[Windows] Vista is at best mildly annoying and at worst makes you want to rush to Redmond, Wash. and rip somebody’s liver out.
[Windows] Vista è, nella migliore delle ipotesi, leggermente fastidioso, e nel peggiore dei casi ti fa venir voglia di correre a Redmond e strappar via il fegato a qualcuno.
Ho scoperto che la settimana scorsa mi son perso una bella performance della Littizzetto a Che tempo che fa. Alla fine del suo solito spazio della domenica, il 25 Marzo scorso, Luciana ha simpaticamente denigrato Windows e il presidente di Microsoft. Sono queste persone, i classici utenti medi ma non troppo, che rendono giustizia a noialtri, che veniamo sempre marchiati come “anti-Windows” per partito preso.
Eppure, mentre noi lo critichiamo tecnicamente, dalla stabilità, alla sicurezza, all’usabilità, c’è una buona fetta di utenti che sono tutt’altro che contenti dell’usabilità di Windows. Il succo dello scatch della Littizzetto era in sostanza: datemi un computer semplice da usare, come se fosse una Moka. Beh, come suggerisce anche il blog iLife, prendere un Mac è una buona idea. Mentre se volete civilizzare un PC, andate giù di Linux + Gnome, consigliata Ubuntu.
Il titolo del post riassume perfettamente l’iniziativa di DELL, il più grande produttore al mondo di computer di ogni fascia (desktop, portatili, server). Dopo tanti anni di telefonate ricevute che lamentavano la presenza di Windows preinstallato sulle macchine ecco cosa ha pensato Dell: chiedere direttamente alle persone cosa desiderano avere nelle proprie macchine. L’iniziativa si intotola Idea Storm e sorprendentemente (o forse no?) la proposta più votata (al momento 30291 voti, compreso il mio) è quella che suggerisce di avere Linux preinstallato, dando all’utente finale la possibilità di scegliere fra le tre maggiori disitribuzioni di linux gratuite (Ubuntu, Fedora, OpenSUSE) e, opzionalmente, di avere un dual boot con Windows.
Bocciata in ogni proposta, compresa questa più votata, l’idea di imbottire le installazioni di software propretari, brandizzati, trial 120 giorni, etc.
Tra le idee proposte c’è anche quella di fornire le macchine senza sistema operativo, ma dato che le maggiori distribuzioni di Linux sono gratis, tanto vale preinstallare queste, almeno si dà agli utenti la possibilità di conoscere qualcosa di nuovo.
E’ chiaro, comunque, che in ogni caso, l’opzione Windows sarà sempre disponibile. L’importante è che diventi un’opzione e non un’imposizione come è attualmente.
Davvero incredibile. Mi son sempre chiesto quando l’avrebbero fatto, ma non mi aspettavo che lo facessero proprio in concomitanza della versione per Mac-Intel. Di cosa parlo? Del nuovo prodotto di virtualizzazione di VMWare per Mac, Fusion, il cui nome devo dire è stato scelto alla perfezione: il software di virtualizzazione, infatti, per la prima volta, supporta la virtualizzazione della scheda video e permette quindi ai sistemi operativi ospiti di poter usare l’accelerazione 3D delle moderne schede grafiche. Una vera fusione tra il sistema ospitato e quello ospitante. Tutto ciò si traduce in una sola cosa: niente più bisogno di una partizione fisica dedicata Windows; sarà possibile giocare ai giochi Windows-only direttamente nel sistema ospitato in Fusion, comodamente, come si trattasse di una comune applicazione Mac, senza esser costretti a noiosi riavvii. I Mac-user saranno ben contenti di declassare Windows da “sistema operativo” a comune applicazione per Mac OS X.
AGGIORNAMENTO: nel video si nota chiaramente una schermata dove campeggia la scritta “DirectX 8.1″, ma Detro mi ha fatto giustamente notare che nel video fanno vedere Max Payne 2 girare fluidamente e che quel gioco richiede le DirectX 9. Quindi, sono molto più avanti di quanto si potesse pensare.
Nella guerra al miglior sistema operativo, si sa, ci si scopiazza a vicenda le migliori idee, cercando poi di migliorarle. Dati di fatto mettono al primo posto tra i copioni la grande Microsoft, che da tempo copia idee per “innovare” Windows, il sistema operativo di casa. Ma la pratica di copiare le caratteristiche altrui e cercare di migliorarle non è necessariamente deprecabile, a patto di non dedicarsi unicamente alla riproduzione, ma di contribuire nell’innovazione. Da questa guerra della copia, infatti, a trarne beneficio sono gli utenti, che si trovano ad usare prodotti migliorati proprio grazie alla sfida tra i vari concorrenti. Anche Apple ha spesso copiato concetti altrui, apportando comunque grossi miglioramenti nell’usabilità, della quale è indiscussa campionessa. Tra le tante copie, citiamo una delle ultime, che fa parte del parco di innovazioni della prossima release di Mac OS X: Spaces. Spaces non è altro che l’ennesima implementanzione del concetto di Virtual Desktop, da decenni presente in svariati Window/Desktop Manager sviluppati per X11 e quindi per tutti (o quasi) i sistemi Unix like, Linux (soprattutto) compreso. Anche nel mondo Open Source ci sono molti rifacimenti, migliorie e scopiazzature di idee già presenti altrove, come anche ci sono molte innovazioni. Insomma la cosa si ripete ovunque, quindi vince chi fa la migliore implementazione delle idee comuni e chi ha più idee innovative dalla sua, il tutto unito a stabilità, velocità e usabilità.
Oggetto di recenti discussioni è Time Machine, un’altra nuova feature del prossimo venturo Mac OS X Leopard. Time Machine è insieme un sistema di backup automatizzato e un gestore del versioning dei file introdotto in Leopard a livello di filesystem. Anche questi due concetti non sono affatto la scoperta del secolo. Sistemi che effettuano backup automatici esistono da una vita e il versioning dei file a livello di filesystem non è certo un’invenzione di Apple. Già il filesystem Files-11 del sistema operativo OpenVMS aveva il supporto per il versioning dei file. Addirittura Windows XP possiede tale potenzialità, anche se di default il versioning è applicato soltanto ai file critici per il funzionamento del sistema. Il sistema è stato poi ampliato e migliorato in Windows Server 2003; in Windows Vista il sistema sarà integrato sotto il nome di Previous Version ed effettuerà il versioning anche di tutti i file utente, permettendo di ripristinare una “previous version” dal pannello delle proprietà del file. Per Linux, oltre a qualche filesystem specifico il cui sviluppo è praticamente occasionale, abbiamo un interessante progetto: VVFS. Esso introduce il supporto per il controllo di versione a livello di Virtual File System, del resto l’unica cosa intelligente da fare, vista la varietà di filesystem che è possibile usare (e che viene usata) con il sistema operativo libero. Come ben vedete anche qui la storia è vecchia, ma come già detto, in questi casi ciò che conta è l’implementazione e Apple anche stavolta ha saputo prendere un vecchio concetto e conformarlo al proprio stile. Con Time Machine non solo abbiamo backup automatizzati e la possiblità, dal Finder, di ripristinare vecchie versioni di file (cosa che, come detto sopra, avverà anche in Vista), ma viene introdotta un’intuitiva interfaccia 3D che permette all’utente di trasportare l’applicazione con il focus (ovvero quella con la quale al momento l’utente sta interagendo direttamente) indietro nel tempo, portandola allo stato che avrebbe avuto aprendola in un qualsiasi giorno nel passato. Questo viene fatto senza che l’applicazione debba essere stata sviluppata con il supporto a Time Machine e infatti il sistema funziona con tutte le applicazioni attualmente in circolazione. Molto probabilmente quando si “viaggia nel tempo” viene ripristinato (temporaneamente e non definitivamente, insomma, una sorta di “vista temporale”) lo snapshot del filesystem corrispondente al giorno scelto e poi viene inviato un messaggio di sistema all’applicazione in modo da forzarla a un reload dei file da filesystem. Ad ogni modo, quale che sia l’implementazione effettiva, il risultato a livello di usabilità è molto positivo, come potete osservare dal video in questa pagina.
Come si può osservare, spesso questi grandi colossi (Apple, Microsoft e tutti quelli che ormai finanziano lo sviluppo di Linux come sistema Desktop) più che copiarsi a vicenda, usano concetti vecchi, li rielaborano e li rimettono in giro e spesso le guerre di religione su chi ha inventato prima un dato tool o feature non hanno alcun senso. L’unica cosa che ha senso fare è capire chi ha fatto meglio il lavoro.
Da parte mia mi sento di ammonire, per certi versi, questo comportamento di “rielabora e riarrangia” che già da troppo tempo non fa altro che forzare un’evoluzione spesso finta e a volte flebile o soltanto apparente di un’interfaccia uomo-macchina che ormai ha fatto il suo tempo.
Ecco la mia esperienza flash con Windows Vista.
Un amico che lavora nell’ambiente Microsoft è beta-tester. Entrato in possesso della Beta 2 di Vista, data la sua attuale non disponibilità di macchine “cavia”, viene da me visto che tutto sommato ero curioso di vedere che diavolo avevano combinato quelli della MS.
Ero troppo ottimista.
C’ho provato ad installarlo, ma è troppo difficile.
La macchina cavia (il mio PC) ha svariate partizioni per Linux e una NON FORMATTATA di circa 12GB.
Parte il setup di Windows Vista, arrivo alla selezione della partizione e quando seleziono quella NON FORMATTATA, non si abilita la voce per la formattazione, mentre su tutte le altre partizioni si abilita.
Già qui rido di gran panza, ma vado avanti.
Riavvio, torno su Linux, formatto la partizione in questione con un banale FAT32.
Riavvio, torno al setup di Vista, seleziono la partizione di prima (ora formattata in FAT32) e stavolta l’opzione di formattazione si abilita. Continuo a ridere.
A questo punto Ri-Formatto, cosciente del fatto che di sicuro Vista non si installa su FAT32.
Fatto.
Vado avanti: la partizione selezionata non è adatta all’installazione del sistema (il messaggio in inglese era leggermente diverso, ma il significato è questo).
Non poteva essere per lo spazio minimo richiesto (6GB. La mia partizione è 12GB. Più che sufficiente). Non poteva essere il Filesystem, perché ho riformattato la partizione dal Setup.
In pratica la partizione non era buona ma non mi dice perché (ovviamente).
Ci rinuncio, ipotizzando in cuor mio che ancora non hanno imparato a bootare da un partizione logica.
E seppur non fosse così, l’installazione è cmq troppo ostica (ne converrete) per meritarsi più di 10 minuti della mia attenzione, abituato con sistemi che installano da soli senza manco fiatare (e non parlo solo di OSX, ma anche di alcune distro Linux). In ogni caso, un sistema serio si installa dovunque lo voglia mettere. E questo mi basta per non provare mai più a installare Windows.
Apprendo dal Wiki di Wine che c’è stato un recente “scontro” tra Wine e Windows XP. Ovviamente parliamo di benchmark.
Sono stati eseguiti 149 test, di cui 67 di questi sono stati vinti da Wine!
La cosa ha quasi dell’incredibile (per gli amanti di *nix e Wine) e del ridicolo invece per Windows.
Alcuni dei test vinti da Wine sono 3DMark e PCMark.
Questo conferma quello che ho sempre pensato di Wine: davvero un progetto degno di nota e sviluppato in maniera ottima. In più dà credito anche l’ipotesi mia e del mio amico Detro che Microsoft (se solo volesse) potrebbe fare benissimo una mossa in stile Apple quando passò da Mac OS 9 a Mac OS X: cambiare totalmente il suo sistema operativo, usare una base Unix che da anni si dimostra molto più solida e versatile e colmare la “compatibilità all’indietro” usando un Wine (o una loro implementazione dello stesso concetto).
Un prospetto riassuntivo:
Wine has the current lead on 67 test
Wine has a lag between 0.1 and 10.0 percent on 14 test
Wine has a lag between 10.1 and 20.0 percent on 9 test
Wine has a lag between 20.1 and 50.0 percent on 19 test
Wine has a lag of more than 50.1 percent on 22 test
Wine or XP aborted on 17 test
Di seguito trovate il mio personale pensiero sul trambusto “Windows su MacIntel”, quindi non prendetelo come un tentativo di affermare la vertià assoluta.
Troppo rumore
Per quanto mi riguarda, si fa troppo rumore su quest’argomento.
Da più lati arrivano voci, desideri, speranze e curiosità riguardo alla fatidica domanda: “ma Windows girerà sulle nuove macchine MacIntel?”
Si sa per certo che Apple non ha inserito di proposito nessuna limitazione per far sì che altri sistemi operativi non possano essere installati sul proprio hardware. Infatti, unico interesse di Apple è stato quello di impedire l’installazione del proprio sistema operativo (Mac OS X) su macchine “plebee” (comuni PC).
Non volendo scendere nei dettagli (come il fatto che WinXP non supporta nativamente l’EFI), ci sono dei particolari fondamentali che vengono trascurati.
Il classico Mac-user
Innanzitutto analizziamo il profilo del classico utente Mac:
Adora Mac OS X e non v’è altro sistema superiore
Adora il fervente e ottimo lavoro dei designer Apple
Adora la qualità della componentistica, la qualità dell’assemblaggio della stessa e la capacità di Apple di produrre macchine compatte, “fredde” e silenziose.
Il terzo dettaglio è un dettaglio apprezzato da un utente Mac un po’ meno “medio” del solito; egli preferisce quanto elencato sopra nel terzo punto, all’estrema attualità delle periferiche.
L’utente Mac classico si contraddistigue quindi per una questione di stile. Nessun utente Mac sporcherebbe mai la propria macchina installandovi fisicamente un sistema operativo per lui palesemente inferiore e inoltre questa tipologia di utenti è nel 99,9% completamente soddisfatta tanto da non desiderare affatto “qualcos’altro”.
Il nuovo Mac-user
E’ doveroso, ora che Apple ha effettuato lo switch a Intel, analizzare anche il caso di numerosi potenziali nuovi utenti. Parliamo di tutti quelli che sono spinti al passaggio proprio dalla presenza di chip x86 nelle macchine.
Questi utenti rappresentano coloro che più di tutti gli altri potrebbero aver necessità di applicazioni presenti su altri sistemi (in testa a tutti, Windows).
A questo punto potrebbe sorgere spontaneo affermare: “allora per questi utenti ha senso poter installare Windows!”.
La mia opinione è ancora una volta contrastante, per due motivi essenziali:
Il dual-boot è la cosa più scomoda del mondo. Riavviare la macchina per usare l’uno e l’altro sistema fa perdere la comodità di entrambi i sistemi, nonché rende scocciante l’utilizzo stesso del computer.
L’attuale potenza delle macchine permette di poter eseguire software di virtualizzazione (come VMWare e VirtualPC) o di API-emulation (come Wine, CrossOver Office). Quindi perché mai scegliere il dual-boot? (Io stesso sul PC utilizzo solo Linux; e Wine mi è più che sufficiente per DVDShrink)
Alla luce dei fatti, Wine potrà ora essere facilmente portato su “MacIntel” e Codeweavers stessa ha annunciato un futuro rilascio ufficiale di CrossOver Office per Mac.
Anche Virtual PC for Mac potrà essere commutato in un software di virtualizzazione piuttosto che di emulazione (come era costretto ad essere finora su architettura PPC) e VMWare, che ha sempre affermato di non sviluppare il proprio prodotto per OS X perché il loro target è la virtualizzazione e non l’emulazione, dopo i recenti sviluppi potrebbe cambiare idea in merito.
Per gli smanettoni
E’ chiaro quindi che l’interesse a installare un sistema diverso sui Mac resta solo per gli “smanettoni”, che prendono la cosa come una sfida, non come una questione di utilità personale. E la sfida riguarda l’attuale Windows XP più di tutti, poiché Linux è già pronto e anche Windows Vista dovrebbe supportare l’HW usato da Apple.
Solo Windows?
E’ da scartare del resto l’ipotesi che qualcuno compri una macchina Apple per installarci solo Windows sopra. Quello che attrae di Apple è l’accoppiata tra le sue macchine belle e prestanti e il software elegante e potente che vi gira sopra. Più probabile che utenti radicalmente legati al software libero usino questo hardware per un’installazione Linux only, che tra l’altro è attualmente molto più pronto di Windows ad essere installato sui nuovi MacIntel.
A pochi giorni dal rilascio della patch ufficiale dell’ormai arcifamoso bug relativo al formato WMF e all’engine che si occupa della sua interpretazione, ecco spuntare due nuove vulnerabilità che coinvolgono ancora WMF e compagni.
Cara Microsoft, ti costa tanto, una volta saputo che hai un bel buchetto nel tuo caro sistema, darci un’occhiata un attimino più approfondita?
La risposta è sì: ci vogliono risorse impiegate nella ricerca, nell’analisi. E se impegni risorse, impegni tempo. E se impegni tempo, impegni soldi. E dato che i soldi sei interessata solo a farne (come se non ne avessi abbastanza), ti affidi a chi di informatica nel mondo ne capisce meglio di te. Tanto è gratis. E il Windows carissimo lo vendi pure con 12000 buchi. Brava. Bella filosofia. Se solo arrivassi a capire che fornendo qualità i soldi li faresti ugualmente e magari faresti anche una bella figura.
Qualche giorno prima fa è stato invece rilasciato la versione stabile 2.0 per Windows. Feature “sovrana” di questo aggiornamento è la “video-chiamata”.
Per ora la 2.0 rimane una realtà soltanto per piattaforme Windows, ma OSSBlog ci rassicura sul fatto che anche Linux e Mac vedranno presto la nuova feature tanto attesa da molti utenti.
Intanto non dimentichiamoci che esiste una (a quanto pare valida) alternativa Open Source a Skype: OpenWengo
Chi di voi non ricorda la Commodore?
Qualcuno appena un po’ più vecchio di me ricorderà sicuramente il celeberrimo Vic 20, mentre i miei coetanei ricoderanno in maniera cristallina il diffusissimo Commodore 64 e il meno diffuso fratello maggiore Commodore 128 (del quale io sono stato un fortunato possessore). Dopodiché degna di nota rimane la grandissima Amiga 500 (posseduta anche questa, superaccessoriata) e fratelli maggiori. Dopo fu il silenzio. Il marchio Amiga divenne indipendente e la Commodore sparì quasi nel nulla.
Oggi torna alla rivalsa buttandosi in un mercato sensibilmente distante da quello originario, con la commercializzazione del Combo, un device portatile che fa da lettore mp3, mp4 e navigatore GPS, basato purtroppo su Windows CE.
Per un articolo in italiano sul Combo, visitare GadgetBlog.
Il problema che sta affliggendo i desktop Windows negli ultimi tempi non è un vero e proprio bug, bensì una feature. Il codice nell’immagine viene infatti sfruttato in particolari situazioni, precisamente nella funzione SetAbortProc, invocata da Windows quando c’è la necessità di interrompere un job di stampa durante lo spooling.
Questa “feature” sembra coinvolgere tutte le versioni di Windows a partire dalla lontana release 3.0 del 1990! Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Alla Microsoft un minimo di manutenzione e reingegnerizzazione ogni tanto la potrebbero
pure fare! Fidarsi del codice scritto 16 anni fa è proprio da ottimisti recidivi!
Ci troviamo (anzi, dovrei dire “vi trovate” ) ora al cospetto di una vulnerabilità non indifferente, che conta, a quanto pare, già 70 varianti.
UPDATE del 04/01/2006: date un’occhiata al post sul blog di Attivissimo.
Mi è capitata questa notizia per le mani mentre ne leggevo un’altra e mi ha fatto ritornare in mente la pessima uscita di Linus Torvalds riguardo il consiglio di usare KDE invece di Gnome.
A parte il fatto che Linus non ha la minima autorità per andare a consigliare (specie con quei toni) cosa la gente deve usare sul proprio Desktop, farebbe meglio comunque a starsene zitto sull’argomento Interazione Uomo-Macchina (di seguito abbreviato HCI, da Human-Computer Interaction), perché a quanto pare non l’ha studiato abbastanza bene né quando era all’università né tantomeno ora, che è così tanto impegnato col suo bel kernel.
E’ un esperto di programmazione a basso livello? Gli piace scrivere kernel, drivers e cose simili? E resti nel suo campo. Che poi ci sarebbe tanto da discutere sull’ingegnerizzazione passata del kernel Linux, nonostante negli ultimi anni (2.4 in poi) sia diventato un ottimo kernel (e io ne sono un entusiasta utilizzatore, precisiamo).
L’HCI è una materia abbastanza complessa, al contrario della credenza di molti. C’è gente che ci ha passato la vita, come il grande Jef Raskin, a studiare certe cose. Quindi se Linus caccia fuori la testa dal kernel e spara per un attimo sentenze sull’usabilità e la qualità dei desktop, sarebbe il caso di ignorarlo. Purtroppo c’è chi guarda Linus come a una divinità e crede a tutto quello che dice.
Per quanto mi riguarda e per quanto ho studiato, Linus ha un torto marcio. Consiglio al celebre hacker finlandese di darsi una bella lettura e rilettura di (almeno) The Human Interface (Interfacce a misura d’uomo, in Italia) prima di aprire di nuovo bocca sull’argomento.
Se vogliamo fare uno scontro tra gli attuali Gnome e KDE, possiamo farne uno semplice, basandoci su due metri di giudizio semplici:
la qualità e la potenza delle librerie su cui si basano i due Desktop Enviroment
l’usabilità degli stessi
Volendo fare un analisi veloce (a farne una approfondita uscirebbero tante di quelle pagine da poterci scrivere un libro), possiamo affermare che il framework QT4 è tecnologicamente più all’avanguardia rispetto alle GTK2.x, anche se quest’ultime hanno guadagnato molti punti con la recente fusione con Cairo.
Per quanto riguarda invece l’usabilità e la facilità di apprendimento dell’interfaccia utente, KDE perde disperatamente.
Per fare un esempio, c’è il Centro di Controllo di KDE (ultima versione che ho visto è la 3.4) che ancora devo capire chi ubriacone l’ha pensato. Le cose le trovi dove meno te le aspetti e sopratutto i panelli sono pieni di combo/check box ammassati.
Insomma. KDE ha una GUI abbastanza difficile da apprendere, praticamente come quella di Windows. E colgo l’occasione per dire alla gente che l’interfaccia di Windows è un mezzo aborto. E’ solo talmente diffuso che la gente a furia di usarlo e vederlo ovunque vi si abitua. Questo non implica, però, che si tratti di una GUI efficiente. Immagino che ci sarebbero delle grasse risate da farsi nell’analisi GOMS delle interfacce di Windows e KDE.
Pare proprio che il tempo in cui gli utenti Linux invidiavano ai sistemi proprietari (come Mac OS X e Windows) l’estremo ‘appeal’ grafico (beh in Windows questo appeal lo riscontriamo solo in Vista – diciamo pure che XP è brutto assai) stia per terminare presto.
E’ da tempo infatti che è in cantiere il progetto XGL, un server X che poggia le sue basi sulle OpenGL.
Attualmente la Novell ha portato l’attuale codice CVS a porte chiuse e ha deciso di pagare un gruppo di sviluppatori per accelerare lo sviluppo di questo XServer. Successivamente rilascerà il sorgente del prodotto. Non volendo entrare nel merito della correttezza della mossa di Novell, possiamo almeno apprezzare i risultati finora ottenuti, che sembrano davvero non invidiare niente ai moderni sistemi grafici della ‘concorrenza’.
Gli unici screenshot disponibili per ora li ha agguantati LinuxEdge.