Oggi, 13 Marzo 2009, il World Wide Web compie 20 anni! Tim Berners-Lee ha inventato il WWW nel 1989. È difficile definire l’impatto che questa tencnologia relativamente giovane ha già avuto ed è perfino più eccitante pensare a quello che ci aspetta in futuro.
Dopo qualche mese dall’entrata del Banco di Napoli nel gruppo Intesa, il sito web (e banca online) del banco è stato cambiato, “rinnovato”. Ci tengo a precisare che quello di prima funzionava benissimo ed era di gran lunga superiore ad altri siti di banche che avevo avuto modo di vedere.
In realtà quello di adesso non è cambiato granché, a parte i colori e la disposizione degli elementi in prima pagina. Infatti, una volta entrati, si vede che, almeno per il sistema di banca-on-line, le cose restano le stesse. Ma il problema è proprio nell’entrare.
Senza alcun motivo comprensibile a me che comunque certe cose le mastico per lavoro da un bel po’, mi trovo nell’impossibilità di effettuare l’accesso tramite il browser Safari (3.1, Mac OS X). Pur con i dati di accesso giusti, mi viene sempre restituito l’errore che recita un generico
E’ necessario inserire i CODICI D’ACCESSO
come se non avessi affatto fornito i dati per l’accesso. Indagando, ho scoperto che l’errore si presenta anche su Opera, mentre tutto liscio con Firefox, Camino e IE (su Windows).
Punto 1: come si fa a “rinnovare” un sito e a renderlo peggiore invece che migliore? Se non sapete lavorare state fermi. In fonda per cambiare facciata bastava rimaneggiare un po’ il CSS e le immagini.
Punto 2: un piccolo sondaggio per voi là fuori: c’è qualcun altro che riscontra lo stesso problema o altri problemi?
Oggi da quando mi sono svegliato non faccio altro che leggere della notizia del DDL Levi “Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.
La notizia è apparsa per prima (almeno così sembrerebbe a leggere tutti gli altri) su Punto Informatico. Poi è rimbalzata un po’ ovunque, per finire, come ci si aspettava, sui blog di Grillo e del ministro Di Pietro.
A farla breve, questo DDL imporrebbe a qualsiasi sito a carattere informativo (quindi non solo testate giornalistiche, ma anche blog e compagnia bella) di registrarsi presso il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). La registrazione presso il ROC servirebbe “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Tradotto dal politchese, vorrebbe dire “anche a chiudere i siti che rompono troppo le balle dicendo la verità”.
In sé per sé è un DDL scandaloso per il solo fatto che si pensa di poter regolamentare e avere diritto di veto su quelle che sono pubblicazioni amatoriali e private come i Blog.
Ai fini pratici mi trovo in gran parte (ma non del tutto) d’accordo con SKA: si trattarebbe (qualora il DDL fosse convertito definitivamente in legge) dell’ennesima legge buttata lì. Mettere in pratica una legge di questo tipo è abbastanza difficile, soprattutto se la si vuole usare per il classico bavaglio all’informazione all’italiana. Anche se siamo messi male, non credo che siamo ancora ai livelli della censura Cinese.
Resta un punto importante – quello che mi fa discordare in parte da SKA – che è stato già ribadito dal primo commento al post di SKA: nonostante questo DDL sarà l’ennessimo ammasso di carte buttate nel dimenticatoio, per quale motivo deve passare in sordina un atteggiamento e un pensiero che invece meriterebbe una forte critica da parte di giornalisti e opinione pubblica? Perché, come sempre, chi è al potere deve sentirsi in dovere di poter scrivere quello che cavolo vuole nelle leggi? E soprattutto, perché sempre più frequentemente e sempre più indipendentemente dal colore politico, si sta sviluppando questa tendenza a voler controllare e reprimere l’informazione?
Di cosa parlo? Dei blogger che hanno aderito a quest’appello, iniziativa molto diffusa tra i blogger! È in effetti simpatico avere una lista di tutti coloro che ti leggono e hanno anche un blog Anche perché così vengono fuori almeno una volta i cosiddetti lurker, ovvero i lettori silenti
Finora 30 blogger hanno “firmato” in quella pagina. Auguri
«Web 1.0 was all about connecting people. It was an interactive space, and I think Web 2.0 is of course a piece of jargon, nobody even knows what it means. If Web 2.0 for you is blogs and wikis, then that is people to people. But that was what the Web was supposed to be all along».
«Il Web 1.0 riguardava il connettere le persone. Era un luogo interattivo, e credo che il Web 2.0 è di sicuro un elemento del gergo, nessuno sa veramente cosa vuol dire. Se il Web 2.0 per voi significa blog e wiki, allora significa “gente alla gente” (interazione sociale tra persone, ndr). Ma non è nient’altro che ciò che il Web doveva essere sin dalla nascita».
Insomma, il Web è stato pensato dall’inizio come elemento sociale. Infatti, tempo addietro, Tim diceva
«The web is more a social creation than a technical one. I designed it for a social effect — to help people work together — and not as a technical toy. The ultimate goal of the Web is to support and improve our weblike existence in the world.»
«Il web è più una creazione sociale che tecnica. L’ho progettato per un “effetto sociale” — per aiutare le persone a lavorare insieme — e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è supportare e migliorare l’interconnessione delle nostre esistenze nel mondo.»
Questo il titolo di questo blog. Un blog che, forte della teorica legge sulla libertà di espressione e di pensiero vigente in Italia, esprime, tra l’altro in modo per niente violento e volgare, il suo essere contrario all’operato di Mastella.
Stiamo dunque per assistere a un nuovo episodio di censura come quello che non molto tempo fa ha colpito il blog di Piero Ricca? Un nuovo sopruso dei potenti? Una nuova negazione delle libertà private ad opera di personaggi che debbono soltanto a noi la loro posizione? Una nuova azione di terrorismo del ministro della giustizia che sposta i Magistrati per salvare il culo a sé e agli amici?
La vicenda è interessante perchè essendo un blog di blogspot, anche Google è stata interpellata per la chiusura del sito. Speriamo che il gigante americano non ceda ai soprusi e agli abusi della politica italiana. Per quanto non ami gli USA, è innegabile che lì sui politici si dice di tutto, dalla TV alla rete, senza che nessuno venga toccato. Speriamo che Google se lo ricordi quando sentirà questa strana vicenda.
Intanto, volevo dire che…ANCHE IO TI ODIO MASTELLA. Fanculo.
Questo video qui sopra m’è sempre piaciuto. L’ho visto la prima volta sul Blog di Alessio. Oggi mi è ricapitato sotto mano e così ho deciso di contribuire alla sua diffusione, perché è un modo simpatico e semplicistico di spiegare come e perché usare i feed (siano essi RSS, Atom, etc.).
Però i feed raggiungono il massimo della comodità se si usa un aggregatore sul proprio sistema. Ne segnalo giusto qualcuno per le tre maggiori piattaforme (mi limito a quelli gratuiti):
Questo post è per risolvere un piccolo problemino sul quale non ho tempo di applicarmi al momento, quindi cerco di sfruttare l’esperienza altrui, una volta tanto.
Ho scoperto solo di recente che digitando info:blog.neminis.org su Google ottengo un risultato scorretto: anziché avere le informazioni riguardo il sito richiesto, ottengo quelle di www.neminis.org.
Questo mi provoca problemi nell’assegnazione del pagerank a blog.neminis.org che, come mi segnala BackLinks.com, risulta forged, ovvero contraffatto, come se fosse rubato a www.neminis.org.
Fino a non molto tempo fa (poco più di due settimane or sono) www.neminis.org puntava a una pagina HTML con un redirect javascript a blog.neminis.org sull’evento ONLOAD del BODY. Ho prontamente eliminato questo comportamento e ho creato anche una sitemap dedicata a www.neminis.org (prima avevo solo quelle per blog.neminis.org e secretum.neminis.org).
Finora nessuna novità. La info di Google ancora mi riporta i dati sbagliati per blog.neminis.org e per la verità al momento ignoro se si tratti solo di una questione di tempo o se debba fare altro per “riabilitare il nome” di blog.neminis.org.
Qualcuno sa darmi qualche dritta e/o spiegazione in più?
Tophost, al contrario del nome, non è certo il “Top”. Anche io svariate volte ho avuto dei piccoli problemi che reputo trascurabili nella mia piccola realtà, tranne quando sono stato irraggiungibile per qualche giorno consecutivo, cosa che su due anni sarà capitata una settimana complessivamente? Forse anche un po’ in più. Ma diciamocela tutta, non faccio migliaia di visite al giorno, quindi per me non è stato questo grande danno.
Ieri Tophost invia una mail velatamente polemica a tutti i suoi clienti, il cui sunto potete leggere su Napolux (mentre l’originale la trovate qui).
Ed ecco partire ulteriori polemiche sulla questione Tophost.
Come già detto sopra, Tophost non è certo il Top, ma per il prezzo che si paga offre un servizio in linea. Anzi, per quello che si paga, mi meraviglio anche rispondano a tutti i ticket che invio. Che io abbia la possibilità di gestire i miei DNS. Che abbia anche la possibilità di partizionarmi lo spazio acquistato a mio piacimento tra web, DB e posta. Insomma, come dico anche nel commento al post su Napolux, per poco più di 10 euro all’anno, che diavolo si pretende dalla gente? Se il servizio sta stretto, semplicemente si passa a qualcosa di “superiore”, pagando di più.
I più pragmatici sono tendenzialmente della mia stessa opinione, ma ritengono la mail inviata da Tophost una specie di oltraggio all’onore di ogni cliente. Sinceramente io non la vedo così. Tophost ha sempre avuto quell’area di azienda a conduzione familiare e semplicemente è rimasta in linea, mantenendo un rapporto paritario tra sé stessa e i clienti; e l’ha fatto rispondendo sarcasticamente a tono a tutti coloro che sul web hanno trovato il proprio passatempo nel parlar male di Tophost.
Non c’è nulla da fare, è vero: la gente non è contenta mai di nulla. Ci si lamenta dell’azienda “distante”, ci si lamenta dell’eccesso di “vicinanza”. Ci si lamenta sempre. Quello che io penso è che semplicemente la gente potrebbe trovarsi di meglio da fare che stare lì a scrivere post su post per criticare un servizio web che costa all’anno meno di una mangiata in pizzeria. È ridicolo.
Se non vogliamo considerare la lettera di Tophost un semplice “sfogo” di un’azienda che non si mette sul piedistallo, può essere, in alternativa, soltanto la solita manovra del “se ne parli bene o male, basta che se ne parli”. In tal caso, la mossa può considerarsi riuscita perfettamente. E con questo post ho anche contribuito.
Piero Ricca ci racconta la sua vicenda in questo video
È un po’ che per la rete gira la notizia della censura applicata al blog di Piero Ricca. L’azione di censura è arrivata (in maniera straordinariamente veloce per i tempi Italiani) in seguito a una querela sporta da Emilio Fede, il servo numero uno di Berlusconi, quello che tutti i giorni fa disinformazione su una rete abusiva.
Emilio Fede è stato contestato verbalmente da Piero Ricca e amici al circolo della stampa di Milano, ma ovviamente non l’ha presa tanto bene, insultando Ricca e gli altri, chiamando le forze dell’ordine e sputandogli addosso.
L’episodio è stato filmato per intero da Ricca & co. ed è stato poi messo online su YouTube e sul suo blog. Ecco il motivo della querela. I post censurati si possono leggere sul blog di Andrea d’Ambra, mentre il video della contestazione è ancora visibile su YouTube.
Come giustamente ci ricorda anche Piero nel video accluso a questo post
La libertà di espressione e di informazione deve essere un diritto garantito
Già. Peccato che questa frase l’abbia pronunciata Emilio Fede (qui il video) in seguito al fatto che, durante periodo elettorale, gli era pervenuta una querela per non aver rispettato la par condicio. Come vedete anche Fede è d’accordo, ma soltanto quando gli vietano di adulare per ore il suo padrone, con immense fandonie, sul suo canale abusivo.
Come dice Ricca, indignatevi di atti del genere, e come dico io, ricordate che non siete veramente liberi fintantoché non potete dire ciò che pensate.
Nelle brevi pause che oggi andavano ad interrompere il mio lavoro di tesi, ho dato qualche ritoccata allo stile del Blog, piccoli dettagli, nulla di che.
Il più “vistoso” dovrebbe essere l’immagine di testa: ho tolto quella costellazione di cubi astratti che avevo inserito all’inizio della personalizzazione di questo tema e ho eliminato (finalmente!) quella sorta di cubetto di ghiaccio a forma di “X” al posto del quale ora trovate una simpatica lampadina (si ringrazia il team delle Tango Icons), simbolo classico della “idea” e quindi perfettamente in tema, per quanto mi riguarda
I dettagli minori sono: l’aggiornamento del box “Licenza” (in basso a destra, nella barra laterale), l’eliminazione del box “Paypal” che tanto nessuno mi darà mai un centesimo e l’inserimento al suo posto di un box di pubblicità di Google, poco invasivo, giusto per.
Le vittime della censura non sono soltanto i personaggi imbavagliati per evitare che parlino. Sono anche, e soprattutto, milioni di cittadini che non possono più sentire la loro voce per evitare che sappiano. (Marco Travaglio)
Chensorship victims are both the people censored and the million of citizens who can’t listen anymore to their voices (Marco Travaglio)
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