In virtù del maggior “blog-tempo” libero che avrò d’ora in avanti, avrò modo di dedicarmi maggiormente alla cura di quest’altro blog, finora usato più come “vetrina”. Il sito ha lo scopo principale di fare da alter ego digitale alla mia vita professionale. È rimasto abbastanza statico finora, ma già da una settimana ho iniziato a spolverare. Questo magari farà contento chi, in occasione del post linkato sopra, mi chiedeva maggiori articoli tecnici
Per ora ho giusto messo online un paio di software che uso nella mia ricerca e fatto un paio di post per annunciare la cosa. Ma dovrei trovare il tempo anche per altro, come le disquisizioni sull’usabilità che tanto mi piacciono, o qualcosa in ambito Web, nel quale pure mi trovo coinvolto da diversi anni.
Ah, il tutto, però, in inglese
Ottima la base, si nota il cambio di “stile”: in quest’album, infatti, le musiche dei pezzi di Capa saranno suonate e non campionate. Il testo rimarca ancora una volta la poco comune capacità di quest’uomo di fondere rap, complicate metriche, flow, citazioni e metafore. Pochi si rendono conto veramente di questa enorme abilità.
Infine, molto bello anche il video. Aspetto con ansia il resto dell’album, in uscita il prossimo 10 Aprile.
PS: nel seguito, il testo della canzone nel video. [Read more →]
Il testo della canzone lo trovate in un post che ho fatto tempo fa, quando scoppiò il trend delle morti sul lavoro. Allora come adesso, voglio commemorare i morti sul lavoro, e nella fattispecie i morti nell’incendio dell’acciaieria di Torino, con questa canzone scritta ben 7 anni fa.
Da allora, nulla è cambiato, forse è solo peggiorato, ed è veramente triste assistere a quella che io chiamo da tempo “La guerra del lavoro”, poiché, come dice la canzone stessa, più di 1000 morti all’anno sono cifre da guerra.
No, non solo perché è subissata di violenza, ladri, mafiosi, camorristi, politici, criminali, etc.
Non solo perché non esiste più l’informazione e siamo un paese semi-libero.
Non solo perché le aziende seguono una politica sanguisuga, non creano lavoro, sfruttano, e lucrano sulle spalle di tutti i dipendenti e non.
Non solo perché la ricerca è ormai morta in questo paese.
Ma anche perché quando abbiamo davanti agli occhi 10 milioni di dollari, non ce li possiamo prendere. Anche se ne siamo capaci e lo vogliamo con tutto il cuore.
In questa settimana, infatti, s’è parlato molto del contest milionario indetto da Google per la creazione di nuove applicazioni per Android, il giovane sistema operativo per dispositivi mobili rilasciato da Google. Il motivo è che, per restrizioni legislative locali, l’Italia – assieme come la metà francese del Canada, il Québec – è esclusa dal contest.
Migliaia, forse più, di giovani che potrebbero e vorrebbero partecipare, sono esclusi per colpa delle assurde leggi Italiane.
Il fatto non ha impiegato molto a invadere Blog e giornali di mezza rete. Anche Repubblica.it ne ha parlato e lì vi troviamo svelati quali sono le famose “local restrictions” di cui parla Google
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l’intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un’associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Cioè, è praticamente impossibile che l’Italia possa mai partecipare a un evento del genere. E secondo me è fatto pure di proposito. Le solite magagne economico-politiche all’italiana.
Ettore ha scritto una lettera a Di Pietro in cui testimonia le possibilità che hanno i giovani negli USA
Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt’attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c’è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: “startup”.
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un’azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz’ora sei libero.
Siamo morti. Morti su ogni piano della società. Piano politico, piano commerciale, piano del lavoro dipendente, piano criminalità, piano burocratico e tutti gli altri piani su cui si può porre la questione arretratezza di questo paese.
L’Italia mi dà l’impressione di un malato terminale tenuto in vita dalle macchine. Macchine che non possiamo staccare perché la legge sull’eutanasia non c’è.
Sono incappato in questo articolo di Ecoblog, dove c’è un sondaggio ormai tecnicamente chiuso (ovvero non lo potete votare), però è interessante la questione posta. O meglio, sono interessanti le opzioni, perché ci si rende conto che è quasi impossibile rispondere con una sola di esse.
La domanda è quella in oggetto: Qual è secondo voi la riforma più urgente da fare in Italia?
Le opzioni sono:
Giustizia: tempi rapidi e certezza della pena
Politica: riduzione dei costi e dei privilegi
Economia: class action, basta furbetti e scatole cinesi
Ambiente: riduciamo le emissioni di Co2
Meritocrazia: basta raccomandati e fuga dei cervelli
Io ho avuto qualche difficoltà a sceglierne una sola. Poi, considerata l’emergenza “sicurezza” che vige in questo stato da 10 anni e peggiora di anno in anno, ho messo al primo posto l’opzione #1: tempi rapidi per la giustizia, ma soprattutto certezza della pena.
Infatti, uno dei più grossi problemi è che in questo stato ognuno si sente in diritto di poter fare i propri porci comodi, anche in virtù del fatto che chi è in Parlamento non ci dà proprio il buon esempio, tra mafiosi, truffatori, berlusconi e cose così.
Poi i reati vengono depenalizzati proprio perché i signori delle poltrone devono salvare il proprio culo e quello dei loro amici. E così si finisce che tutti delinquono, consci del fatto che tanto nessuno li sbatte dentro.
Aggiungiamoci la diffusa situazione di violenza gratuita che non viene risolta, a mio avviso, appositamente. Perché? Tenendo lo stato in continua “emergenza sicurezza”, questo sarà sempre la riforma più urgente chiesta dal popolo, che così sarà distratto da tutto il resto: politici e aziende che lucrano sulle nostre spalle, lavoro finto, cemento e polveri sottili sparate direttamente nei bronchi, etc.
Le restanti opzioni le ho così collocate: #3 e poi le restanti a pari merito, poiché dipendo tutte direttamente dalla #2.
Pensavo fossero morti con Camillo Olivetti ed Edoardo Agnelli, e invece pare che gli imprenditori corredati di coscienza esistano ancora.
Enzo Rossi, imprenditore nel settore agroalimentare, ha provato a vivere un mese con il solo stipendio che dava ai suoi dipendenti. Risultato? Non è arrivato oltre il 20-mo giorno del mese.
E così ha pensato bene di aumentare di 200 euro lo stipendio dei suoi dipendenti.
È giusto che retribuisca più i miei dipendenti perchè lavorano bene e meglio degli altri – ha spiegato – E poi non sono assolutamente inferiori ai loro colleghi tedeschi, francesi, inglesi che percepiscono stipendi superiori a quelli degli italiani
Che dire. Ben vengano persone del genere, soprattutto in Italia dove imprenditoria e capitalismo sono sinonimi di cannibalismo.
La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni.
Beppe Grillo
Non molto tempo fa Grillo ha reso disponibile pubblicamente e gratuitamente il libro “Schiavi Moderni”, che altro non è che una sua selezione, tra le tante che gli sono pervenute, delle più rilevanti testimonianze sul moderno mondo del lavoro italiano.
Potete scaricarlo in PDF o ordinarlo in formata cartacea per 9 euro. Il contenuto non cambia e vi posso assicurare che, dopo solo poche pagine di lettura, la situazione italiana è molto più raccapricciante di quanto possa sembrare.
Ultimamente nei TG è scoppiata la “moda” delle notizie degli incidenti sul lavoro. Una realtà vecchia, vecchissima. Ma si sa, ogni tanto in TG fanno scoppiare le mode e iniziano a battere tutti su un solo stesso tema, come se fosse uno scoop.
Nel nostro paese c’è una guerra in atto constantemente da decenni. È la guerra del lavoro, che miete più di mille morti all’anno, come i TG di cui sopra ci ricordano ormai tutti i giorni delle ultime settimane. Molti dei morti sono lavoratori a nero, che vengono regolarizzati subito dopo la loro morte con un contratto retrodatato. Così gli assassini (perché datori di lavoro è un appellativo troppo umano) possono restare impuniti.
Ma in Italia cosa si fa? Chiacchiere. L’unica cosa che sa fare l’intera classe politica italiana. Chiacchiere. Tutti buoni propositi. Intanto lo stato attuale del mercato del lavoro, che comprende, fra le altre cose, precariato legalizzato, lavoro in nero non contrastato, impiegati sottopagati, sfruttati e messi in condizione di una morte violenta, è anche e soprattutto dovuto al legiferare della classe politica italiana.
Ai caduti sul lavoro dedico i versi che seguono, insieme alla speranza che la situazione muti, prima o poi.