La grande coalizione del governo tedesco sembra compatta nell’usare metodi di censura digitale per oscurare siti di pedopornografia e simili. Detta così sembra una cosa buona, se non fosse che il metodo utilizzato, ovvero la censura, non solo non è necessario ma è pericoloso. Il sistema di censura sarebbe nelle mani del governo e a quel punto l’entità Internet non sarebbe più “libera” come lo è per sua natura, ma difatti controllata da un organo potente che potrebbe facilmente abusare del potere, privando la rete della sua idendità.
Ovviamente è attiva una forte protesta e gli stessi manifestanti hanno dimostrato che in 12 ore hanno potuto spazzare via 60 siti del genere dalla rete semplicemente segnalando ai provider l’esistenza di tale contenuto sui loro server, che è stato quindi prontamente rimosso dalla rete. Semplice, no?
Quante volte avrò già esternato questo mio pensiero, di certo in modi più articolati, complessi, critici, arrabbiati. Ma l’ho già fatto. Ciò che è racchiuso nel titolo di questo articolo, frase tratta dalla canzone Non mettere le mani in tasca di Caparezza, è molto chiaro: è il concetto, il fatto, secondo il quale la Chiesa costruisce vincoli in nome della libertà.
In nome della libertà, la Chiesa
vorrebbe privare della libertà di scelta riguardo l’aborto tutte le donne italiane (e non solo)
vorrebbe obbligare tutti a unirsi e convivere solo ed esclusivamente secondo matrimonio
vorrebbe impedire a tutti di rimediare a un errore, tramite la pratica del divorzio, infliggendo una punizione eterna per uno sbaglio. Non ammette sbagli.
vorrebbe obbligare l’intera popolazione a crescere un numero indefinitamente alto di figli o, equivalentemente, impedire all’intera popolazione di perpetrare atti sessuali non atti alla mera riproduzione.
etc.
Non credo di essere l’unico a vedere una certa contraddizione in termini tra i verbi privare, obbligare, impedire e il concetto di libero arbitrio che, secondo la stessa Chiesa, l’Onnipotente ci avrebbe concesso al fine di porci su una sorta di “piedistallo” rispetto a tutti gli altri essere viventi: darci la capacità di valutare e di scegliere di conseguenza autonomamente.
Questa contraddizione è il principale sintomo della consapevolezza della Chiesa di dettare leggi contrarie a ogni principio di libertà e alla natura umana stessa. La necessità di imporre il credo quando il credo dovrebbe, per definizione, essere abbracciato con un atto di fede spontaneo, evidenzia come la Chiesa sia conscia del fatto che lasciando alle persone la scelta, queste opterebbero sicuramente lontano dal volere stesso della Chiesa. La Chiesa non può limitarsi solo a predicare, poiché non otterrebbe nulla. Deve dunque imporre. Imporre in nome della libertà.
Sto ascoltando l’ultimo album di Caparezza e dopo averlo finito due volte, sono andato a loop sulla terza traccia: «Non mettere le mani in tasca».
Per i video su YouTube è decisamente presto (visto che l’album è uscito ieri), quindi vi lascio col testo che ho scritto io stesso qualche minuto fa. Eccezionale. E sulla base del pezzo è pressocché spettacolare.
Fratello sai cos’è una tasca?
è una vasca in cui si annaspa
in cui ogni peccato è programmato più del Pascal
io te la perquisisco a mo’ di Qasba
ci trovo vizi e basta
sei nell’angolo più di Dizzee Rascal
non è Letizia la tua tizia non è Casta
lo deduco dall’hatu nella tua sacca
hai l’alito di grappa
ma datti alla pappa
come Gian Burrasca
brucerai all’inferno
come d’inverno una frasca
In tasca metti la mano
per etti d’Afgano
ma cosa sei, sei metallaro?
ma sentiti Al Bano!
mostri le zanne ma mio caro
hai i denti di Hamtaro
con tutti i mezzi
ti si fa a pezzi più del Meccano
Sei portato insano di tasche
ti conviene confessare
che con le mani in tasca vuoi protestare
Un anno nella cella è il posto dove stare
perché adesso noi comandiamo dall’est all’ovest, amen!
Fratello tu non mettere le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Fratello tu non mettere le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Era uno stato regresso
tentato dal sesso bendato
bombardato dal degrado
più di Belgrado dalla NATO
Uno stato in crisi invaso
da invasati invisi al Vaticano
coppie di fatto che stroncavano i patti fatti a Laterano
Mentecatti blateravano
contro noi in ogni forum
c’era una sola soluzione come per il Gollum
Bang, bang, bang, bang!
quattro colpi al Quorum
riposi in pace il referendum in secula seculorum
Scomunicammo in nome di Dio
un libro di Dan Brown sul prioriato di Sion
dando l’avvio ad un’era di messa a morte
da Crozza ad Andrea Rivera passando per Harry Potter
E fu brusio di volantini sovversivi
fummo costretti ad adottare metodi repressivi
quindi fiato sul collo
c’è la galera per chi porta le tasche
perché nelle tasche non c’è controllo
Fratello tu non mettere le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Fratello tu non mettere le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Da quel momento chi porta una tasca
o è un’artista oppure un tossico
o entrambi come Basquiat
Gente a cui basta fare il contrario come bastian
per darsi più arie di quante ne abbia composte Bach Sebastian
Per questo sei stato arrestato
tu credi nella favola della libera tasca nel libero strato Camillo Benso si è sbagliato
l’unica Libertas è quella che sta sullo scudo crociato
Ripetiamo:
«In nomine libertatis vincula edificamus»
(Coro) «In nomine libertatis vincula edificamus»
«In nomine veritatis mendacia efferimus»
(Coro) «In nomine veritatis mendacia efferimus»
Fratello tu non mettere le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Fratello tu non mettere le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca
le mani in tasca, le mani in tasca
Le smanie della Chiesa e dei cattolici non le capisco. Sono contro ogni logica. Una legge permissiva, cioè che autorizza una data pratica, non può ledere la libertà di nessuno. Se io autorizzo l’aborto, chi non è cattolico o che comunque vuole praticare l’aborto, è libero di farlo. Altrettanto libero è il cattolico fervente contrario a tale pratica, poiché nessuno lo obbliga all’aborto.
Se il cattolico può sempre scegliere secondo le regole religiose e nel frattempo chi non è cattolico è libero di compiere determinate azioni a norma di legge, allora ne abbiamo un ampliamento della libertà e dei diritti umani.
Se invece si fa una legge che vieta l’aborto, allora si sta obbligando tutti, anche i non cattolici, a seguire la dottrina di una religione nella quale non si crede. Questa è privazione della libertà.
Il discorsetto di cui sopra ovviamente vale per ogni questione nella quale la Chiesa si intrufola, tipo DICO, etc. Ha per caso paura che, avendone la possibilità, anche i suoi “fedeli” si lascino tentare dalla guadagnata libertà che la Chiesa invece tenta sempre di negare?
La cosa sconcertante è la quantità di persone che in giro riesce ancora a farsi abbindolare da cotanta stupidità propinata in paroloni. Possibile che nessuno usi quella cosa chiamata ragione?
…quando qualcuno la possiede sul serio, si sente la differenza coi millantatori che ti sferza il volto.
È il caso di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997.
L’ultima cosa (e purtroppo ne ho lette poche) che ho avuto modo di leggere è stato il suo “parere” sulla vicenda della chiusura di Decameron, della quale ho profusamente parlato.
Leggere di qualcuno che non argomenta con le soliti motivazioni da buonista italiano (come buongusto, scurrilità, decenza, etc.) è davvero un’emozione particolare. Una lettura vivamente consigliata.
Gli ultimi articoli li ho dedicati per lo più alla nuova censura di Luttazzi ad opera di La7. Come avrete potuto leggere negli articoli precedenti, tutto il materiale girato (andanto in onda e non) di Decameron era in pericolo di cancellazione.
[La puntata su "Spe Salvi", l'enciclica del Papa] È un motivo plausibile [per la censura]. Perché l’altro motivo non regge. Antonio Campo Dall’Orto mi ha assicurato che Giuliano non è intervenuto. È il primo che si diverte con la satira.
C’è un controsenso in quello che ha fatto il direttore Campo Dall’Orto, e io gliel’ho detto: stai facendo l’errore più grande della tua carriera, distruggi quello che hai costruito in questi tre anni, l’immagine di La7 come TV libera. Ma lui, che pure m’ha riportato in TV dopo l’editto bulgaro, ha scelto la via dura.
Stasera è successo un fatto gravissimo: per motivi legali (nessuna comunicazione ufficiale della sospensione del programma) io e Franza Di Rosa abbiamo completato al montaggio la puntata n.6 che doveva andare in onda. Verso le 20, dei funzionari di La7 sono entrati in sala montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere (senza averne titolo), uno di loro si è seduto al mio posto alla consolle e non se ne andava, sfidandoci. Ho telefonato all’avvocato: stavano commettendo un reato (violenza privata) e potevo chiamare la polizia. A quel punto sono usciti. Poi, quando ho finito e me ne sono andato, uno di loro è entrato per CANCELLARE TUTTO IL GIRATO di Decameron, passato e futuro. Spero non l’abbiano fatto.
No, non solo perché è subissata di violenza, ladri, mafiosi, camorristi, politici, criminali, etc.
Non solo perché non esiste più l’informazione e siamo un paese semi-libero.
Non solo perché le aziende seguono una politica sanguisuga, non creano lavoro, sfruttano, e lucrano sulle spalle di tutti i dipendenti e non.
Non solo perché la ricerca è ormai morta in questo paese.
Ma anche perché quando abbiamo davanti agli occhi 10 milioni di dollari, non ce li possiamo prendere. Anche se ne siamo capaci e lo vogliamo con tutto il cuore.
In questa settimana, infatti, s’è parlato molto del contest milionario indetto da Google per la creazione di nuove applicazioni per Android, il giovane sistema operativo per dispositivi mobili rilasciato da Google. Il motivo è che, per restrizioni legislative locali, l’Italia – assieme come la metà francese del Canada, il Québec – è esclusa dal contest.
Migliaia, forse più, di giovani che potrebbero e vorrebbero partecipare, sono esclusi per colpa delle assurde leggi Italiane.
Il fatto non ha impiegato molto a invadere Blog e giornali di mezza rete. Anche Repubblica.it ne ha parlato e lì vi troviamo svelati quali sono le famose “local restrictions” di cui parla Google
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l’intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un’associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Cioè, è praticamente impossibile che l’Italia possa mai partecipare a un evento del genere. E secondo me è fatto pure di proposito. Le solite magagne economico-politiche all’italiana.
Ettore ha scritto una lettera a Di Pietro in cui testimonia le possibilità che hanno i giovani negli USA
Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt’attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c’è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: “startup”.
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un’azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz’ora sei libero.
Siamo morti. Morti su ogni piano della società. Piano politico, piano commerciale, piano del lavoro dipendente, piano criminalità, piano burocratico e tutti gli altri piani su cui si può porre la questione arretratezza di questo paese.
L’Italia mi dà l’impressione di un malato terminale tenuto in vita dalle macchine. Macchine che non possiamo staccare perché la legge sull’eutanasia non c’è.
Si parlava di ottobre. E infatti, sul sito di La7, troviamo la scheda di Luttazzi, che alla fine recita
In autunno torna in tv, cinque anni dopo il cosiddetto ‘editto di Sofia’ che lo aveva allontanato dalla Rai con un programma satirico su La7. Dieci puntate in seconda serata a partire da Ottobre.
A partire da Ottobre? Ottobre tra poco è pure finito. Che fine ha fatto Luttazzi?
Non starà mica andando in onda e io non ne so niente? Mhm, dubito.
Oggi da quando mi sono svegliato non faccio altro che leggere della notizia del DDL Levi “Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.
La notizia è apparsa per prima (almeno così sembrerebbe a leggere tutti gli altri) su Punto Informatico. Poi è rimbalzata un po’ ovunque, per finire, come ci si aspettava, sui blog di Grillo e del ministro Di Pietro.
A farla breve, questo DDL imporrebbe a qualsiasi sito a carattere informativo (quindi non solo testate giornalistiche, ma anche blog e compagnia bella) di registrarsi presso il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). La registrazione presso il ROC servirebbe “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Tradotto dal politchese, vorrebbe dire “anche a chiudere i siti che rompono troppo le balle dicendo la verità”.
In sé per sé è un DDL scandaloso per il solo fatto che si pensa di poter regolamentare e avere diritto di veto su quelle che sono pubblicazioni amatoriali e private come i Blog.
Ai fini pratici mi trovo in gran parte (ma non del tutto) d’accordo con SKA: si trattarebbe (qualora il DDL fosse convertito definitivamente in legge) dell’ennesima legge buttata lì. Mettere in pratica una legge di questo tipo è abbastanza difficile, soprattutto se la si vuole usare per il classico bavaglio all’informazione all’italiana. Anche se siamo messi male, non credo che siamo ancora ai livelli della censura Cinese.
Resta un punto importante – quello che mi fa discordare in parte da SKA – che è stato già ribadito dal primo commento al post di SKA: nonostante questo DDL sarà l’ennessimo ammasso di carte buttate nel dimenticatoio, per quale motivo deve passare in sordina un atteggiamento e un pensiero che invece meriterebbe una forte critica da parte di giornalisti e opinione pubblica? Perché, come sempre, chi è al potere deve sentirsi in dovere di poter scrivere quello che cavolo vuole nelle leggi? E soprattutto, perché sempre più frequentemente e sempre più indipendentemente dal colore politico, si sta sviluppando questa tendenza a voler controllare e reprimere l’informazione?
Questo il titolo di questo blog. Un blog che, forte della teorica legge sulla libertà di espressione e di pensiero vigente in Italia, esprime, tra l’altro in modo per niente violento e volgare, il suo essere contrario all’operato di Mastella.
Stiamo dunque per assistere a un nuovo episodio di censura come quello che non molto tempo fa ha colpito il blog di Piero Ricca? Un nuovo sopruso dei potenti? Una nuova negazione delle libertà private ad opera di personaggi che debbono soltanto a noi la loro posizione? Una nuova azione di terrorismo del ministro della giustizia che sposta i Magistrati per salvare il culo a sé e agli amici?
La vicenda è interessante perchè essendo un blog di blogspot, anche Google è stata interpellata per la chiusura del sito. Speriamo che il gigante americano non ceda ai soprusi e agli abusi della politica italiana. Per quanto non ami gli USA, è innegabile che lì sui politici si dice di tutto, dalla TV alla rete, senza che nessuno venga toccato. Speriamo che Google se lo ricordi quando sentirà questa strana vicenda.
Intanto, volevo dire che…ANCHE IO TI ODIO MASTELLA. Fanculo.