva come argomento principale il potere d’acquisto nell’Eurozona, 5 anni dopo l’attivazione della circolazione monetaria dell’Euro. Ebbene, cosa è risultato? Che stati come Francia e Germania hanno registrato, rispettivamente, una riduzione del potere d’acquisto del 9% e dell’11%. L’Italia invece è in cima alla classifica con un bel 34%. Non ho questi dati sottomano, quindi per ora dovete fidarvi, anche se non credo sia troppo difficile reperirli.
Resta il fatto che, se da una parte il potere d’acquisto diminuisce per l’inflazione, dall’altro, in Italia, è diminuito a causa dell’aumento selvaggio dei prezzi senza controllo, cosa che non s’è verificata in altri stati.
Abbiamo da ringraziare il signor Cavaliere dei mie stivali che in qualche modo doveva pur farsi amici i commercianti.
Nell’ultima settimana o due, più volte in televisione è stata data la notizia di diari manoscritti attribuibili molto probabilmente a Benito Mussolini. Fonte autorevole di quest’attribuzione sarebbe stata il condannato-indagato-criminale Marcello Dell'Utri. A parte il fatto che definire autorevole un elemento del genere è una vergogna, Dell’Utri ha una laurea in Giurisprudenza, quindi non vedo come sarebbe potuto mai essere “autorevole” in un campo che non gli compete affatto.
Dal momento in cui ho appreso la prima volta la notizia ho pensato a una montatura mediatica ideata ad hoc per l’ennessimo tentativo di riabilitazione del duce da parte della destra. La nipote del duce, Alessandra Mussolini, si mostrava già tutta entusiasta e convinta che questa scoperta avrebbe cambiato la storia. Già, perché nei diari, guarda un po’, si leggeva che Mussolini non voleva fare la guerra; tra poco diventava un santo.
Meno male che “gli addetti ai lavori” hanno fatto il loro lavoro e sputtanato questa bufala. E non l’hanno fatto ora, ma tempo fa. Apprendo, infatti, che questi falsi diari sono in giro da parecchio tempo. Gli abili autori hanno tentato di vendere questi falsi prima al “Times“, poi alla casa d’aste “Sotheby’s“, ancora all’editore Carlo Feltrinelli e poi all’Espresso. Tutti questi grandi nomi hanno affidato l’esame dei diari a degli esperti e il responso è stato sempre lo stesso: falsi. Soltanto Dell’Utri, chissà come mai, voleva farci credere che erano veri dopo decenni che questi diari vengono decretati come falsi da più esperti in tutto il mondo. Gli esperti italiani che hanno eseguito la perizia per l’Espresso sono stati lo storico Emilio Gentile e il grafologo Roberto Travaglini.
Consiglio di guardare il breve video che trovate all’interno di quest’articolo sull’Espresso online.
Special thanks to my love, per avermi fornito le preziosi fonti

Il titolo del post riassume la grande incoerenza e l’inimitabile opportunismo di Berlusconi e dei suoi lecchini (ogni essere che gli gravita intorno, in pratica).
Ilda Boccassini è un magistrato italiano. Fino a che questa caparbia donna ha fatto di tutto per sbattere Berlusconi in galera (badare bene: sbattere in galera, non accertare la sua colpevolezza) finché gli è stato poi impedito del tutto dalle leggi che il governo Berlusconi stesso ha varato, questa è stata additata da tutto il centro destra, nano incluso, come una bolscevica e come una comunista. Era il prototipo del magistrato politicizzato per i processi contro Berlusconi. Ora che il suo impegno nella direzione delle indagini della Digos ha portato all’arresto delle Nuove Brigate Rosse, il centrodestra, all’unisono, la riabilita, decantandola come grande magistrato e grande investigatore.
Non è che l’avete sempre pensato e proprio per questo le avete dato contro quando cercava di levare dalla piazza il vostro pappone?

Ieri sera, Rai 2, Anno Zero. Trasmissione di comunisti, si sa. Tra i vari ospiti, il sempre fisso e grande Marco Travaglio, (ormai anche lui comunista, non per suo volere, ma per quello di Forza Italia) e Sandro Bondi.
Sandro Bondi ha affermato ieri che gli estremisti di destra (che sarebbero poi i neofascisti naziskin ignoranti che nemmeno sanno cos’è il fascismo, e per questo sono ancora più pericolosi) sono la minoranza della destra ed erano sempre la minoranza durante la manifestazione a Roma. Caro Bondi, voi avete millantato 2.000.000 di partecipanti, contando anche quelli che erano in giro per Roma per andare a fare la spesa. Già, perché a 50 posti per autobus, ci sarebbero voluti 40.000 autobus o 20.000 autobus e 5.000 treni o qualsiasi altra cifra impossibile. La stima obiettiva è stata invece di 700.000 persone. Guarda un po’ l’esatto numero di persone che più o meno Piazza San Giovanni può ospitare. Diciamo che dei 700.000 ce n’erano 500.000 in piazza e il resto per le strade; io ricordo che tutti quelli in piazza hanno cantato l’inno italiano esibendo il saluto romano. Saluto, che ricordo, è illegale in Italia e chiunque lo esibisce andrebbe arrestato. Ad ogni modo, tutto questo per dire che 500.000 persone non mi sembra la minoranza di 700.000.
Successivamente, sempre Bondi, ha affermato invece che i Comunisti sono la stragrande maggioranza dell’alleanza di centro sinistra (poiché è risaputo che Prodi, Rutelli, Fassino e quel berlusconiano di D’Alema sono comunisti), sottolineando il fatto che i Comunisti sono quelli con le molotov, i coltelli e che rompono e distruggono ogni bene pubblico. In pratica Bondi ha affibbiato alla parola comunista un concetto diametralmente opposto all’ideale comunista, dove il bene pubblico è di primaria importanza. Benissimo. Beh, non solo Bondi non sa (o meglio, fa finta di non sapere) il vero significato di “comunista” e strumentalizza la parola per incutere terrore (terrore, terrore, terrore e ancora terrore) in tutta la massa ignorante che vota il suo partito, ma si espone a delle assurde figure di merda quando dice che i comunisti sono la maggioranza del centro sinistra. Sono quattro gatti, vecchi e di certo senza la forza di fare nemmeno una delle azioni di “pubblico disordine” che Bondi (dietro istruzioni del caro Silvio) attribuisce al comunista medio.
Non ci sta nulla da fare: Forza Italia (& co.) esiste per lo stesso motivo per cui esistono personaggi come Costantino & co. La gente è IGNORANTE e VUOTA!
Ah Bondi, Silvio & co: dovevate dire ai vostri seguaci che la frase “Guerriglieri della Pace” la potevano suggerire a Samuele Bersani per la sua canzone “Lo scrutatore non votante“.