Ma cosa abbiamo fatto?
- 14 Set '08
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I’d like to share a revelation that I’ve had…during my time here. It came to me when I tried to classify your species. I realized that you’re not actually mammals. Every mammal on this planet…instinctively develops a natural equilibrium with the surrounding environment. But you humans do not. You move to an area and you multiply and multiply until every natural resource is
consumed. And the only way you can survive is to spread to another area. There is another organism on this planet that follows the same pattern. Do you know what it is? A virus. Human beings are a disease. A cancer of this planet.
Queste parole pronunciava l’agente Smith a Morpheus, per asserire un concetto chiaro a chiunque disponga della facoltà di un pensiero attento: la razza umana ha un comportamento assimilabile a quello dei virus, poiché per sopravvivere distrugge e consuma anziché adattarsi come fanno gli altri mammiferi.
Di tanto in tanto ritorno su questo tema, ma spesso mi ritrovo a domandarmi: Che razza di mondo abbiamo creato? Un mondo ormai allo stremo delle risorse e dove si fa fatica a tenere il conto delle guerre in atto. Un mondo dove siamo costretti ad affannarci e a
tessere un benessere frenetico che ti porta ad essere un messere nevrastenico con crisi di panico [cit. Caparezza, Torna Catalessi, Habemus Capa]
Un mondo in cui la società globale ha invertito ogni concetto di valore, ha sovvertito i principi, ha cambiato il significato di felicità, ha modificato le nostre vite in processi produttivi e di consumo, ha plagiato le nostre menti con falsi miti e ancor più false priorità, inducendoci in rinunce che erroneamente non riteniamo tali.
Un mondo in cui non sei veramente libero.
Un mondo dove paesi come Russia, Cina, Korea, Iran, e altri si affannano tra sfruttamento, distruzione del pianeta, corsa alle armi nucleare, odio. Un mondo dove un candidato alla vice-presidenza degli USA afferma pubblicamente che se la Russia continuerà per la sua strada, interverrà (in guerra). Un’affermazione che nasconde un alone da fine del mondo. E non lo fa nemmeno tanto bene.
Ma mi rendo conto che usare “mondo” come soggetto è impreciso. È giusto dire “società”. Una società globale che mi fa paura. Ma non gli darò la soddisfazione di rovinare il mio di mondo.


(votanti: 2, voto medio: 4.5 su un massimo di 5 )
Condivido quasi al 90%, pero’ voglio anche sottolineare che questa “corsa alla produttivita’” e’ anche la chiave del progresso scientifico e tecnologico.
Il primo e’ sempre di indubbio valore, ovviamente. Ed e’ fatto spesso di uomini che si “scassano” e “corrono” per essere i primi, i piu’ grandi, i migliori. Prendi l’esempio recentissimo dell’LHC: un esperimento Europeo che, mettendolo nel culo all’America, portera’ anche un gigantesco salto in avanti dal punto di vista della conoscenza.
Il secondo… e’ una questione di applicazione. Spesso e’ grande, come il fatto che io e te possiamo girare per le nostre case con il nostro portatile e rimanere connessi con il mondo intero. Ma, sai bene che ci sono applicazioni orrende.
Quindi, il mio 10% di disaccordo e’: che non e’ tutta merda quella che puzza
.
Hai perfettamente ragione.
@Detro: lungi da me rinnegare ciò che sono, ma è pur vero che poche volte ci soffermiamo a pensare agli effetti collaterali di quello che noi chiamiamo progresso. Progresso, nell’origine del termine, vuole “andare avanti”, nel senso di migliorare. E siamo sicuri, oggi, di vivere in un modo migliore? È quesito tra il filosofico e il pragmatico. L’unica cosa innegabile è il progresso scientifico, intenso come l’aumento della conoscenza. Tutto il resto acquista sfumature a tratti inquietanti.
Un esempio che mi piace fare ultimamente è quello legato ai medicinali, recentemente appreso. Grazie (anche) ai medicinali l’uomo ha potuto allungare la durata media della vita. Ma allo stesso tempo ha allungato il tempo impiegato dal ciclo delle acque per ri-bilanciare la scorta di acqua veramente potabile. Questo perché il corpo umano non assorbe tutto, e ne scarta una parte. Questa parte va a contaminare le acque che a questo punto impiegano più tempo per “rimettersi in sesto”. Affianca a questo centinaia di migliaia di altre questioni assimilabili e si capisce che quello che noi chiamiamo progresso ha di fatti intaccato irrimediabilmente (per quelli che sono i tempi della vita umana) l’habitat dell’uomo.
E poi il progresso non deve essere necessariamente frenetico. E difatti nel passato non era così. Così lo è diventato quando progresso scientifico ha iniziato a significare predominio, soldi, potere.
@Nemo: Sono d’accordo. Ma forse un fattore importante della “frenesia” e’ che, grazie al progresso stesso, i tempi della comunicaizione tra le menti si e’ ridotto drasticamente.
La frenesia mancava anche perche’ “ci volevano giorni” (se non settimane) per condividerla.
Ora scopri/inventi/cachi qualcosa e in 10 minuti lo sa uno che sta sul cesso in Sud Africa con il suo NetBook.
Capisci cosa intendo?
La frenesia, insomma, si e’ generata, in parte, da sola con il progresso stesso.
Abbiamo inserito “nel target” lo scambio di informazione ed i suoi “problemi e colli di bottiglia” e l’abbiamo evoluto, migliorato, corretto. Il risultato ha portato, come dici tu, a questa frenesia continua.
Sai, a volte ci penso che potrei accocchiare tipo 10.000 pound, prendere l’aereo per cuba, e aprirmi un bar sulla spiaggia. Sarebbe fattibilissimo (ora che ho anche un “contatto”
). Ma… quanto tempo ci metterei a rompermi il cazzo?
Bho’… forse ormai io sono assorbito dal circolo vizioso, e non vedo l’ora di farlo girare ancora piu’ vorticosamente di mio…
Non è nemmeno una questione di smettere di fare quello che si fa, probabilmente pure io mi romperei il cazzo. Ma farlo diversamente, tutto qui. Il ritmo a cui viaggia la società oggigiorno non è umano, perciò la gente sta sempre tutta esaurita, stressata, nervosa, per motivi che nemmeno sa. È colpa del ritmo. Un ritmo troppo non “naturale”.