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Esiste una petizione a mio avviso più importante dell’ormai famosa petizione che ha portato all’abolizione dei costi di ricarica.
Si tratta della petizione contro lo scatto alla risposta (ho apposto usuale bannerino qui a destra).
Lo scatto alla risposta è l’ennesima anomalia italiana nel mondo delle comunicazioni, tra l’altro più ampiamente diffusa di quella dei costi di ricarica, poiché affligge anche la telefonia fissa. Ma seppur non fosse tale, resta sempre una mossa commerciale aberrante, poiché in effetti si tratta di un’estorsione, dato che “stabilire la comunicazione” non ha alcun costo aggiuntivo per un fornitore di servizi telefonici.
Conoscevo questa petizione da tempo (infatti l’ho già firmata da parecchio) e credevo di averne già parlato qui. Mi sbagliavo. Oggi mi è capitata di nuovo sott’occhio e ho così deciso di scriverne.
Attualmente siamo a 14328 firme, molto poche rispetto alle 800.000 e più firme raggiunte dalla petizione dell’ormai famoso Andrea D’Ambra.
Perché questa petizione non ha avuto il medesimo successo finora, nonostante se ne sia parlato profusamente nei giorni a seguire l’abolizione dei costi grazie alla legge Bersani? Beh, non ha ricevuto la stessa visibilità. D’Ambra ha ricevuto appoggio anche da Grillo all’epoca.
Ma la visibilità (e anche un po’ l’ego) di Andrea è cresciuta da allora. Ha anche fondato un’associazione consumatori. Perché allora non batte e ribatte sulla petizione dello scatto alla risposta? Sarebbe un buon argomento per “riempire” il suo blog che rischia di divenire un replicante del blog di Grillo.
Andrea, tu che puoi, tu che ora hai un’associazione consumatori e denunci a destra e a manca i vari AGCOM e compagni, tu che sei stato a Mi Manda Rai 3, tu che hai tante foto con Grillo: fà qualcosa per questa petizione. E se qualcosa stai già facendo, diffondilo attraverso il blog, perché serve il contributo di tutti. Portiamola, insieme, a raggiungere la stessa popolarità della tua vecchia petizione. Non è certo meno importante, non trovi?
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Tra poco lo Stato assegnerà le frequenze WiMax, frequenze che saranno assegnate con un’asta a rilanci. Il WiMax è una tecnologia che permette di trasmettere e ricevere segnali senza fili a distanze di decine di chilometri. Elimina l’ultimo miglio e il pedaggio di Telecom Italia. Ma questa possibilità sta per esserci preclusa.
Le aste sono un’idea sbagliata. Il caso dell’UMTS ha reso evidente il motivo per cui mettere all’asta le frequenze è una pessima idea: gli alti costi dell’asta devono poi essere scaricati sull’utente finale e di conseguenza trasformano in un prodotto di lusso, accessibile a pochi privilegiati, quella che avrebbe dovuto essere una soluzione tecnica destinata ad abbattere i costi di connessione e a favorire i meno abbienti.
Non solo, questa situazione esclude dal mercato i piccoli operatori e di conseguenza rinforza ulteriormente la posizione di mercato e i privilegi delle grandi aziende del settore. Uno scenario nient’affatto nuovo in Italia. E sappiamo già ciò cosa comporta.
È possibile fare senza aste. Senza nemmeno troppo impegno, Partito Pirata propone una modesta proposta alternativa, sulla falsa riga della legge che regolamenta gli impianti di TV satellitare. E credo se ne possano proporre a decine di alternative.
Esiste una petizione on line che chiede che almeno 1/3 delle frequenze venga riservato ai cittadini per associazioni senza fini di lucro, come i comuni e gli enti locali, e senza alcuna tassazione diretta o indiretta.
Firmatela. E fate girare questa informazione. Le comunicazioni garantiscono sempre più l’accesso alla conoscenza. E l’accesso alla conoscenza è un diritto di tutti.
Riferimenti:
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Dove non arriva Telecom, arriva il wireless.
Questo è lo slogan dell dott. Emiliano Bruni, promotore di un progetto di copertura a larga banda in zone geografiche del territorio italiano dove non è presente connettività di tipo ADSL tramite l’utilizzo di ponti radio in tecnologia wireless. La distribuzione all’utente finale viene rilasciata in modalità WiFi tramite collegamenti punto-punto con il più vicino punto della dorsale.
Dettagli: ebruni.it